In Italia si spendono per la Difesa circa 3 milioni di euro all’ora, ben 27 miliardi di euro in un solo anno. Sono queste le cifre che il Ministero della Difesa italiano ha speso nel 2010. Nei prossimi anni, nel bilancio della Difesa, ci sono da aggiungere altri 17 miliardi di euro, per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F 35!

La domanda è questa, ma chi dobbiamo bombardare?

Sommando queste due cifre si andrebbe a coprire tutta la manovra finanziaria, ma intorno a questi numeri c’è un silenzio assordante, come se tutti questi soldi abbiano una corsia preferenziale, un qual cosa da non mettere mai in discussione, ma perché?

Basterebbe un taglio del 20- 30% di queste spese, per risparmiare miliardi di euro ogni anno, senza mettere in discussione i livelli di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace. Queste risorse potrebbero essere destinate ad esempio alla tutela dell’ambiente, alla difesa dei diritti sociali ecc.
L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali (art. 11 della nostra Costituzione), ma in molti luoghi al mondo dove ci sono conflitti, i nostri soldati prendono parte, vengono chiamate missioni di pace, spendendo fiumi di soldi.

La pace si costruisce con una cultura diversa, con delle buone politiche sociali, non con le armi, nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di 5 miliardi di euro. Non sono certo queste le politiche di buona convivenza tra i popoli.

Perché non dire apertamente ad esempio, che la Libia non è un regime sanguinario, ma semplicemente un prodotto da conquistare. Le sue materie prime mettono gola a troppe democrazie e su questo l’ipocrisia regna a 365 gradi.
Ho provato a leggere ciò che il governo Libico mette a disposizione ai propri cittadini, mi sono fatto un idea più chiara e più ampia sulla parola democrazia, ma non è questo il punto.

Le così dette “guerre al terrorismo” sono costate solo agli Usa ben 4000 miliardi di dollari, questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito dalle banche, così il Governo americano ha dovuto pagare miliardi di dollari di interessi su quei prestiti, non potrebbe essere forse anche questo il  crollo delle borse? A cosa porta questo tipo di investimenti, se non quello di una cultura di disprezzo e di morte?
Tornando in Italia, spero che si inizino a rivedere queste enormi spese militari, non è certo un buon governo quello che fa finta di non vedere, da una parte il bisogno di racimolare soldi con formule ogni giorno diverse e spesso contraddittorie, perché vanno a togliere servizi e risorse a settori come la scuola, la formazione, la sanità, per citarne alcuni,  dall’atra parte un bilancio che nessuno dei nostri grandi e illustri politici mette sul piatto del risparmio.
Per una volta abbiate il coraggio di dire apertamente ai cittadini che spendere 3 milioni di euro ogni ora per le spese militari,  non è più sostenibile o meglio non è più accettabile.

Non dite che è pura demagogia, cercare di ridurre queste spese, certo la sicurezza di una nazione è di fondamentale  importanza, ma più importante è che la gente viva pacificamente e dignitosamente all’interno di ogni singolo Stato, solo così si potrà vivere e esportare la cultura della pace agli altri popoli.

                                     
 Giovanni Francola, Consigliere provinciale IdV

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