Al via la stagione teatrale 2011 - 2012 del comune di Viterbo, ultime news Viterbo - Ad inaugurare il calendario degli eventi, curati dall'associazione Athanor Eventi presso l'Auditorium dell'Università degli Studi della Tuscia, sarà il prossimo sabato 29 ottobre Gin Game, uno spettacolo che segna la prima nazionale della lunga tournée portata in scena da due grandi attori del teatro italiano come Valeria Valeri e Paolo Ferrari. La regia dello spettacolo è stata affidata a Francesco Macedonio.

“Una serie di novità contraddistinguono Sipario Aperto, la stagione che sta per partire – ha sottolineato l'assessore alla Cultura Enrico Maria Contardo - oltre la nuova location che ospiterà gli spettacoli fino al prossimo aprile, quest'anno, nelle ore che precedono lo spettacolo, sono previsti anche incontri tra artisti, registi e i ragazzi delle scuole. Un'iniziativa nata con l'intento di stimolare un nuovo approccio dei giovani verso il teatro e soprattutto far conoscere agli studenti il teatro non più come luogo “accademico”, ma come spazio nuovo per socializzare e scambiare nuove idee e creatività. Fino alla prossima primavera sarà un susseguirsi di spettacoli e di attori di grande professionalità. Ampio spazio è stato dedicato ai talenti e ai professionisti viterbesi”.

Alle parole dell'assessore Contardo fanno eco quelle del direttore artistico della stagione teatrale Stefano Porri, che ha aggiunto: “Sono pienamente soddisfatto di questa collaborazione creatasi in occasione di questa nuova edizione della stagione teatrale. Il mio principale auspicio è quello di favorire un nuovo indirizzo culturale per la città di Viterbo e l'intera provincia. Un teatro giovane, per i giovani. Il tutto grazie alla scelta degli spettacoli, agli appuntamenti di jazz e a quelli per i ragazzi delle scuole, nonché agli incontri dibattiti tra i giovani spettatori e gli artisti. L'efficace sinergia con il Comune di Viterbo e lo spazio messo a disposizione dall'Università della Tuscia ha reso possibile la realizzazione di un calendario artistico che spazia dalla commedia brillante ai grandi classici del teatro moderno fino al teatro comico contemporaneo. Massima attenzione è stata data al giovane pubblico anche per quel che riguarda l'ingresso agli spettacoli, sia per i biglietti, sia per gli abbonamenti. Un modo pratico per avvicinare e favorire l'incontro tra il mondo teatrale e quello dei ragazzi”. Lo spettacolo ha inizio alle 21,15.

Ulteriori informazioni: tel: 0761 342987 - cell: 347/6721959
stagioneteatraleviterbo@gmail.com
athanoreventi@hotmail.com.
Per il programma, consultare il sito www.athanoreventi.it



Appunti di regia per Gin Game di D. L. coburn


In passato, come regista, ho già affrontato due lavori, nei quali i protagonisti erano due anziani: “Tango viennese” di Peter Turrini e “Vecchio mondo” di A. N. Arbuzov. Il primo era un testo a sfondo sociale, il secondo calcava leggermente la mano, con sottile ironia, su un mondo romantico, quasi cechoviano.
Ciò che, invece, mi ha colpito, fin dalla prima lettura, in “Gin Game” di D. L. Coburn, è stata la mancanza di sentimentalismo, l’ironica, comica crudeltà che corre nei rapporti tra i due protagonisti: Weller Martin e Fonsia Dorsey. Ciò che li accomuna, per cui si cercano è la solitudine, ma soprattutto la passione per il gioco delle carte. S’incontrano in una casa di riposo per anziani e, precisamente, nella veranda di Villa Bentley: un ambiente squallido, dove non si sente la presenza costante e amorosa di qualcuno che ne curi l’arredo. Pochi libri, qualche pianta, un dondolo, un tavolo da gioco. È un ambiente di passaggio come può esserlo la sala d’attesa di una stazioncina ferroviaria, un luogo dove ci si può rifugiare nei giorni in cui gli altri pazienti ricevono la visita di parenti e amici, per sfuggire alla condizione di esseri soli e abbandonati da tutti, forse per non essere spettatori della gioia degli altri. Tuttavia la casa di riposo, come i nostri due personaggi, conserva il ricordo di un antico splendore, di una vita diversa – e ciò si evince da qualche dettaglio sfuggito al degrado, all’incuria del tempo. Antico splendore che Weller e Fonsia vorrebbero far rivivere.
Però non si deve pensare a “Gin Game” come a un testo monotono: è un testo elettrizzante e vivace a causa della passione del gioco che anima i due personaggi. Ed anche se ad una prima lettura, all’inizio, Fonsia può apparire, o meglio cerca di apparire, come una personcina indifesa, un’anima candida, a poco a poco comprendiamo che è una giocatrice più esperta e migliore di Weller, anche perché sorretta da un’invidiabile fortuna.
Quando Fonsia entra nella veranda, scorgendo Weller, impegnato in un solitario, improvvisamente, imbarazzata, esclama: “Oh,… ero convinta che qui non ci fosse nessuno!” Si può crederle come fa Weller, ma si può anche pensare, senza essere troppo malevoli, che menta. Forse l’aveva visto entrare e l’aveva seguito. Si può pensare che lei è la cacciatrice e lui la preda. Si può pensare che lei il gioco lo conosceva, il gioco con tutte le sue regole e sfumature, e che se vince la prima partita non è solo per una fortuna da principiante, ma è frutto di un’abilità consumata. Delle volte, e non solo nel gioco, Fonsia è simpaticamente bugiarda.
Il tavolo da gioco, al centro della scena, è lo specchietto per le allodole, è un luogo d’attrazione. I due protagonisti vi girano attorno, ma poi, inevitabilmente, vi (ne) sono attratti come da una calamita: il gioco è la loro droga. I due protagonisti cedono al fascino, al brivido, diciamo pure alla brutalità del gioco, in cui si sentono, anche se Fonsia non lo dà a vedere, totalmente coinvolti.
Specialmente nell’ultimo quadro la natura sembra riflettere il loro stato d’animo. Fuori si avvicina e poi scoppia un temporale in tutto il suo furore, come in tutto il suo furore è scoppiata la lite tra i due giocatori, che si accaniscono nel gioco e si insultano vicendevolmente, provocando nello spettatore momenti di vivace ilarità.
D. L. Coburn ha scritto una commedia garbata, giocata con maestria su vari stati d’animo, sorretta da un sicuro mestiere, pervasa da una comicità esilarante, che solo due grandi attori, esperti del “gioco” del teatro possono portare alla ribalta scoprendone tutte le sfumature. In essa possiamo trovare qualcosa di noi stessi, delle nostre fissazioni e manie, delle nostre imperfezioni, dei nostri vizi, che ci rendono difficile il rapporto con gli altri, che mettono in rilievo tutto ciò che di negativo si cela in noi. Forse saper perdere con dignità è la più grande vittoria.

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