Tarquinia, ultime news Italia Nostra - Un
forte "legame" d'inutilità unisce l'autostrada Devasta-Maremma e
il porto turistico progettato alla foce del Marta. Il concessionario
della A12 non riesce a trovare i "piccioli" per costruirla. I
pochi pedaggi previsti non bastano alle banche a garanzia del debito
e lo stato soldi non ne ha. Le banche in più sanno che l'Alto Lazio
smaschera sempre i ladri di salute, i distruttori di terre fertili, i
deturpatori di paesaggi.
Emblematiche
le vicende dell'Osservatorio Ambientale, del cementificio, delle
centrale di Torre Sud e le tante denunce contro la centrale di Torre
Nord, che non rispetta i limiti fissati dall'Europa e ci inquina.
All'autostrada
vi è un' unica vera alternativa: la messa in sicurezza dell'Aurelia,
da vent'anni lasciata a due corsie a sud di Tarquinia e a Capalbio,
in tutto una ventina di chilometri, trappola a volte mortale per gli
automobilisti.
Riassumendo:
le banche non rischiano e l'autostrada alla fine non si farà, come
ormai è quasi certo, ma intanto l'Aurelia resta pericolosa. E qui
c'è l'analogia con il porto turistico alla foce del Marta,
progettato per un sito reso pericolosissimo dai nuovi argini del
fiume, che l'hanno chiuso in una buca, dove scorre un fiume
maldestro, con un bacino imbrifero di 1100 kmq. capace di generare
esondazioni devastanti.
Nessun
tecnico regionale potrebbe avallare un porto destinato a soccombere
sotto il fango perché, senza interventi che modifichino l'attuale
assetto idraulico del corso d'acqua, non potrebbe resistere ad un
evento eccezionale (in gergo tecnico "un tempo di ritorno di 200
anni2) qualora il mare impedisse il deflusso della piena.
Dal
sito dei promoter
del porto sembra di capire che un qualche assenso c'è. Allora
occorre capire con un accesso agli atti che cosa è successo alla
regione Lazio.
Resta
il fatto che la cosa sconvolgente non è il tentativo del
proprietario di aumentare il valore dei propri terreni di almeno
15-20 volte, quanto l'intensa e fervida attività amministrativa di
maggioranze e opposizioni, che perdono tempo ad occuparsi delle opere
inutili destinate a naufragare miseramente e non hanno poi il tempo
di occuparsi dei veri problemi del territorio, dell'agricoltura e del
turismo soprattutto.
Quasi
tutti si dichiarano sviluppisti ma in effetti sono facilitatori
d'affari, che ogni volta che devono crearsi un alibi, per aver alzato
la mano e detto si alla distruzione di un altro prezioso fondo
agricolo, ripetono stancamente che porterà lavoro e occupazione ma
ormai tutti sanno che non è vero.
Per
quale pro
non si sa, sta il fatto che di coraggio i più ne dimostrano ben
poco.
Tornando
al porto giova ricordare che la regione Lazio, una decina d'anni fa,
valutò in autonomia quale tipo di struttura fosse adatta per
Tarquinia e si pronunciò per un "approdo". La differenza
fondamentale è che un porto è profondo 4 metri ed è pensato per
grandi barche mentre un approdo è profondo 2 metri ed è quello che
servirebbe per le barche da diporto che riempiono i rimessaggi di
Tarquinia ma a nessuno stanno a cuore i diportisti di Tarquinia, a
cui queste cose non vengono spiegate.
Il
fiume Marta in tutto questo viene maltrattato, ridotto a fogna e
canale, cementificato e snaturalizzato. Di tutto questo si è parlato, nel Convegno "Paesaggi
Sensibili" che si è tenuto sabato 4 dicembre presso la Sala Conferenze del Monastero
delle Benedettine a Tarquinia
per iniziativa di Italia Nostra Lazio-Toscana.
Movimento no-coke Alto Lazio