EL VIAJE (prima parte)
L’idea di un viaggio così lungo non poteva nascere per gioco, tanto meno per caso.
Era tempo che in testa si combinavano immagini del sud america assorbite dall’informazione che mi raggiungeva e quelle che i sogni dei miei pellegrinaggi mi mettevano davanti per dar forza alle mie intenzioni e far loro apprendere un linguaggio concreto e realizzativo.
Ho cominciato subito a crederci e a supporre che tante ore di riflessione solitaria, tante letture, tanti sforzi fossero un’ottima ragione per meritare la vita dei sogni..
. (continua)


EL VIAJE (seconda parte)
La spina dorsale della carretera sur americana doveva passare per tratturi andini capaci di condurci da una valle all’altra, a paesetti in valli dimentiche e abbandonate dal mondo parlante. Piccoli centri contadini a metà fra l’oasi desertica e le colture intensive delle genti montanare. Fazzoletti di lavoro agricolo persi alle pendici di vulcani rossi di ossidi ferrosi, gialli di zolfo e azzurri di rame a cielo aperto.
Così è San Pedro, alle pendici del Volcan Lincacabur e al confine con il deserto alto di Atacama! (...continua)


AMAZZONIA (prima parte)
Piove ogni pomeriggio verso le 5 e mezza. Per fortuna così ci si può buttar via di dosso l’umido soffocante del caldo di Iquitos. Abbiamo conosciuto Elio Navarro, un Indios che ci ha portato in foresta per alcuni giorni presso una famiglia che vive, genitori e cinque figli, su una palafitta lungo l’affluente secondario al Rio Amazonas, Rio Yanayaco.
Una capanna modesta dove spartire tutto, dove dormire insieme e osservare con discrezione la vita “diversa”. Ho montato la zanzariera e con il buio sono scivolato nel sonno. Ero ubriaco di manioca fermentata che avevamo bevuto all’arrivo...
(continua)


AMAZZONIA (seconda parte)
Il primo traghetto per Leticia mi fa attendere due giorni ancora in Perù e mezza giornata alla guarnicion militar di confine, Pijuayal, per le squallide formalità  doganali. Mi sono riposato due giorni a Leticia in Colombia. Coloratissima e viva località di vacanza: il Rio Amazonas qui è come il mare, è una riviera balneare. Poi la città gode della ricchezza del narcotraffico con sfacciataggine. Qui non si mastica più la povera hoja de coca dei contadini andini, qui ormai la pianta della coca ha subìto i miracolosi processi di raffinazione... (continua)


SAMOA, CUORE D'OCEANIA E DEL PACIFICO
Era cominciato il viaggio dagli oblò dell’aereo con i ghiacci alla deriva sul mare artico dell’isola di Baffin.
Sorvolando l’ultimo lembo di terra canadese che bacia la banchisa glaciale l’immaginazione era stata colta di sorpresa:  le creazioni della fantasia vivevano in un girotondo attorno a palmeti, frutti equatoriali, impenetrabili foreste e capanne primitive. Là sotto invece, il ghiaccio!
... (continua)
Il turismo di frontiera è il nome adulto del “gioco della frontiera”.
È il modo più spontaneo col quale si può passeggiare fra le righe di questo mondo e sfogliarne le geografie, leggerne le storie. Con gli scarponi da montagna o in punta di piedi, a voce alta o in silenzio. L’importante è uscire di casa con gli occhi aperti e prima di aver fatto merenda. Bisogna aver fame…

Il gioco della frontiera

Inizia con le paratie del lettino quando, a tua insaputa, sei un neonato.
Continua con la soglia delle finestre di casa che ti aprono il passo ad un terrazzo dai mille orizzonti.
Talvolta l’orizzonte si arena alle finestre del palazzo di fronte… la cosa non è soddisfacente e fra l’imbronciato e l’indifferente ti ritiri in casa o abbassi gli occhi, ti siedi e cominci a giocare sul pavimento del balcone.
In realtà stai pensando che anche dietro al palazzo di fronte deve esserci il cielo come lassù in alto. Che altre spiegazioni potrebbero esserci altrimenti?
Rientri in casa. Da quel momento il portone d’ingresso è una costante presenza nella tua mente. Oltre questo immagini il pianerottolo, la rampa delle scale, il cortile, il marciapiede, le strade…tutte frontiere da varcare!
E ancora non basta perché li superi sempre accompagnato da un adulto che ti porta a fare la spesa, ti accompagna a scuola, qualche volta ti regala una passeggiata (…a me in realtà, ne sono state regalate moltissime da sempre!).  
Già scalpiti per avventurarti da solo.
Ogni volta che esci, che rientri, hai una spiegazione in più di cosa ci sia dietro al palazzo davanti al balcone. Si arricchisce di particolari ogni visione che hai davanti agli occhi, esplode l’immaginario dei pensieri. Divieni consapevole e, non più a tua insaputa, cresci.
L’ esperienza segna la frontiera, significa essere a conoscenza di qualcosa in qualche luogo. La frontiera è il valore quantificabile della tua espansione, di tutto ciò che hai messo dinnanzi agli occhi e che, alla fine di un processo tutto interiore, sei riuscito perfino a “vedere”.
Quando ti innamori del gioco di spostare quella frontiera sempre un pezzettino in avanti, di sacrificarti per aggiungere un senso in più a quello che già ogni mattino ti solletica il cervello, allora ti sei innamorato del gioco di crescere. L’unico gioco che non può mai aver fine perché se c’è un qualcosa che non ha collocazione definitiva è proprio la Frontiera, quella con la “F” maiuscola da cui è possibile scorgere ogni tipo di orizzonte.


Simone Chiusaroli
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