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VITERBO / 22-10-2008

QUESTIONE SICUREZZA, IL CONSIGLIERE CORSINI CHIEDE AL SINDACO MARINI DI RITIRARE L'ORDINANZA

Sulla questione della sicurezza, serve un cambio di passo da parte del Comune: il sindaco Giulio Marini ritiri l’ordinanza 119. E’ il senso dell’intervento del consigliere del Pd, Fabrizio Fersini, tenuto nel corso dell’ultimo consiglio comunale.

“La questione sicurezza nella nostra città  - ha detto - andava e va affrontata in maniera totalmente diversa rispetto a quanto fatto dal sindaco Marini, circa due mesi fa, attraverso una semplice, apparente e non risolutiva ordinanza. Per affrontare una discussione su un tema così delicato e di profonda attualità, prima di qualsiasi ordinanza, una vera e più umana sensibilità politica avrebbe dovuto esaminare il problema, partendo da una seria indagine di tipo socio-politico che avesse individuato le vere cause del bisogno di sicurezza nella nostra città, così come avviene su tutto il territorio nazionale”.

“Bisogna chiedersi – ha aggiunto Fersini – perché la gente dice di essere insicura? Perché ha bisogno sempre di maggiore sicurezza? La risposta contrariamente a quanto si vuole far credere oggi, non è ascrivibile al fenomeno dell’immigrazione, o a qualche persona che talvolta chiede elemosine qua e là sul nostro territorio o a qualche lavavetri o vandalo che viola con comportamenti indecorosi la tranquillità dei cittadini. L’immigrazione è un fenomeno che è sempre esistito da quando l’uomo vive su questa terra, talvolta è necessaria così come l’hanno vissuta alcune generazioni italiane nel dopoguerra. Alla migrazione italiana la risposta delle istituzioni fu l’integrazione”.

“Le paure della gente – ha sostenuto Fersini - non dipendono dalla immigrazione quanto, a mio parere, dai processi degenerativi cui assiste questa nostra società ormai da anni: la perdita del lavoro, la nuova povertà, l’isolamento degli anziani, l’indifferenza verso le categorie più svantaggiate, la perdita del valore della solidarietà, l’aumento indiscriminato dell’egoismo che ci fa stare soli, ci isola, e la mancanza di esempi di vita per le giovani generazioni”.
“Una risposta corretta a queste paure - ha continuato - non può essere fornita con la repressione, la condanna del diverso, dell’indigente o la mancata integrazione, bensì attraverso delle politiche sociali di adeguamento e condivisione dei processi evolutivi. Dobbiamo rispondere con un livello di consapevolezza più alta, non possiamo fare politica se non cresciamo in questo. E’ necessario che tutte le istituzioni ai vari livelli e la politica tornino a proporre progetti che vadano a valorizzare e sviluppare le attitudini di ogni persona, favorendo interventi che rafforzino le relazioni sociali, diano sviluppo economico e conseguente crescita sociale”.

“La peggiore cosa che può fare un governante a qualsiasi livello – ha ribadito Fersini - è prendere provvedimenti sulla base di una generica richiesta di sicurezza che deriva da sondaggi o voci di minoranze. La politica deve invece tornare a fornire corrette risposte sulla base di analisi approfondite e proposte condivise”.

Il consigliere del Pd è passato, quindi, ad analizzare la situazione di Viterbo. “Nella nostra città – ha spiegato - il problema della sicurezza non è quello che si vuole far credere. Sarebbe bastato ascoltare i dati che il questore ha letto quest’anno alla festa della polizia per capire che le cose a Viterbo non vanno proprio nella direzione dell’ordinanza emessa da sindaco. I dati illustrano come è cambiata la criminalità nel 2007 rispetto al 2006. Ebbene, sono diminuiti i danneggiamenti pubblici: nel 2006 sono stati 278, nel 2007 247, quindi circa il 12% in meno. Sono calati i furti d’auto, le rapine (nel 2007 del 33% rispetto al 2006); aumentano invece i furti di appartamento, gli scippi (da 5 a 10), i furti con destrezza (da 6 a 9), le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti (10 arresti nel 2006 contro i 14 nel 2007, cioè più 40%”. A tutto questo bisogna aggiungere il fenomeno dell’omertà”.

“Alla luce di questi dati – ha dichiarato - posso tranquillamente affermare che Viterbo non di repressione ha bisogno, quanto prima di tutto di prevenzione e lotta alla criminalità. Mi sarei quindi aspettato dal sindaco, fin da subito, una richiesta di convocazione del comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico, con all’ordine del giorno i vari problemi di Viterbo, desunti dalla statistica appena letta. Mi sarei aspettato una serie di iniziative tendenti alla comprensione e prevenzione del fenomeno, prima di attuare qualsiasi decisione. Comprensione significa sviluppare progetti attraverso le mediazioni culturali che vadano a studiare comportamenti, tradizioni, costumi abitudini, movimenti, entrando in contatto con i soggetti, anche attraverso le associazioni dove sono iscritti; significa ascolto degli insegnanti ai vari livelli, degli educatori che operano da anni in strutture dove il recupero per i più disagiati è pane quotidiano; ascolto significa andare e coinvolgere gli esercenti della nostra città e operatori di esercizi pubblici in genere, che vivono e vedono cosa accade realmente.

“Solo dopo aver capito il contesto e le situazioni particolari sulle quali il fenomeno cresce – ha aggiunto - possiamo parlare di prevenzione. Prevenire significa formare correttamente gli operatori della sicurezza, come i vigili urbani, attraverso corsi mirati che insegnino a comportarsi, agendo da primi amici delle persone che sono nel disagio e non da nemici che battono cassa. Prevenire significa avviare progetti nelle scuole, finanziati dalle istituzioni e che formino, attraverso le forze dell’ordine ed educatori specializzati, i nostri ragazzi su cosa è la droga, l’alcolismo, la violenza, il razzismo, e che insegnino la tolleranza, il rispetto delle diversità. Prevenire significa anche sviluppare politiche giovanili, di sano e sereno incontro, confronto e scambio, attraverso la costruzione attrezzata di spazi idonei. Prevenire significa anche organizzare convegni, concerti, iniziative autogestite su temi di forte attualità che interessano particolarmente le giovani generazioni”.

“Chiedo pertanto al sindaco – ha concluso - di ritirare formalmente l’ordinanza 119, perché inutile, incongruente e dannosa per il processo di integrazione sociale della comunità viterbese, ricordando che non esiste sicurezza senza solidarietà, e che le misure di sicurezza più certe, che danno i migliori risultati, sono quelle dell’integrazione e non della paura Appena due secoli fa Kant diceva che la solidarietà non è un sogno nobile, ma una reale necessità”.

M. Lozzi


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