Dopo l’occupazione dell’aeroporto di Cagliari Elmas, con conseguente tilt del traffico aereo e  blocco della strada statale 130, ieri è stata la volta del porto di Cagliari. Gli operai dell’Alcoa di Portovesme sono tornati a manifestare la loro rabbia e la loro preoccupazione con un blitz autorizzato che si è concluso dopo tre ore di protesta, con l’abbandono della banchina da parte dei lavoratori.

L'azione ha avuto inizio intorno alle 9,30 di ieri quando un nutrito gruppo di circa 300 operai in forze nello stabilimento di Portovesme hanno occupato gli ingressi dei moli Sant'Agostino e Dogana. Al loro arrivo hanno trovato gli accessi ai traghetti sbarrati e presidiati dalla forze dell'ordine.

Anche se con alcuni momenti di tensione in cui ci sono stati dei tafferugli con la polizia che presidiava l’accesso alle banchine per l’imbarco ai traghetti, l’obiettivo di tenere alta la tensione sulla vicenda dell’Alcoa è perfettamente riuscito. Dopo che alcuni  operai si erano gettati in mare per bloccare l’accesso dei traghetti al porto, si è raggiunto un accordo con le stesse forze dell’ordine che hanno permesso l’azione di protesta più eclatante.

Una quindicina di lavoratori sono saliti infatti sul traghetto “Toscana” della Tirrenia, proveniente da Civitavecchia, e all'ingresso del portellone di accesso per le auto hanno srotolato uno striscione con la scritta "stabilimento Alcoa" al grido di "lavoro, sviluppo e occupazione". I passeggeri si sono affacciati dal ponte e hanno applaudito a più riprese gli operai mentre sistemavano lo striscione e anche lo stesso comandante della nave ha manifestato tutta la sua solidarietà.

Le azioni dimostrative che in questi giorni hanno agitato la Sardegna e, soprattutto, i suoi punti strategici in cui al momento è maggiore l’afflusso di turisti, voglio evitare a tutti i costi la chiusura dell’Alcoa, prevista per fine agosto.

La decisione di chiudere lo stabilimento sardo è arrivata dalla proprietà della fabbrica – una multinazionale americana – dopo il fallimento di vari tentativi di vendita, prima a un gruppo tedesco e poi a una multinazionale svizzera. In mancanza di un nuovo acquirente che rilevi l’Alcoa di Portovesme lo stabilimento dovrà chiudere i battenti il 3 Settembre e procedere allo spegnimento delle varie celle dello stabilimento, operazione che, tuttavia, soltanto i lavoratori possono effettuare rispettando i vincoli di sicurezza.

Quel che più preoccupa non è solo la chiusura dello stabilimento, ma anche il fatto che il Ministero dello Sviluppo Economico abbia convocato un tavolo sulla vertenza Alcoa per il sito di Portovesme solo per il 5 settembre, ovvero in una data successiva alla presunta chiusura della fabbrica.

Non hanno tardato ad arrivare anche le reazioni delle parti politiche e sindacali. Il responsabile Lavoro e Welfare dell’Idv, Maurizio Zipponi, ha attaccato il governo chiedendosi "cosa aspetta il governo ad occuparsi della vicenda Alcoa? La protesta degli operai dell'azienda, che stamattina hanno bloccato il porto di Cagliari, non può essere ignorata dall'esecutivo. La chiusura degli impianti è vicina e il futuro di migliaia di famiglie è appeso a un filo, ma il governo continua a far finta di niente. I professori la smettano di parlare a sproposito della fine della crisi e dell'uscita dal tunnel, perché l'Italia reale sta sprofondando in un baratro. Finora Monti, Passera e la professoressa Fornero hanno preso in giro i lavoratori dell'Alcoa: oggi si devono assumere le proprie responsabilità, prima che il disagio sociale sfoci in un conflitto ingovernabile".

Franco Bardi della Cigl Sardegna ha confermato invece che "le iniziative non si fermano". “Lunedi' alle 15.30 faremo una riunione con i sindaci del territorio e il presidente della Provincia, martedì pomeriggio saremo davanti al Consiglio regionale, mercoledì partiamo con la nave da Olbia con un nostro pullman. La data della chiusura è troppo vicina".

Sulla vicenda si sono mobilitate anche le istituzioni sarde, in particolare quelle del Sulcis e dell’Iglesiente: i comuni e la Provincia vogliono esprimere il loro sostegno ai lavoratori dell’Alcoa, così come agli operai coinvolti nelle tante emergenze aperte nel territorio, dall'Eurallumina alla Carbosulcis.

Per questo motivo i sindaci - annuncia il primo cittadino di Villamassargia, coordinatore del movimento dei sindaci, Franco Porcu - si sono autoconvocati per lunedì alle 15.30 davanti ai cancelli dello stabilimento di Portovesme. ''La situazione e' preoccupante - dice - Per questo abbiamo deciso di sostenere le azioni di protesta dei lavoratori e chiederemo con forza un intervento delle altre istituzioni''.

Per martedì, intanto, l'amministrazione comunale di Carbonia ha deciso di convocare un Consiglio straordinario a Cagliari in concomitanza con la seduta dell'Assemblea sarda chiamata a discutere proprio di Alcoa a partire dalle 16.30. Analoga convocazione, sempre a Cagliari, per il Consiglio provinciale. ''La Provincia, con nota ufficiale - fa sapere il presidente Salvatore Cherchi - ha chiesto alla Presidenza del Consiglio regionale e ai capigruppo di poter programmare un intervento in Aula per esprimere la propria opinione e apportare così anche il proprio personale contributo alla mozione che sarà il risultato finale del dibattito''. I consiglieri provinciali rinunceranno ai gettoni di presenza e ai rimborsi che ''saranno devoluti a supporto delle iniziative per le vertenze in atto''.

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