“È stato un periodo di grande lavoro – ha dichiarato  il presidente di Aia, Nino Andena in occasione dell’assemblea dell’associazione  svoltasi  a Roma – e grazie al nostro impegno nel settore del miglioramento genetico e della selezione l’Italia è tra i primi cinque Paesi al mondo a zootecnia avanzata. Resta invece molto da giocare nella partita della valorizzazione del bestiame e dei prodotti derivati che rappresenta un nuovo fronte sul quale ci stiamo già impegnando con successo, ma che richiede ancora molti sforzi per farci emergere allo stesso livello raggiunto in ambito tecnico”.

Parlando della “sostenibilità”, un progetto strategico  cui Aia ha iniziato a dare spazio già una decina di anni fa, ha  continuato: “Non abbiamo certo aspettato che ci fosse il taglio dei finanziamenti per rimettere mano alla nostra organizzazione  e oggi riusciamo a rispondere alla mutata situazione economica in maniera propositiva, avendo condiviso con tutto il Sistema i traguardi da raggiungere. Il nostro obiettivo è dare sostenibilità e competitività all’allevamento italiano. È un percorso complesso - ricorda Andena -  con ricadute economiche, occupazionali, ambientali ed etiche. L’Associazione si è trovata davanti a un bivio: continuare l’attività a favore di pochi allevamenti d’élite oppure rispondere alle esigenze dell’allevatore e del Paese, puntando all’allargamento della base sociale. Abbiamo scelto questa seconda strada perché in una realtà complessa come l’Italia, non sarebbe stato né possibile in termini tecnici, né opportuno in termini sociali fare diversamente. Per Aia tutti gli allevatori hanno gli stessi diritti, grandi e piccoli, dal Nord al Sud, dalla pianura alla montagna, perché tutti perseguono lo stesso obiettivo e tutti sono i primi attori di una filiera strategica per il nostro Paese come l’agroalimentare”.

Il primo passo in questa direzione è stata la ristrutturazione centrale e periferica del Sistema allevatori, puntando verso la regionalizzazione, che ormai è pressoché ultimata. “Stiamo percorrendo la stessa strada - commenta Andena - che il Governo ha intrapreso con il taglio delle Province. Allo stesso modo la nostra riorganizzazione salvaguarderà le realtà dove esistono Apa di grandi dimensioni, che concettualmente possono essere assimilate a vere e proprie ‘aree metropolitane’, tanto per usare un termine molto in auge in questi giorni”. Ma la sola regionalizzazione non basta e Aia sta puntando allo sviluppo del tecnico nell’economico con il progetto Italialleva, allo sviluppo dell’attività di assistenza tecnica zootecnica, alla consulenza aziendale, alla rivisitazione del sistema dei controlli e alla stessa revisione dell’attuale calcolo di finanziamento del Sistema. Senza dimenticare i nuovi servizi per gli allevatori che saranno la chiave di volta di questo percorso.

 “Si tratta un profondo cambiamento di mentalità - spiega Andena - e per poterlo portare a termine chiediamo al ministero delle Politiche agricole di accompagnarci nel cammino, garantendoci però la possibilità di avere una programmazione degli interventi su base pluriennale perché non possiamo sempre lavorare in emergenza. Allo stesso modo occorre un forte sostegno per l’innovazione tecnologica e nuovi strumenti informatici per liberare risorse da riconvertire in attività orientate a favore degli allevatori. Ma chiediamo anche il varo di programmi specifici per il rilancio delle singole filiere, come ad esempio il Piano carni, che rappresenta un passaggio strategico per il sistema Paese. I dati ci danno ragione - ricorda il presidente Andena - e non sarà un caso che in questi anni si stia contraendo il numero  delle aziende, ma aumenti quello dei capi, un processo all’insegna di una sempre maggiore efficienza”.

“Grazie all’evoluzione del Sistema allevatori - conclude Andena - oggi riusciamo a fare di più, con meno risorse, ma sempre in un’ottica di servizio a favore del Sistema Paese. Non vogliamo alcuna forma di assistenzialismo, chiediamo solo che lo Stato investa su un settore chiave dell’economia nazionale come l’agroalimentare, comparto che in alcuni segmenti è ancora capace di crescere a due cifre”.

 “Non c’è organizzazione nel mondo agricolo che noi al Mipaaf sentiamo più vicina di Aia”. Con queste parole il ministro delle Politiche agricole Mario Catania ha  iniziato il suo intervento in assemblea per dare risposta alle sollecitazioni giunte da Nino Andena.  Ha innanzitutto esternato il suo moderato ottimismo per come il comparto lattiero-caseario italiano reagirà all’abolizione delle quote (“un sistema per il quale non vedo alcuna possibilità di proroga” ha sottolineato). Rassicuranti appaiono infatti la vitalità del sistema delle Dop con la sua spiccata propensione all’export, l’accresciuta competitività degli allevamenti italiani, ma anche il calo dello spread tra i prezzi dei prodotti non dop made in Italy e quelli dei lattiero-caseari franco-tedeschi. La situazione appare invece più complessa nel comparto carne – ha sostenuto il Ministro – dove sarà fondamentale l’intervento di Aia per incrementare la produzione di vitelli da carne autoctoni a partire dalle fattrici di razze da latte.

Moderata fiducia anche per quanto riguarda la riforma della Pac, un fronte che vede propositivo e agguerrito l’intero Governo italiano, a cominciare dal presidente Mario Monti, il quale – ha rivelato Catania – ha sottolineato più volte in sede europea come l’Italia voglia di più in agricoltura. Dopo un cenno alla questione nitrati (“dobbiamo produrre un dossier scientifico per dare prova che l’agricoltura viene accusata ingiustamente e farlo valere in sede nazionale e comunitaria”) e ai nuovi, importanti provvedimenti del Governo sulle energie rinnovabili, il Ministro ha affrontato la questione del finanziamento del Sistema allevatori. Per il 2013 – ha promesso Catania – faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità, ma la vera partita si giocherà con i nuovi Piani di sviluppo rurale, nell’ambito dei quali occorrerà trovare un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni per una gestione delle risorse disponibili che per alcune misure preveda anche la possibilità di interventi unitari a livello centrale”. Uno scenario articolato per dare alla zootecnia nazionale e al sistema allevatori un futuro all’insegna della competitività.


Antonella Fiorito

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