TERREMOTO L'AQUILA, DUE ANNI DOPO, ''la città marcisce... e le macerie le abbiamo anche dentro''. VIDEO YOUTUBE. Ultime notizie L'AQUILA - Con la primavera alle porte ed una temperatura finalmente umana, ne approfitto per scrivere due righe seduto fuori casa. C.A.S.A., pardon. Proprio ieri mattina, a proposito di casa, sono passato sotto la mia. L’erba ha ripreso a verdeggiare, il terriccio non ha mai smesso di stratificarsi sul marciapiede che contorna l’ingresso. Veniva pulito dall’impresa addetta ogni giovedì mattina, e alla sera, varcando il portone del condominio si sentiva ancora un dolce profumo di sapone. Ti dicevi, mentalmente, “ah già, oggi è giovedì.” E puntualmente ogni giovedì ritrovavi lo zerbino ancora arrotolato di fianco alla porta dell’appartamento. Potessi constatarlo anche oggi. Sono trascorsi ormai due anni, e le telefonate che per tutta la settimana ho ricevuto dalle varie trasmissioni televisive (Ballarò, Annozero, Agorà, ecc…) mi hanno spinto anticipatamente a tracciare a voce alta quei bilanci che in fondo, dentro di me, ho quotidianamente aggiornato un attimo prima di andare a letto.

E’ tutto diverso, oggi. Non lo si percepisce guardando il paesaggio di fuori, ché quello in verità è immutato da quel dì. Ma è il paesaggio di dentro ad essere cambiato, è quello che ho provato a raccontare a chi mi ha chiamato per aggiornarsi sulla nostra condizione alla vigilia del secondo anniversario. Oggi le macerie le abbiamo dentro. Abbiamo iniziato a conviverci, non c’è più traccia, non c’è più pubblica evidenza della nostra intolleranza e ribellione ad un destino che non ci siamo scelti e che abbiamo, inizialmente, provato a ricacciare indietro con forza.


Oggi, contempliamo il danno fatto. E constatiamo sostanzialmente nel totale doloroso silenzio, quasi fosse ovvio aspettarselo, il danno aggiunto dal tempo. Dall’incuria, dall’immobilità. Fino a due settimane fa qui ha piovuto moltissimo, con costanza, fino a sfiancarci. Ebbene, nei momenti di tregua tra un acquazzone ed un altro, girovagando per il centro, ho avuto modo di annusare nell’aria un nuovo odore, fino ad oggi mai sperimentato. La città marcisce. Le coperture provvisorie hanno ceduto, l’acqua la neve il gelo hanno fatto il resto. E così, se non fosse bastata la vista, anche l’olfatto, ora, ricorda all’avventore che si sta addentrando in un luogo privo di vita. Umana, almeno. E ai giornalisti con cui ho parlato, che ci ricordano forti e gentili, sempre schiene dritte e fronti alte, ho dovuto spiegare che no, quest’anno venendo in città la troveranno uguale, ma diversa. Che ormai, siamo diversi noi. Degli antichi fuochi troveranno resti di cenere. E magari, sotto la cenere, qualche tizzone ancora ardente.
Questa è L’Aquila oggi, ai miei occhi. Anno II d.T.

Fonte: Stazione MIR, blog di Federico D'Orazio
http://stazionemir.wordpress.com/


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