LAZIO ultime notizie VITERBO – www.unonotizie.it – La situazione del carcere viterbese di Mammagialla si fa sempre più difficile da tollerare con l’arrivo dell’estate e i sindacati della polizia penitenziaria sono tornati a manifestare con un sit-in di protesta tenutosi davanti al carcere.

Gli agenti lamentano una situazione insostenibile nel istituto di detenzione viterbese con oltre 740 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 440 unità e 289 agenti in forze su una pianta organica che dovrebbe contarne 450.

 Come ha sostenuto Danilo Primi, per la segreteria provinciale dell’Ugl: “Non ce la facciamo più, la situazione è insostenibile. Dopo la ‘truffa’ dei trasferimenti della passata mobilità, quando erano stati promessi 20 agenti in più e invece ne sono arrivati solamente 9, che non hanno permesso di neanche di coprire il personale andato in pensione nel 2011, ci sentiamo ancora più abbandonati a noi stessi. A Mammagialla siamo in piena emergenza, considerando anche la tipologia di detenuti che si trovano in questo istituto penitenziario: basti pensare, infatti, che su 740 reclusi, circa 300 necessitano di cure psichiatriche e il personale sanitario per fornire assistenza non è adeguato, numericamente parlando. Si parla di appena 24 ore a settimana, che non possono essere assolutamente sufficienti”.

“Le numerose aggressioni che si sono verificate negli ultimi anni sono sintomatiche di una situazione di profondo disagio vissuta sia dai detenuti che dagli agenti – ha continuato Primi -. Il sovraffollamento e la carenza di personale, infatti, non fanno altro che diminuire il livello di sicurezza, senza considerare il fatto che molti colleghi sono fuori per malattia, proprio a causa delle lesioni riportate nelle aggressioni, e che ora è iniziato anche il turnover legato alle ferie, fattori che riducono ancora di più il numero del personale effettivamente in servizio”.

“Dopo la proclamazione dello stato di agitazione, dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria ci è stato promesso che sarà mandato un numero congruo di agenti necessari a far fronte alle nostre richieste e inoltre dal 22 giugno è iniziato lentamente il piano di sfollamento del carcere – ha aggiunto il delegato dell’Ugl -, ma se il nostro grido d’allarme rimarrà nuovamente inascoltato, siamo pronti a continuare con le nostre manifestazioni di protesta ad oltranza, fino a quando non si muoverà qualcosa. Intanto però ci teniamo a ringraziare le istituzioni politiche che ci hanno dimostrato il loro appoggio e sostegno in un momento così difficile, come la Provincia di Viterbo”.

E proprio l’assessore provinciale alle politiche sociali Paolo Bianchini è intervenuto al sit-in dichiarando: “Andiamo incontro a mesi molto delicati, considerando che con la chiusura dei tribunali ci sarà il rientro di molti detenuti. Con il concorso pubblico indetto dalla polizia penitenziaria speriamo che qualcosa possa migliorare, sperando che il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) incrementi l’organico di Mammagialla. Con la manifestazione che abbiamo indetto lo scorso 17 ottobre, abbiamo ottenuto importanti risultati come la nomina del direttore dell’istituto e 9 agenti in più, speriamo di continuare su questa strada”.

Forte preoccupazione invece esprime Daniele Nicastrini della Uilpa Penitenziari: “Il Dap non ha mai avuto accorgimenti nella redistribuzione del sovrannumero di detenuti ospitati nelle carceri laziali, sempre più in aumento soprattutto qui a Viterbo. Dover sorvegliare oltre 700 detenuti, sovrammassati in celle che d’estate diventano camere a gas, con circa una quindicina di agenti per turno, fa vivere un vero e proprio inferno che non dà possibilità di salvezza”.

“Da tempo chiediamo la riduzione del 20% della popolazione detenuta, a partire dal numero dei reclusi con problemi psichici – ha concluso poi Nicastrini –, inoltre vorremmo che fossero previste delle differenziazioni sui sistemi di detenzione e vigilanza in base alla pericolosità dei detenuti di Mammagialla, cosa che il Dap, purtroppo non ha mai fatto e che invece dovrebbe fare. Rimaniamo perciò in attesa, senza far mancare mai il nostro appoggio a chi vive quotidianamente questo dramma”.

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