Credo
di poter individuare nella tradizionale iper-produttività
legislativa italiana, cui corrisponde una altrettanto tradizionale
tendenza alla non osservanza delle leggi in vigore, una delle più
marcate cause di scarso progresso nella tutela dei diritti delle
donne.
Dunque
non è tanto la mancanza di leggi a tutela e a protezione di questi
diritti che dobbiamo denunciare, quanto una frustrante e costante
tendenza a disattenderne il contenuto.
Ad
esempio molti casi di denuncia di stalking alle forze dell’ordine
restano fondamentalmente privi delle conseguenti e adeguate misure
protettive, con epiloghi spesso tragici per coloro che hanno avuto il
coraggio di denunciare. Questo fenomeno, se da un lato dovrà
indurre il Parlamento italiano a considerare la produzione di
provvedimenti più stringenti sulle misure cautelari da adottare in
seguito alle denunce di stalking, dovrebbe però, innanzitutto,
indurre le Istituzioni tutte, a farsi promotrici di una cultura dei
diritti delle donne che aiuti l’intero contesto sociale a divenire
sostanzialmente rispettoso e protettivo nei confronti di donne
vittime di violenza. In questa direzione dovrebbe andare anche la
promozione di una rete di sostegno che parta dalle donne verso le
donne entro le famiglie, per poi estendersi alla promozione e
sostegno delle associazioni e dei gruppi di tutela di tali diritti.
(Esemplare il recente caso della donna afgana uccisa dal marito. La
donna si era rivolta alle forze dell’ordine per segnalare la
pericolosità dell’uomo, ma non ha avuto alcuna protezione, infatti
è stata poi uccisa dal marito, mentre la figlia è rimasta
gravemente ferita per i colpi inferti dal fratello). Questo caso di
violenza entro una etnia che prevede un controllo totale sulla vita
delle donne (il matrimonio è deciso e organizzato dal padre in
Afganistan) è un tipico esempio di come la richiesta di diritti da
parte delle donne immigrate comporti un aumento di richieste di
tutela e di aiuto verso le nostre Forze di polizia o verso i centri
di sostegno. E’ evidente che questo comporta la necessità di
adeguare i centri di antiviolenza con uso di mediatori culturali,
nonché l’esigenza di sviluppare politiche che facilitino una
migliore integrazione nel tessuto sociale delle cittadine immigrate
allo scopo di sostenere le loro crescenti richieste di diritti e di
tutela.
Riguardo
alla
differenza di applicazione della Legge anti stalking tra nord e
sud sembra non ci siano differenze sostanziali nel numero di denunce:
aumentate sia a nord che a sud del 25% nell’ultimo anno (dati del
Ministero delle pari opportunità)
E se questo dato sarà
confermato nel tempo non si può non sottolineare il comportamento
particolarmente coraggioso delle donne del sud, le quali denunciano
nonostante un contesto sociale molto più pericoloso: la presenza
delle organizzazioni criminali che usualmente utilizzano messaggi
intimidatori, sino all’uccisione delle donne che osano denunciare
casi di violenza, vedi il recente caso di omicidio di Teresa
Buonocore a Napoli); o il fatto che a sud di
Roma non esistono Case di accoglienza per donne vittima di violenza.
Quindi se in generale è
difficile segnalare e denunciare casi di molestia maturati entro le
mura domestiche (questo potrebbe essere il caso del recente omicidio
di Sarah Scazzi) diventa un atto davvero eroico dove la rete di
centri di sostegno alle donne è del tutto assente.
Perché
votare una donna se dice le stesse cose di un uomo? Quanto è importante
la diversificazione del linguaggio politico di una candidata donna
rispetto ad un uomo, ammesso che ciò lo sia?
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