Strage di Lampedusa, riflessioni sulla nostra Europa, ultime news -
L'ennesimo disastro umano consumato nel Mediterraneo con circa 300 tra morti e dispersi al largo delle coste italiane, ha riaperto la piaga dell'indifferenza e del cinismo dei ricchi Paesi nord europei nei confronti di chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle catastrofi climatiche. Sull'immigrazione clandestina che sbarca sulle coste italiane, tedeschi, olandesi, inglesi, danesi ed altri, si sono sempre lavati le mani e hanno fatto del tutto perché l'Italia da sola affrontasse la situazione. Forse non tutti sanno che tra qualche giorno centinaia di profughi sbarcati un anno fa a Lampedusa e accolti con riluttanza dai tedeschi, verranno riportati in Italia, questo perché a questi rifugiati  era stata offerta una permanenza di soli 12 mesi in Germania. Quindi tempo scaduto, quindi rientro immediato in Italien!
Ci si chiede allora a che cosa serve la nostra Europa, a parte l'affamarci e ridurci alla disperazione, se al delicato problema della vita degli uomini che fuggono dall'inferno per cercare rifugio da noi occidentali, si girano le spalle e si lasciano a noi italiani tutti i problemi. Se parliamo d'Europa unita, allora dobbiamo ricordare ai nostri partner che le coste siciliane non sono più confini italiani, ma europei.

Se i nostri partner europei pensano che la questione degli sbarchi di migliaia e migliaia di persone disperate che fuggono dall'Africa e dall'Asia sia solo di pertinenza italiana, allora penso che questa potrebbe essere (finalmente!) l'occasione per rivedere accordi e impegni presi a suo tempo a Strasburgo e a Bruxelles. Ancora prima del governo Monti molti di noi si sono chiesti, ed oggi celo chiediamo con più forza,  cosa ci ha portato il progetto unione europea e a cosa è servito se i nostri giovani debbono scappare all'estero per trovare un lavoro minimo dignitoso e se le nostre aziende, una volta prospere e competitive, vanno trasferendosi in Svizzera, Polonia, Romania, Russia e Turchia? Ciò nonostante ci viene ancora detto che l'Europa ci ha salvati...ma da cosa? Se la nostra fiorente industria dall'entrata dell'euro ha perso la sua tradizionale competitività sui mercati internazionali e se da allora ad oggi abbiamo infoltito in maniera esponenziale l'esercito dei senza lavoro? Se una volta, prima dell'avvento dell'euro, con 30.000 lire riuscivamo a riempire il carrello della spesa in un supermercato, oggi lo stesso carrello pieno di spesa ci costerebbe 50 o 70 euro, l'equivalente di 140.000 lire di allora. Chi andava in pensione prima dell'euro con 3 milioni di lire al mese era considerato un signore, oggi, visto che stipendi e pensione, non sono stati mai adeguati, con 1.500 euro di pensione o di stipendio si fa la fame. E allora dobbiamo concludere che per  noi, comuni mortali, l'Europa dell'euro è stata una iattura.

Purtroppo gli uomini delle varie caste che ci governano e ci controllano (guarda caso, loro sì che si sono adeguati gli stipendi), non riescono a pieno a comprendere i nostri problemi. Questi fortunati esseri continuano a dirci che senza l'Europa dell'euro oggi saremmo finiti.... Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: si, siamo finiti, ed è vero, ma a causa dell'euro! Non solo, ma abbiamo perso come Paese mediterraneo la nostra sovranità e libertà di scelta, ora decidono per noi le banche e gli industriali tedeschi. I nostri illuminati governanti, da Prodi in poi, ci hanno fatto entrare nella trappola dell'euro, raccontandoci frottole sul nostro futuro roseo, senza che fossimo, noi poveri mortali, interpellati, né invitati, attraverso un referendum, a dire la nostra. Morale della favola la nave Italia sta affondando e non ci sono situazioni rosee all'orizzonte. Sta affondando perché dobbiamo tenere fede ai patti ferrei sanciti dalla Germania e da tutti gli altri istituti finanziari dell'Europa del nord. In tutto questo l'attuale governo in maniera patetica ci tranquillizza dicendoci che forse un giorno usciremo fuori dal tunnel.  Ma com'è possibile ciò, se il prossimo anno dobbiamo trovare altri 40 miliardi di euro per far fronte ai nostri impegni europei sottoscritti già nell'ultimo governo Berlusconi? Di questa scadenza mortale gli italiani sono a conoscenza? Il governo Letta li ha informati? No, perché altrimenti anche a nuoto tutti gli italiani scapperebbero dal proprio Paese per cercare asilo politico in "Africa". Patto di stabilità, adeguamento ad un PIL dettato dai teutonici, altre incombenze internazionali rappresentano da qui al prossimo futuro il gorgo che ci inghiottirà tutti, perché per chi ci "governa e ci controlla" l'unica strada sarà un ulteriore aumento delle tasse e il taglio di tutte quelle conquiste sociali che in più di mezzo secolo siamo riusciti ad ottenere come la sanità, il diritto allo studio, i trasporti, ecc. Così da grande potenza mondiale industriale, finiremo per diventare una grande potenza miserabile mondiale.

Nei vari seminari, conferenze che dal 2008 Accademia Kronos ha organizzato nelle proprie sedi sul futuro dell'Italia sia economicamente che socialmente, dai molti insigni esperti del settore, non ultimo il prof. Nino Galloni, abbiamo appreso, inizialmente in modo incredulo, ma poi sempre più convinto, che il "giochino" euro sia stato messo su anche per togliere di mezzo dai mercati internazionali l'Italia come potenza commerciale ed industriale che, grazie alla Lira, aveva prezzi competitivi sui mercati mondiali al punto da mettere in difficoltà le politiche di esportazione manifatturiera e soprattutto agroalimentare della Francia, della Germania e di altri "soci" nord europei. Lo scopo di questi "signori", secondo i nostri esperti economisti, ancora prima del 2002, era quello di distruggere l'industria italiana, rendere non più competitivi i nostri scambi commerciali con gli altri Paesi e, soprattutto, fare dell'Italia industriale, una terra di conquista per gli appetiti finanziari stranieri. Dall'avvento dell'euro ad oggi cos'è accaduto a sostegno delle tesi di questi nostri esperti economici, mai volutamente ascoltati dai nostri "illuminati" governanti? Una triste realtà! Le predizioni si sono avverate al 100%. Ci siamo venduti i marchi più prestigiosi del Made in Italy, abbiamo chiuso stabilimenti e imprese all'avanguardia nel mondo, abbiamo perso la competitività nei mercati internazionali, abbiamo mandato a casa milioni di lavoratori, abbiamo fatto suicidare imprenditori sani disperati dal fardello delle rapaci imposte e gabelli sia statali che privati. Abbiamo sotterrato anni di lavoro e sacrifici dei nostri padri che dal dopoguerra al 1990 hanno fatto diventare  l'Italia una grande potenza del Mondo.

Il giochino dell'Euro ha funzionato, l'Italia ora è in ginocchio. Si può sperare di rialzarla? Con questi "illuminati" politici che ci ritroviamo ne dubito seriamente, a meno che anche questi riescano finalmente a capire il grande inganno dell'eurozone e, quindi,  a pensare a qualcosa che ci ridia la dignità del passato.
L'irrigidimento dei tedeschi sul problema migranti africani che, secondo loro, dobbiamo affrontarlo solo noi, potrebbe essere l'opportunità per gridare: < Cara Europa fermati un attimo! Non vogliamo essere più solo tuoi sudditi, ma cittadini uguali agli olandesi, inglesi e tedeschi. Fermati perché vorremmo riprenderci la nostra sovranità di nazione libera. Semmai, con una logica di rispetto ed equilibrio paritario con tutti i partner europei, rifondare un'Europa nuova, non più basata sull'euro e sulla finanza, ma sull'uomo, sulle sue aspirazioni di vita serena e dignitosa. Personalmente penso che solo così si potrà salvare la nave Italia, ma anche quella Greca, Spagnola e Portoghese. Altrimenti restano due possibilità di sopravvivenza per il popolo italiano: fuggire in altri Paesi o riappropriarci della sovranità del nostro Paese, anche uscendo da quest'Europa dell'Euro.

In conclusione vorrei riportare per i nostri parlamentari una celebre frase del grande statista e uomo politico Usa John Adams, scritta da lui all'inizio del 1800, e che è ancora oggi molto attuale.  - "Ci sono due modi per conquistare e sottomettere una nazione ed il suo popolo. Uno è con la spada, l'altro è controllando il suo debito"-.   John Adams


Ennio La Malfa

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