Durante questi ultimi mesi, chi vive nei dintorni del lago di Vico ha appreso la notizia della presenza di inquinanti nelle acque del bacino. Le fonti divulgatrici sono state molteplici: associazioni di cittadini e ambientaliste, organi di controllo regionali e provinciali, giornali e telegiornali locali. Vari abitanti dei paesi del lago non hanno accolto queste affermazioni senza stupore, con affermazioni del tipo: “si sapeva”; mentre le amministrazioni comunali, prese forse dalla paura di accuse di colpevolezza, cercavano di minimizzare il problema. Il fatto grave è che i Più hanno accolto con eccessiva indifferenza o con silenzioso ed introverso disappunto una faccenda che li riguarda da vicino.


Le risorse idriche sono un bene comune perché da esse dipende la vita della collettività stessa e come tali andrebbero difese. Abbiamo imparato fin dalle scuole elementari che gli insediamenti umani si sono sviluppati là dove c’era acqua: a titolo di esempio basti pensare che Ronciglione ha conosciuto prosperità grazie al Rio Vicano che alimentava ferriere e cartiere.

Oggi vale la stessa regola: se l’acqua che esce dai rubinetti di un paese non è potabile, le famiglie sono costrette ad acquistarla in bottiglia sia per bere che per cucinare i cibi, con ovvio dispendio economico. Se per i privati cittadini questo rappresenta un onere maggiore, per alcune categorie commerciali, come ristoranti, bar e forni, rispettare un’ordinanza di non potabilità significherebbe la chiusura quasi certa, a meno che l’amministrazione locale non organizzi un approvvigionamento d’emergenza per mezzo di autobotti,  a danno delle casse comunali.

L’acqua, dalle nostre parti, non è solo un fluido che fuoriesce ogni volta che si apre un rubinetto, ma un elemento caratterizzante un sistema complesso chiamato lago. Da esso dipendono economie interdipendenti: pesca e turismo. Le specie ittiche del Lago di Vico vengono consumate in gran parte dai ristoranti che si affacciano sul bacino; a questo punto occorre sottolineare che l’ecosistema in questione risulta molto delicato a causa delle dimensioni contenute dell’area, per cui le attività antropiche possono accelerare considerevolmente il processo di eutrofizzazione, che in poche parole significa la fine della fauna ittica per mancanza di ossigeno ed eccessiva prolificazione delle alghe.

Niente pesce, molte alghe e difficoltà di balneazione, se non l’assoluto divieto a causa della condizione di degrado delle acque: non occorre aggiungere parole sulle conseguenze vista la scarsa affluenza di persone sulle spiagge che gli operatori del settore hanno potuto constatare durante il periodo, benché breve, del divieto di balneazione di agosto.

Fin qui si sono descritte, in modo sommario ed incompleto, le conseguenze pratiche della mancata gestione di un bene comune fondamentale per la nostra piccola comunità. Ma è solo questo che stiamo perdendo?

La risposta è no, per quanto mi riguarda, e sono convinto che riguardi molte altre persone, perché il Lago è un mio compagno fin dall’infanzia non solo un luogo, non solo una risorsa.

Ho imparato a nuotare, sostenuto dalle sue calme acque, durante le lezioni estive del Professor Fabbri quando ancora la piscina comunale non era in funzione, è per questo che riesco a muovermi con disinvoltura dove il piede non riesce a toccare il fondo ed apprezzare il piacere di scivolare sull’acqua con movimenti fluidi. Non sono il solo ad aver avuto questa esperienza con me c’erano molti altri bambini di allora che dovrebbero sentire il bisogno di difendere il Lago.

Passati alcuni anni, poco meno che adolescente, mi ritrovavo con i compagni di giochi sulle stesse rive perché vogliosi di cimentarsi con la pesca, così ho visto e conosciuto le molteplici forme di vita di cui è ricco: si pescavano da riva i piccoli pesci che vivono fra le cannucce, si catturavano i gamberetti con i retini per farne delle esche, si stava in acqua fino a lessarsi i piedi e sotto il sole finché le spalle non bruciavano, ma tutto ciò era piacevole perchè ci si sentiva in simbiosi con un insieme di organismi viventi in delicato equilibrio. Non ero il solo a passare così piacevolmente le giornate ed i miei vecchi compagni dovrebbero unire la loro voce alla mia.

Più tardi il Lago ha permesso di cimentarmi con le prime esperienze lavorative, grazie ad uno degli stabilimenti che le sue rive ospita: senza i suoi panorami, senza le sue acque che permettono di ristorarsi dalla calura estiva, questo non sarebbe stato possibile. Di quel periodo ricordo la fatica ma anche le risate, le nuove amicizie e la soddisfazione di guadagnare qualche soldo: anche allora non ero solo.  

Pressappoco lo stesso periodo, fra amici, organizzavamo falò sulle sue sponde, con le chitarre che ci accompagnavano, gli scherzi, le salsicce arrostite su spiedi improvvisati ed i bagni notturni; il tutto immerso in una cornice incantata in cui la luna spesso disegnava sull’acqua una freccia dorata diretta verso di noi.

Ancora oggi il Lago è per me un luogo dove ristorare l’anima dalle rumorose invadenze che il vivere quotidiano ci costringe a sopportare, come se le sue acque quiete ed i panorami, cangianti con le stagioni, possedessero un potere curativo: sarò il solo a giovarne?

Non posso rispondere, ma so che a tutto ciò che ho descritto sono indissolubilmente legato, mi appartiene così come appartiene, in questi ed altri modi, alla comunità intera.

Per cui difendiamo il nostro Lago, il Lago di ognuno.

Valerio Frascarelli
COMITATO PROVINCIALE
AICS AMBIENTE VITERBO                                                                                                                     

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