La continua ricerca di cose nuove che potessero modificare il pensiero e trasformare le mie vecchie convinzioni mi ha spinto a viaggiare con il corpo tra paesi e nazioni e con la mente soffermandomi ed approfondendo tutto ciò che all’occhio umano potesse apparire normale e parziale. Ho voluto andare oltre la superficialità.
Scoprire, imparare, trasformare!!! Il sogno di ogni essere umano.

La cosa che più di altre mi ha sempre affascinato fin dall’attimo in cui ho conosciuto questo mondo è…, “come fa un frutto cosi nobile che è l’uva a trasformarsi in quello che da sempre ha accompagnato la storia di tutti noi?” Il Vino!!!
Sorrido al pensiero di quando un tempo si aspettava con ansia il momento in cui si sarebbe aperto il rubinetto di quella  piccola botte in rovere. Era emozionante.

La lunga attesa dopo la vendemmia ed il lavoro fatto in cantina avrebbero avuto un senso, avrebbe dato i suoi frutti. Da li a poco dopo avremmo visto e degustato il risultato degli sforzi di ognuno di noi. Le domande erano sempre le stesse, che vino avremo, sarà buono? Sarà bianco o rosso?!
L’istante in cui il mosto pigiato veniva versato nella botte era per me un momento magico e la fantasia mi portava a pensare cosa potesse accadere all’interno di essa.

CantinaEra un mistero a cui non riuscivo a dare una soluzione…tanti pensieri, ma nulla di definito. Il buio…il nulla!!!

Il tempo di avere delle risposte è arrivato, la conoscenza e la curiosità di scoprire tutto quello che un tempo mi sembrava solo magico e misterioso mi darà quello che ho sempre voluto. Trasformare i miei pensieri.

Ahimè!!! Quante false convinzioni. Avevo sempre pensato che il colore del vino fosse influenzato dalla prevalenza di una tipologia di un’uva rispetto ad un’altra, a bacca nera o a bacca bianca, o addirirttura che potesse essere ottenuto semplicemente mescolando i due mosti ottenuti dalle due varietà di uva. Nulla di tutto questo.

E’ stata una sorpresa sapere che il colore viene stabilito in anticipo, addirittura prima di mettere il mosto nelle botti. La quantità di tempo in cui il mosto viene lasciato a contatto con gli acini pigiati ci da il nostro bel colore. Ebbene si, subito dopo la pigiatura si decide quanti giorni lasciare che il mosto rimanga a contatto con gli acini ormai privi di quel succo delizioso e dolcissimo, lasciando che la loro unione trasferisca il colore al mosto. Chi avrebbe immaginato che da un’uva a bacca nera si pottese ottenere dell’ottimo vino bianco? Sarebbe stato difficile, prima di allora, pensare che il vino più amato da tutti, il vino con le bollicine, lo champagne, avesse come base anche un uva a bacca nera.
Un’immagine irrompe nella mia mente, sembra quasi una fotografia per quanto è nitida… “mio nonno dopo aver spremuto le sue uve sta per versare il mosto direttamente nella botte” come vorrei essere li e sussurrare con delicatezza ad un orecchio che il mancato contatto con le bucce stava per compromettere il risultato del suo enorme e faticoso lavoro di un’anno intero. Ma non finisce qui. Ho scoperto che in quei momenti, avviene un’altra cosa che definirei meravigliosa. Il loro contatto  permette al mosto di arricchirsi di tutto quello che le bucce possono dare oltre al colore, ne prende la forza, la vita, creando la struttura che lo porterà lontano nel tempo.

La fantasia degli occhi di un bambino che sognava di entrare in quella botte per scoprire il fantastico mondo che era più grande di lui si è trasformata in conoscenza che lo ha reso grande.
Ora il bambino è divenuto uomo!

Nicola Bressi

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