Il Gaslighting è un insieme di comportamenti subdoli, agiti dal manipolatore (gaslighter), nei confronti di una persona per confonderla, farla sentire in colpa, farle perdere la fiducia in se stessa, farla sentire sbagliata, renderla dipendente, fino a farla dubitare della sua sanità mentale. Il contesto può essere quello di coppia, familiare, amicale e lavorativo.

Il termine Rischio Morale, è mutuato dalle scienze economiche per meglio definire il contratto che regola sin dalla stipula – nascita o adozione – il bambino e i genitori o comunque chi si prende cura di lui, la relazione primaria che guiderà per tutta la vita i comportamenti e le relazioni del figlio, l’educazione. Tale contratto, prevede almeno un delegato (genitore o chi si prende cura di lui), il bene, inteso come l’appagamento dei bisogni, il dispensare sicurezza ed impartire l’educazione e, almeno un delegante (figlio) che è sottoposto al contratto, ai deleganti ed alle clausole fissate.

L’esercizio di potere esercitato da uno o entrambi i delegati – potere a volte autorevole, a volte  autoritario – può deviare, molto più frequentemente di quanto si possa immaginare, del tutto dal contratto, quindi non tutelare gli interessi (il bene) del delegante (figlio), contando nell’impossibilità, da parte del figlio, di verificare la presenza di dolo o negligenza. Una deviazione fuori dai canoni della violenza fisica o sessuale, quindi non dimostrabile e attualmente non denunciabile, agita da chi si prende cura del figlio, la forma più subdola di tutte: la violenza psicologica.

I delegati con atteggiamenti scanditi dalle c.d. frasi o parole killer, strategie manipolative che mostrano in apparenza un interesse genuino, finalizzate in realtà a mascherare la generazione dei sensi di colpa, la riduzione dell’autostima, dell’assertività e della fiducia in se stesso e nell’altro, la trasmissione di un’insicurezza nelle relazioni e della dipendenza affettiva. Modelli che guideranno la vita del figlio, le presenti e future relazioni interpersonali e, non per ultimo, il suo essere genitore. Siffatti modelli educativi sono spesso agiti in nome e per conto dell’amore, la stessa tipologia di amore che forse i genitori stessi hanno ricevuto e in modo forse involontario trasmettono come un valore positivo.


Il manuale edito dall’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia “Rischio morale: amore, un gioco pericoloso” (autori: Massimo Lattanzi, psicologo-psicoterapeuta, coordinatore Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia,  Tiziana Calzone, psicologo-psicoterapeuta, socio-fondatore AIPC, Elia Cursaro, consulente legale e mediatore familiare, coordinatore ufficio legale AIPC) prospetta l’emergente bisogno di un’opera di sensibilizzazione e conseguimento di consapevolezza sulla violenza psicologica agita. A questo stesso scopo, sono stati organizzati quattro incontri, nel mese di aprile, per informare sul complesso tema della violenza psicologica studenti, psicologi, forze dell’ordine e chiunque sia interessato a questo argomento: la partecipazione è aperta a tutti. Di seguito orari e luoghi in cui si svolgeranno gli incontri:

13 aprile 2011 - Ist. Sandro Pertini, ore 10-13 - Cagliari, Via V.Carpaccio, 1

15 aprile 2011 - Liceo Vito Capialbi, ore 10-13 - V.Valentia, Via S.Ruba, 29

18 aprile 2011 - Ist. Alfredo Baccelli, ore 10-13, Tivoli (RM), Via dei Pini, 19

20 aprile 2011 - Ist. Paolo Frisi, ore 10-13 - Milano, Via P.F. Cittadini, 4/1

Per ulteriori informazioni:

www.stalking.it - www.osservatoriosicurezza.it - www.criminalmente.it


LE CONSEGUENZE DELLA VIOLENZA PSICOLOGICA


“Il compito psicosociale della figura presa a riferimento dal bambino è quello di essere una base sicura per il bambino, a partire dalla quale possa esplorare e conoscere il mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sarà accolto, nutrito e  rassicurato. Il modello primario di attaccamento svolge la funzione di prototipo della sicurezza interiore per l'intera vita della persona, di un bisogno che  perdura nel tempo, di una base sicura dalla quale la persona parte per vivere con fiducia la vita in autonomia. Il modello primario di attaccamento svolge la funzione di prototipo della sicurezza interiore per l'intera vita della persona, di un bisogno che  perdura nel tempo, di una base sicura dalla quale la persona parte per vivere con fiducia la vita in autonomia. La biunivocità di questo primo scambio consente al bambino lo sviluppo di un senso di sicurezza e di fiducia in sé e, tanto più, un consolidamento della relazione tra lui e l'adulto.

Se l'adulto sarà disponibile e competente, il bambino si riconoscerà parte della famiglia, anche nei momenti difficili del suo ciclo di vita. Si instaura in questo modo un circolo virtuoso in cui il bambino incrementerà la sua autosti-ma e la capacità di gestione delle situazioni in cui avrà l'obbligo di confrontarsi. Questo scambio relazionale primario e la derivata sicurezza o insicurezza interiore che il bambino sviluppa sono correlati alla futura capacità di autorealizzazione.

Inoltre, il legame che il bambino sperimenta nella relazione originaria con chi si prende cura di
lui, plasmerà i successivi legami, poiché l'individuo, nel contatto con l'altro, è portatore di tutte le esperienze precedenti. L’immagine di sé che sviluppa un individuo con un attaccamento sicuro è quella di essere una persona degna di essere amata, con buona autostima, che ha fiducia negli altri anche se  non in modo indiscriminato.

La sicurezza interiore e il senso di autostima esigono la competenza di integrare due bisogni: il bisogno di autorealizzazione e quello di appartenenza. Nell'attaccamento sicuro, la sicurezza della disponibilità di chi si prede cura di lui rende il bambino tranquillo nelle esplorazioni. Le persone con attaccamento sicuro sono ragionevolmente certe delle proprie abilità nel risolvere i problemi. E’ ipotizzabile che questo tipo di attaccamento generi un vissuto profondo nel bambino: "Sono una persona competente e attiva, l'ambiente è accogliente".

I bambini con attaccamento insicuro- evitante hanno sperimentato diversi ostacoli ad accedere alla figura di attaccamento e hanno imparato via via a farne a meno, concentrandosi sul mondo inorganico piuttosto che sulle persone. Le persone con questo tipo di attaccamento si comportano come se gli altri non esistessero. E’ ipotizzabile che questo tipo di attaccamento generi un vissuto profondo nel bambino: "Devo essere autosufficiente, l'ambiente non è disponibile". I bambini con attaccamento insicuro-ambivalente, dopo continue esperienze di imprevedibilità della figura di attaccamento, provano a conservare con lei una vicinanza stretta, rinunciando a qualsiasi esplorazione autonoma. Ipotizziamo che questo tipo di attaccamento generi un vissuto profondo nel bambino: "Devo far-mi accettare dall’ambiente". L'esperienza di un attaccamento insicuro è un fattore di rischio per la costruzione di un solido sfondo della personalità”.

(Massimo Lattanzi – “Rischio Morale: Amore, un gioco pericoloso”).







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