Richiesto anche l'ingresso nella rete europea dei geoparchi per tutte le aree protette del Viterbese (siti Rete Natura 2000 e geositi).

A presentare le due proposte la Provincia, in collaborazione con la Regione Lazio e l’Università degli studi della Tuscia. Nella sala conferenze di Palazzo Gentili a discuterne c’erano il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli, l’assessore provinciale all’Ambiente, Tolmino Piazzai, e il suo omologo regionale, Filiberto Zaratti, il rettore dell’ateneo viterbese, Marco Mancini, membro della commissione nazionale dell’Unesco.

“Un lavoro importante – lo definisce Mazzoli – per la rilevanza della proposta in riferimento al futuro della Tuscia, ma anche per la stretta collaborazione che si è instaurata con Università e Regione. Sappiamo che quella intrapresa è una sfida per il nostro territorio. Ma una sfida che riteniamo essere necessaria. Dopo aver in questi anni avviato un lavoro che vede Provincia ed enti locali in prima linea per la difesa del patrimonio ambientale e culturale, abbiamo ritenuto fosse giunto il momento di fare un salto di qualità. Il nostro obiettivo è creare le basi per una prospettiva di sviluppo legata all’identità del territorio, mettendolo nelle condizioni di far parte dei più grandi circuiti internazionali”.

“Ottenere quei riconoscimenti – prosegue il presidente della Provincia – significherebbe non certo risolvere tutti i problemi della Tuscia, ma ci consentirebbe di affrontarli meglio, salvaguardando il territorio, ma garantendo anche uno sviluppo economico sostenibile. Questo crediamo sia il compito di una classe dirigente che guarda al di là della quotidianità, ponendosi obiettivi ambiziosi. Una sfida che avrà gambe se riuscirà anche a coinvolgere i soggetti privati: l’ambiente, la cultura, la difesa del patrimonio sono le basi per la valorizzazione turistica, che può diventare l’elemento più rilevante dell’economia del territorio”.

“Con questo progetto – spiega Piazzai – ho voluto dare seguito all’impegno già preso in sede di commissione Ambiente. La candidatura per i Vulsini, quindi per l’area del lago di Bolsena e la caldera di Latera, e per i calanchi a entrare nella lista dei siti patrimonio dell’umanità presuppone l’eccezionale valore universale di questi luoghi. Un valore riconosciuto grazie alla ricerca condotta con l’Università della Tuscia, che ha evidenziato le peculiarità del nostro patrimonio geologico. Entrare invece nella rete europea dei geoparchi, per i nostri parchi e aree protette significherebbe metterli a sistema, sia sotto il profilo della tutela e della salvaguardia ambientale, sia come valorizzazione della biodiversità e del turismo”.

Ma cos’è un geoparco? Si tratta di un territorio a contenuto geologico notevole, che oltre a garantire la conservazione dell’ambiente, deve fornire uno sviluppo socio-economico sostenibile. Un percorso che la Provincia sa non essere semplice. “Siamo consapevoli – conclude l’assessore all’Ambiente – che non sarà un cammino facile né breve, ma vogliamo lanciare questa sfida per aumentare la qualità della vita nel nostro territorio”.

Parole di apprezzamento anche dal rettore e dall’assessore Zaratti. “Si tratta – afferma Mancini – di un’idea che va al di là della singolarità dell’evento, perché rafforza l’identità del territorio. Un’idea difficile: la concorrenza per inserirsi all’interno dei siti Unesco è molto dura, ma l’impegno unitario di Provincia e Università ci fa guardare al futuro con una dose di ottimismo”. Quindi, la parola all’assessore regionale. “Confermo – dichiara Zaratti - l’adesione convinta della Regione a questa doppia candidatura, perché sottintende una visione di sviluppo che condividiamo pienamente: il futuro si progetta a partire dalla riscoperta delle risorse di un territorio”.

Come ha poi spiegato il coordinatore del progetto, Rossana Giannarini, molte sono le peculiarità della Tuscia. Innanzitutto, il paesaggio attuale è originato da fenomeni geologici avvenuti nel lasso di tempo compreso tra 1.350.000 anni fa e 50.000 anni fa, e possiede un’integrità territoriale rara, grazie anche alla presenza di otto riserve naturali protette e 65 siti tra Sic (sito di interesse comunitario), Zps (zona a protezione speciale), Sin (sito di interesse nazionale) e Sir (sito di interesse regionale). Il criterio che meglio rappresenta la Tuscia e su cui si punta per il doppio riconoscimento consiste nell’essere un esempio rappresentativo dei grandi stadi della terra.

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