ACQUAPENDENTE. TEATRO BONI: un libro e due video tra storia e antropologia. Ultime notizie - Domenica, al Teatro Boni alle ore 11.00, per iniziativa del Centro Studi per la Mezzadria di Acquapendente, verranno presentati un libro e due documentari scaturiti da indagini storico-antropologiche effettuate nel territorio di Castiglione in Teverina. Si tratta del libro “Le donne della fattoria. Il lavoro al femminile nella Casa Vinicola Conte Vaselli di Castiglione in Teverina” di Flavia Braconi e Simona Soprano, e di due video “Alvero il capocantiniere”, regia di Marcello Arduini, e “Voci e volti castiglionesi”, regia di Marcello Arduini, Flavia Braconi, Paolo Fortugno e Simona Soprano. Una lunga, paziente e minuziosa ricerca ha caratterizzato la produzione di questi materiali di studio che sono parte integrante del lavoro di realizzazione del Museo del Vino di Castiglione in Teverina. Ricerca ideata e diretta dal Prof. Marcello Arduini, progettista e Direttore del Museo, nonché docente di Antropologia dei Patrimoni Culturali all’Università della Tuscia di Viterbo, e posta in essere da un’équipe di antropologi e di storici tra cui le due autrici del volume.

Sia il libro che i video raccontano le storie dei protagonisti più comuni (gli operai e le operaie, le contadine e i contadini) di una stagione di lavoro tutta interna al sistema mezzadrile degli anni 40-50-60-70 del secolo scorso. La famiglia Vaselli, noti imprenditori romani divenuti ricchi e potenti nel primo quarantennio del XX secolo, si insediano a Castiglione in T. nel 1942, acquistando dai conti Vannicelli un’ampia tenuta agricola dotata di ben 63 poderi con case coloniche, situati a cavallo del Tevere tra Lazio e Umbria, e in più acquistano anche la grande, monumentale cantina, ubicata nel cuore del paese, detta “la fattoria”, che ben presto ammodernano introducendo macchinari e attrezzature di ultima generazione. Le terre vengono affidate a famiglie contadine con contratti mezzadrili, mentre la cantina, sbocco diretto di centodieci ettari di superficie vitata, produrrà vino di ottima qualità per circa un cinquantennio, affermandosi sempre più sia sui mercati nazionali che su quelli internazionali. Chiuderà i battenti definitivamente nel 1996. Oggi è sede del Museo del Vino e delle Scienze agroalimentari (MUVIS) - un progetto perseguito con tenacia dal Comune e attuato nel corso di diversi anni – un museo in cui si cerca di coniugare più racconti, quelli riguardanti il passato storico antico e recente legato alla vitivinivoltura(dagli Etruschi ai giorni nostri), quelli delle memorie della comunità e quelli delle frontiere dei linguaggi della museografia contemporanea aperta ai rapporti internazionali, agli scambi culturali e interculturali (il Comune e il Museo stanno per dare vita ad un gemellaggio con una cittadina del Camerun) ai patrimoni immateriali.

Nei lavori che verranno presentati oggi (con il coordinamento di Stelvio Catena del CSMA e con interventi del Prof. Marcello Arduini, di Flavia Braconi e Simona Soprano (autrici del libro), e di Daniele Gatti (presidente dell’Osservatorio Permanente Europeo sulla Lettura sede di Viterbo) emerge in modo netto il filone socio-antropologico delle cosiddette “Storie di Vita”, un modo originale di narrare i fatti storici, un modo che tenta di dare voce anche a coloro che quasi sempre sono stati tenuti fuori dai racconti. La vita di uomini e donne comuni diviene testimonianza di passaggi epocali quali quelli degli ultimi 70-80 anni di storia italiana. Scrive Marcello Arduini nella sua prefazione:

Abbiamo ritenuto che le memorie delle donne e degli uomini fossero importanti, anzi, direi fondamentali, per il lavoro di un Museo come quello del Vino che si qualifica in primo luogo per essere un museo antropologico. Nel corso del lavoro di ricerca ci siamo resi quasi subito conto che la Cantina Vaselli, per la sua posizione, ma anche per le sue valenze storiche, architettoniche, economiche, sociali, è stata e continua ad essere un luogo ad alta densità simbolica. E’ un luogo dove sono passate diverse generazioni nel corso del Novecento, dove si è costruito il futuro economico di molte famiglie castiglionesi, dove si sono imposti modelli e stili di vita, dove si sono sviluppati rapporti, ci sono state migrazioni di persone, contatti, distacchi, dolori, gioie; ci sono state inclusioni ed esclusioni, si è esercitato il potere, si sono consumate esistenze, competenze, conflitti, passioni. Esso è dunque un luogo speciale, dove rintracciare molti segni significativi lasciati dal tempo, dalle donne e dagli uomini.

Un lavoro interessante e meritorio dunque, che contribuisce a fare luce su un mondo, quello del lavoro contadino su base mezzadrile, che in Italia è poi andato scomparendo sotto l’incalzare del boom economico prima, della società dei consumi poi, e infine della società postindustriale sempre più globalizzata dei tempi più recenti. Un mondo forse accantonato allora troppo in fretta e sul quale sembra oggi necessario ritornare per conoscere, per riflettere, per fare confronti, e trovare spunti critici da utilizzare in prospettive presenti e future.

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