Questa mattina in Consiglio regionale della Liguria ha approvato una modifica alla legge in materia di foreste e assetto idrogeologico, che consente di sparare agli animali selvatici all’interno delle aree incendiate dopo solo tre anni dal passaggio del fuoco, quando invece la Legge nazionale n. 353/2000 vieta la caccia per dieci anni nelle aree boscate che siano state distrutte da incendi.

Affossati invece definitivamente gli ennesimi tentativi, riproposti dai soliti consiglieri-cacciatori nonostante le condanne della Commissione Europea, di concedere le deroghe alla caccia allo storno.

 

Deciso l’intervento di Cristina Morelli, consigliere regionale dei Verdi e  responsabile  nazionale del Gruppo Diritti  Animali del partito del sole che ride: 

“L’aver ridotto i limiti di tempo per la caccia sulle aree incendiate è stata una decisione vergognosa, illegittima da un punto di vista legislativo e frutto di un’azione politicamente scorretta da parte della maggioranza di centro sinistra che, ancora una volta, quando si tratta di dare dei contentini ai cacciatori non si nega a fare accordi, anche al di fuori delle normative nazionali ed europee, con la minoranza di centro destra.

In questa occasione addirittura i consiglieri del PD hanno sconfessato il Presidente Burlando e l’intera Giunta che aveva invece annunciato di accettare un limite di cinque anni per il divieto di caccia.

 

Come Verdi ci siamo opposti in ogni modo a questo ennesimo provvedimento a danno della fauna ligure, di fatto si vuole consentire una maggiore pressione venatoria su un terreno privo di vegetazione dove gli animali sarebbero una preda facile dei cacciatori.

Inoltre è un atto in spregio alla legislazione vigente, questa legge è palesemente in contrasto con una norma  di rango superiore, la legge nazionale n. 353/2000 appunto, -  puntualizza e conclude Cristina Morelli  - come Verdi ci attiveremo in ogni sede per far dichiarare l’incostituzionalità della stessa, ci premureremo di segnalare al Consiglio dei Ministri questa palese illegittimità invitando il Governo ad impugnare le legge davanti ala Corte Costituzionale.”

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