di Sorge Alessandra


Si è tenuta a Roma il mese scorso la 13esima Conferenza Internazionale Wave e D.i.re. contro la violenza di genere. Una folta rappresentanza di attiviste, volontarie dei centri antiviolenza, professioniste forensi ed esponenti del mondo politico italiano ed europeo hanno preso parte all'evento, per ribadire e rafforzare il proprio impegno nel prevenire la violenza contro le donne e i bambini.


"Donne che parlano di libertà" è il titolo assegnato alla manifestazione. Ma le donne che parlano di libertà, sono veramente libere? Nel tentativo di dare una risposta a quella che, apparentemente, può sembrare una domanda di semplice risoluzione, è servito un focus di esperte e professioniste di vari settori, segno evidente che, malgrado la miopia e il debole sostegno da parte della politica nazionale, i movimenti e le organizzazioni non governative italiane sono in grado di produrre un vasto sapere, coadiuvando forze ed energie al solo scopo di dare risposte per la lotta alla violenza.


L'intento della conferenza è quello di dare spazio alle recenti ricerche ed elaborazioni teoriche di genere, contestualizzate in base alle differenti realtà del mondo.

Relativamente a questo tema il caso italiano è notoriamente emblematico tanto da assumere toni paradossali. "In Italia dobbiamo confrontarci con la misoginia, che è profondamente radicata nella mentalità italiana, esordisce Nicoletta Livi Bacci ad apertura dei lavori. Colpa, in parte, dello status di famiglia patriarcale, che è tutt'ora una realtà pressante in molte regioni italiane".

Monica Cirinnà, presidente della commissione delle Elette per il comune di Roma, ha parlato invece di "violenza strutturale", citando la situazione del comune di Roma il cui consiglio comunale è composto, su 60 soggetti, di sole tre donne. "Un deficit di rappresentanza - secondo l'on. Cirinnà - equivale a un deficit di democrazia", ed è una situazione che non si può più accettare.


Il Piano Nazionale Antiviolenza. Il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna snocciola uno dopo l'altro i numeri della violenza. Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno i casi di violenza sessuale su donne di età maggiore o superiore ai 14 anni sono in leggero calo: si passa da un 8% del 2005, ad un 7,9% nel 2006 e 7,8% nel 2009. "Dopo l'introduzione della legge antistalking del 2009 si è registrato una media di circa 600 denunce e 100 arresti al mese". "Con l'attuazione del Piano Nazionale Antiviolenza - conclude la ministra - sarà possibile rispondere in maniera più appropriata ed efficiente alle richieste di aiuto delle vittime".

Quello che però sembra non convincere la platea riguarda lo stanziamento di fondi promessi dal ministero e mai erogati ai centri. Il ministro Carfagna parla di uno fondo complessivo di circa 18 milioni di euro, destinati in massima parte alle strutture pubbliche, private e residenziali, mentre parte dei restanti ai servizi sussidiari sanitari e alle forze dell'ordine.


Di tutt'altro avviso sono le ong italiane. Secondo Anna Pramstrahler, attivista della Casa delle donne di Bologna, le politiche nazionali del governo non sono sufficienti, e non solo per carenza di fondi. "Non ci sono analisi sui costi della violenza di genere, mancano i dati sul fenomeno della violenza di genere, e non ci sono dati ufficiali sul femminicidio. Inoltre, non sembrano chiari i tempi di attuazione, ne tantomeno i criteri per orientare gli enti locali deputati al finanziamento dei centri antiviolenza”.

Il problema dei finanziamenti è impellente, numerosi centri in Italia rischiano la chiusura, altri devono tirare a campare. La strada è ancora lunga, e un ulteriore sostegno da parte dell'UE potrebbe aiutare a rafforzare i principi di uguaglianza, attraverso il principio di parità di trattamento, applicabile in qualsiasi ambito.


La violenza, è bene ricordarlo, non ha colori, non fa differenza. La violenza contro le donne e i bambini è il male della nostra società, per questo va contrastata in tutte le sue forme. Oggi più che mai ferve l'urgenza di una più equa democrazia di genere, affinchè le donne, parlando di libertà siano finalmente libere da ogni paura.

Commenti

la cosa più difficile da fare per me è quella di denunciare l uomo con cui convivo,di violenze e maltrattamenti,non sò se è la cosa giusta perchè è il padre del mio bellissimo bambino di 4 mesi.....
commento inviato il 14/10/2011 alle 6:14 da manuela  
Cara Manuela, di storie come la tua, purtroppo, se ne sentono spesso e sono sempre più frequenti. Io credo che in questi casi bisogna trovare il coraggio per denunciare perchè molto spesso i mariti violenti, sono anche padri violenti. C´è un numero istituito dal ministero che è il 1522, serve per fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza, infondere coraggio e soprattutto sostegno psicologico. Trovare il coraggio di denunciare è già il primo importante passo per la libertà. Difficilmente gli uomini cambiano. Con affetto Annalisa
commento inviato il 14/10/2011 alle 6:31 da Annalisa  
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