Dal 4 novembre 2008 sul mercato edito da Aracne il primo libro di Annunziato Gentiluomo, dottore di ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione a Torino
Il 4 novembre uscirà sul mercato, edito da Aracne, La qualità televisiva. Definizioni e prospettive di analisi di Annunziato Gentiluomo, dottore di ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione a Torino e docente, presso la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, di Sociologia dell’Informazione e della Comunicazione.
L’autore, in modo fresco e accessibile a tutti, presenta una ricognizione della letteratura più importante sul fenomeno e offre spunti di riflessione per degli interventi in tale ambito. Conscio della difficoltà dell'argomento, che definisce “scivoloso”, cerca di muoversi in modo neutrale cercando, da una parte, di capire cosa attori diversi pensano della televisione, e, dall’altra, proponendo la presenza di pubblicità sociale come un indicatore capace di esprimere una tv di qualità , uno dei suoi “ingredienti”.
Oggi, si può parlare di qualità rispetto alla televisione italiana? La qualità televisiva sembra un ossimoro, poiché la tv di oggi è dominata dal trash, dal pettegolezzo, dallo sbandieramento dell’intimità, dal pressapochismo, dalla parzialità. La mission originaria del medium ha lasciato il posto alle logiche commerciali, all’insegna dell’omologazione della programmazione e del fare audience. Quantità e qualità emergono, dal testo, come realtà che non coincidono, e che spesso premiano programmi molto differenti. Tra i risultati della ricerca si registra una presa di distanza dei pubblici da questo mezzo. Le insegnanti ne discutono con imbarazzo, con sdegno gli adolescenti e con invettiva i giovani laureandi. Tutti decantano un passato migliore di cui hanno nostalgia. Ma perché? E pensare che la televisione, invece, potrebbe essere un meraviglioso oggetto di evoluzione culturale, un bacino di stimoli e di conoscenza quasi infinito. Al contrario appare come un’arena in cui ognuno offre una sua specifica accezione di qualità, in cui i soggetti sono dominati dal proprio particulare, in uno sfondo in cui la legislazione è carente.
Questi i temi del testo che si compone di cinque capitoli. Il primo dedicato alla presentazione della situazione culturale italiana, sfondo della trattazione di tutta l’opera. Il secondo propone le accezioni diverse della qualità televisiva sia da parte di studiosi che di operatori di settori. Il 3° tenta di leggere la storia della Rai in termini appunto di qualità. Il quarto presenta i risultati dei tre gruppi di discussione, interpellati proprio a parlare di ciò che pensano della qualità. E il quinto rilancia la questione dell’accesso all’etere per le Organizzazione Non profit come impegno sociale delle emittenti e quindi espressione di qualità. Secondo Gentiluomo, può darsi che la televisione, aggiornandosi e investendo sul digitale, ritorni ad avere “per oggetto la res pubblica e per finalità un servizio di pubblica utilità, ma al momento, si può solo sperare che così sia” (p. 117).
La televisione è, però, un pericoloso replicante, che va regolamentato. Nel testo, più volte si denuncia una certa assenza del legislativo in Italia in materia di qualità televisiva, stimolando i politici a intervenire per la tutela dei cittadini-utenti. E si propone, fra l’altro, una certificazione ISO anche per i programmi televisivi, poichè i bollini verde, giallo e rosso a poco servono. Gentiluomo, in fine, inneggia alla strada possibile della Media Education, capace di fornire strumenti interpretativi per comprendere le logiche della testualità del medium.
La qualità televisiva. Definizioni e prospettive di analisi è un testo che fa un quadro della televisione di oggi, senza schiararsi, ma facendo luce su meccanismi non chiari a molti. Un testo per gli studenti interessati alla comunicazione. Un libro per tutti poiché tutti siamo, in qualche modo, responsabili di questa realtà. La qualità è relazionale e ogni attore nei processi di senso recita una parte, influenzandone il contesto di produzione. Non ultime le azioni dal basso di blog come quello di Beppe Grillo e di associazione di categoria, come Codacons, Moige, Aiart e Megachip.
Dal punto di vista metodologico, Gentiluomo è ricorso a tre focus group (gruppo di discussione) e alle analisi dei dati Auditel, fonte di inestimabile valore, ma molto snobbata dall’Accademia, attraverso il software Arianna di analisi.
Chiara Faggiolani