L’Autostrada Tirrenica è diventata un caso esemplare di mala politica, almeno per i cittadini onesti.
Ci sarebbe da chiedersi infatti in quale altra nazione sia possibile che una strada statale, la via Aurelia, partita da Roma nel III secolo A.C., venga inghiottita da un’operazione politico-finanziaria il cui risultato finale sarà quello di regalare ai privati un bene pubblico, facendo pagare ai soliti cittadini ciò che è sempre stato gratuito. Sembra un ritorno al passato quando la rendita fondiaria o immobiliare era la regola aurea che arricchiva i vari i nobili o signori e impoveriva le popolazioni.

Non ci sono altre nazioni, si chiede Nicola Caracciolo, che senza reagire permettano a Antonio Bargone (uomo di Massimo D'Alema sostenuto da Berlusconi) di rivestire contemporaneamente il ruolo di presidente della Sat, la Società Autostrada Tirrenica, e di Commissario che dovrebbe vigilare sulla costruzione dell’opera. Non esiste il conflitto di interessi? Evidentemente no. Ma questo, si sa, non è una novità.

Altre considerazioni basterebbero a liquidare l’affaire SAT come un caso di arroganza politico-finanziaria. Gianni Mattioli, ad esempio, sostiene che con la metà dei miliardari investimenti previsti per l’autostrada si sarebbe potuto mettere in sicurezza il tratto Grosseto Sud-Civitavecchia Nord, garantendo una velocità di 110 km/h, contenendo le emissioni, limitando l’impatto ambientale ed evitando non pochi problemi alla mobilità degli abitanti. L’Europa non ha chiesto l’Autostrada, all’Europa andava bene proseguire sull’esempio della variante Aurelia come già realizzata tra Cecina e Grosseto. All’orizzonte non si prevedono incrementi del numero di veicoli circolanti tali da giustificare un’autostrada.

Per Marzia Marzoli, è forte la preoccupazione per l’area naturale della Farnesiana, a Tarquinia, che insieme a quella agricola di Pantano sarà penalizzata e marginalizzata per l’insensata scelta della SAT di non creare strade complanari adeguate per il traffico locale. Strade che avrebbero dovuto precedere i cantieri dell’autostrada. Sull’Aurelia intanto i lavori avanzano a ritmo serrato e ci sono i primi danni per gli abitanti delle aree non più servite da svincoli. Ci sono anche agricoltori, allevatori e aziende agrituristiche. Queste ultime non saranno più facilmente raggiungibili dai turisti.

Diverse centinaia di posti di lavoro, stabili e duraturi, si vanno perdendo per colpa di politicanti e funzionari asserviti.

Ma servirsi della futura autostrada non sarà facoltativo. Sarà obbligatorio infatti per quanti provengono da Roma e che proseguono verso Montalto di Castro e quindi verso Capalbio. Non ci saranno alternative perché una stretta e già pericolosa strada litoranea che corre a valle del tracciato si ferma a Riva dei Tarquini, qualche chilometro dal campo da golf di Marina Velka.

Non si salverà dal balzello neanche il traffico del porto di Civitavecchia diretto o proveniente da Toscana o Umbria. È in arrivo il “bancomat” della SAT: sono pronti infatti i “free flow”, i “nuovi sistemi di riscossione dei pedaggi, senza caselli, che prevedono l’installazione di telecamere all’entrata e all’uscita dei varchi in grado di leggere le targhe”.

Va detto che già ora, per fare quattro chilometri da Rosignano a San Pietro in Palazzi, si esige un pedaggio di 60 centesimi. E così se facciamo da soli due conti, calcolando 14 centesimi a chilometro, possiamo facilmente capire la batosta che si abbatterà su tutti gli automobilisti e trasportatori.

Ecco così l’epilogo per una strada trasformata in autostrada, per una variante libera che con il cambio del colore dei cartelli da blu a verde, diventerà a pagamento. Ma la SAT pensa a tutto e promette ai residenti esenzioni per piccoli tratti, un’arma tutta italiana per abbindolare i cittadini dei paesi salvo poi, con il tempo, revocare o limitare “i privilegi”. Tanto la differenza la pagheranno altri.

Se questo non bastasse, c’è un aspetto che pochi hanno preso in considerazione. È prevedibile, fanno presente gli esponenti No SAT, che il pedaggio applicato sull’attuale variante Aurelia riverserà sulla vecchia Aurelia un esercito di automobilisti, mezzi pesanti con forti rischi per l’incolumità di pedoni, ciclisti e motociclisti. In parecchie località aumenteranno inoltre i livelli d’inquinamento per le emissioni dovute all’incremento inevitabile del traffico rispetto ad oggi.

Eppure nonostante queste semplici considerazioni, nonostante la contrarietà di Italia Nostra Toscana e Lazio, del Coordinamento NO SAT, del Coordinamento ambientalista di Grossetodi Colli e Laguna di Orbetello e di tutti i Comitati e Associazioni Ambientali tosco-laziali, e oggi anche di Movimento 5 Stelle e SEL, nonostante la mobilitazione di personaggi noti come Nicola Caracciolo o Furio Colombo e tanti altri, nonostante tutto, tutto è andato avanti.

E il merito è ascrivibile a quello strano intreccio politica-finanza più o meno sporca dove sono entrati da protagonisti oltre il Monte dei Paschi, l’ex ministro Lunardi del governo Berlusconi, il presidente della Regione ToscanaEnrico Rossi (PD), Altero Matteoli, ex ministro dei Trasporti (PDL) e oggi presidente della Commissione Lavori pubblici in Senato, poi i soliti costruttori nazionali.

Per chi ne volesse saperne di più, Ferruccio Sansa del Fatto Quotidiano chiarisce in questo intervento alcuni aspetti di questo gioco autostradale dove i partiti sono solo apparentemente avversari e traccia un profilo di Antonio Bargone, il potente presidente della SAT.

Recentemente in Maremma, durante il No SAT Day, solo un politico locale ha avuto il coraggio di parlare, incassando gli applausi dei partecipanti riuniti nell’Auditorium della cittadina dell'Argentario, il sindaco di OrbetelloMonica Paffetti. Pur appartenente al PD, un partito in maggioranza pro SAT, il sindaco ha da tempo manifestato la propria contrarietà alla sovrapposizione dell’autostrada alla statale Aurelia nella zona di Orbetello. Molto più importante a parere di Monica Paffetti investire in sicurezza sul territorio, evitando il ripetersi di tragedie come quella recente provocata dall’Albegna.

Per tutte le associazioni l’obiettivo è uno: ritiro del progetto autostradale della SAT, ammodernamento dell’Aurelia e investimenti nel trasporto pubblico in particolare ferroviario, oggi considerato insufficiente.

Intanto sul fronte del lotto in costruzione tra Tarquinia e Civitavecchia, è stato costituito il Comitato di Tarquinia per il diritto alla mobilità tra imprenditori agricoli e turistici oltre che abitanti, che ha presentato una denuncia per i forti disagi anche economici dovuti ai danni prodotti da ruspe e mezzi, assenza di una viabilità alternativa, aumento del numero di chilometri da percorrere abitualmente.

"E’ un’opera - sostengono i comitati - di cui anche a Civitavecchia e nei comuni del comprensorio, si ignorano gli gli effetti a lungo termine, ma che presenterà, purtroppo, un conto salato, fatto di pedaggi che oscillano tra i 15 e i 18 centesimi a chilometro e sarà di fatto obbligatoria per raggiungere, ad esempio, Montalto di Castro o Monteromano.

La Litoranea per Tarquinia sarà di conseguenza interessata da un pericoloso incremento di autoveicoli e mezzi agricoli. Tutto avviene nel silenzio generale. La SAT, la società frutto di un noto intreccio partitico-finanziario-istituzionale, sta realizzando un’autostrada che di fatto costa il doppio di una superstrada. Se si pensa che la variante Aurelia Cecina-Grosseto ha risolto i problemi della sicurezza stradale eliminando le intersezioni a raso, appare evidente come quest’operazione non abbia alcuna logica se non quella di assicurare una rendita a chi partecipa al capitale SAT, ovvero Caltagirone, Gavio, il Monte dei Paschi (indebitato ma pronto a sfruttare l’occasione) e un gruppo di grandi imprese cooperative attive nelle costruzioni.

Peraltro l’avanzamento dei lavori, oltre i danni futuri, sta già producendo (oltre al caso dei fratelli Podda) i suoi nefandi effetti su numerose famiglie e piccole imprese agrituristiche e agricole della Farnesiana, di Pantano, Montericcio, Pian degli Organi a cui, non essendo state previste strade complanari vere come previsto anche dal Codice della Strada, verranno chiusi tutti gli accessi sull’Aurelia “rubata” con conseguente grave penalizzazione economica e perdite per centinaia di posti di lavoro.

I cittadini sono allarmati, dalla cappa di silenzio sul crono programma dei lavori, in avanzamento, riscontrando che nessuno si preoccupa di evitare pericoli, e sacrifici dei residenti, delle aziende agricole, turistiche ed agrituristiche di molte zone interessate dal Lotto 6A. "

Il 25 Novembre scorso, è stato depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia con oltre 900 firme a sostegno, raccolte in poche ore nei comuni di Tarquinia e Civitavecchia, visto che la popolazione è ormai stanca di essere presa in giro dai politicanti e dai funzionari di turno.

Intanto si muove qualcosa anche sul versante del Tar Lazio, che ha dato, finalmente, una data per la discussione del ricorso presentato oltre 2 anni fa, a firma di Italia Nostra Onlus, e da alcuni cittadini di Tarquinia sull’annullamento della delibera n.7 del 5 /11/ 2011 della Delibera CIPE del 2011, riguardante il lotto 6A, unitamente a quello dei lotti Toscani impugnati contro la delibera CIPE del 27 Dicembre del 2012.

La discussione nel merito di entrambi i ricorsi è stata fissata al 9 Luglio 2014, data entro la quale i comitati cittadini cercheranno di tenere nella massima attenzione di tutti, i motivi del ricorso, compreso quello riguardante, la viabilità alternativa insistente, disattendendo l’art. 16 della Carta Costituzionale che riconosce al cittadino il diritto a circolare liberamente su tutto il territorio nazionale, oltre che all’art. II-105 della Carta dei diritti dell’Unione europea.

E altri guai per la SAT arrivano dal fronte romano. L’A12 proseguirà infatti la sua corsa verso sud contro la bretella A12 Roma Civitavecchia/Tor dè Cenci-Latina, un progetto, finalizzato a realizzare un’autostrada a pedaggio che prevede demolizioni, espropri e la distruzione “di due Siti di Importanza Comunitaria, tre aree archeologiche e due Riserve Naturali”.


Intanto sabato 11 gennaio 2014 si è svolto un corteo contro l'autostrada tirrenica. Pubblichiamo un articolo di Civonline.it


"L’Aurelia è morta. Vita ai pedaggi"

Corteo contro la realizzazione dell’autostrada tirrenica. Traffico rallentato Carovana della mobilità con cittadini a cavallo e agricoltori sui trattori. I comitati: «Serve una viabilità alternativa» - Video

PROTESTA CONTRO AUTOSTRADA AURELIA

TARQUINIA - È partita puntuale la protesta contro l’autostrada tirrenica. Stamattina alle 10 la ‘‘carovana della mobilità’’, organizzata dai comitati ambientalisti del territorio, ha preso il via dalla strada vicinale Melledra, località Farnesiana, per dirigersi verso il centro di Tarquinia, fino al palazzo comunale. Una manifestazione che ha raccolto l’adesione di molti cittadini ma anche di imprenditori e agricoltori. Il corteo, scortato dalle forze dell’ordine (lungo tutto il percorso erano presenti polizia e carabinieri) è stato aperto dai residenti della Farnesiana a cavallo, seguiti da una bara con la scritta Aurelia, ad indicare la morte di una strada pubblica che ha ben 2300 anni. Subito dietro, striscioni contro la Sat e l’esplicita richiesta di una viabilità alternativa e del ponte sul Mignone, con comitati e cittadini che hanno camminato urlando a squarciagola lo slogan: «Non c’è progresso, non c’è civiltà se paghiamo la mobilità». Alla manifestazione hanno  deciso di aderire anche i rappresentanti degli agricoltori che hanno sfilato lungo l’Aurelia con i loro trattori:  «Sono anni che ci parlano di cavalcavia e sottopassaggi, ma ancora niente. Con l’apertura dell’autostrada siamo costretti a disagi indefinibili. Anche con i permessi non potremo passare sull’autostrada con i trattori per le forti difficoltà che aumentano nei mesi estivi». Il traffico, in direzione Tarquinia, è stato fortemente rallentato per tutta la mattina.

Tra i manifestanti anche i fratelli Podda, i due imprenditori che lo scorso mese si sono visti abbattere il loro casotto per la vendita dei formaggi e dei salumi: «Altre persone, come noi - ha detto Patrizio Podda - rimarranno senza lavoro. Noi siamo qui a protestare per chiedere una viabilità alternativa. Si sta infatti creando un enorme disagio per i residenti di Tarquinia e non solo. Con questa autostrada si sta compiendo ciò che noi abbiamo sempre pensato, si sta compiendo il più grande sopruso italiano. Stanno togliendo una strada pubblica per restituirne una privata, con l’onere del pagamento del pedaggio per chi da Civitavecchia deve per esempio andare a Tarquinia. Per non dire di tanti residenti che per raggiungere le loro abitazioni sono costretti a percorrere una viabilità impossibile».

A spiegare, ancora una volta, i motivi della protesta estrema è stata Marzia Marzoli che ha parlato a nome dei comitati: «Vogliamo ribadire – ha detto la Marzoli – che questa infrastruttura deve pure rispettare il diritto dei residenti. Noi chiediamo che venga realizzata la viabilità alternativa, le famose complanari che non ci sono e che non sono in grado di ricucire perfettamente il territorio come faceva l’Aurelia. Noi pretendiamo che vengano realizzate, oggi, insieme al ponte che manca, quando questo viadotto verrà occupato dall’autostrada a pagamento. Noi diciamo che il ponte che stanno promettendo con il lotto 6B, e che dunque nel lotto 6A non era previsto, che indecenza, debba essere realizzato adesso insieme alle complanari. Solo dopo, dovrà essere realizzata l’autostrada. In un Paese normale viene fatto questo e non il contrario. Non c’è nessuna istituzione che può pretendere che i cittadini subiscano questo. Basta con le lettere che promettono, qui ci vuole un ponte che si vede. Dov’è?». I comitati martedì incontreranno il prefetto, intanto sono già stati depositati esposti al Tar ed in Procura. «Il presidio – conclude la Marzoli – resterà fino a quando la Sat non ci avrà risposto sui 4 punti che abbiamo richiesto».

E Simona Ricotti, anche lei presente alla manifestazione, dal canto suo ha sottolineato: «Siamo tanti, ma troppo pochi per un problema che coinvolge tutto l’Alto Lazio. Si accorgeranno del danno quando saranno costretti a pagare il pedaggio». (a.r.)


AUTOSTRADA TIRRENICA, ULTIME NEWS 14 GENNAIO - UnoNotizie.it -


MOVIMENTO CINQUE STELLE, REGIONE LAZIO: SILVIA BLASI, CONSIGLIERE REGIONALE M5S LAZIO INOLTRA DENUNCIA ALLA COMMISSIONE EUROPEA SU PRESUNTI AIUTI DI STATO EROGATI ALLA SAT, SOCIETA' AUTOSTRADA TIRRENICA


Silvia Blasi, consigliera regionale del M5S Lazio, ha comunicato di aver inviato una denuncia alla Commissione Europea in merito ai presunti aiuti di Stato erogati alla SAT, la società che sta realizzando i lavori dell’autostrada tirrenica. Blasi ha dichiarato: “Era un atto dovuto quello di attirare l’attenzione della Direzione comunitaria sulla concorrenza. Lo Stato sta trasferendo un bene pubblico come la S.S. Aurelia ad un privato che lo trasformerà in un’ autostrada a pedaggio.

La concessione fino al 2046 dell’Aurelia garantirà alla SAT un introito di oltre 200 milioni di euro, essendo il beneficio annuo stimabile in sette milioni, assimilabile al concetto di “aiuto di Stato” che va contro a tutta la normativa comunitaria.

Il bene pubblico è pubblico e non può e non deve essere ceduto, soprattutto se a fronte di un pagamento irrisorio, a un privato.”




Commenti

I cittadini di Tarquinia non vogliono la devastante Autostrada nella Maremma etrusca e l´acculturato sindaco (si fa per dire) del comune di Tarquinia Mauro Mazzola che fà? Va contro i suoi stessi concittadini non difendendo la Maremma e gli interessi del Comune di Tarquinia, ma organizzando con il pupillo di D´Alema, Antonio Bargone, il 17 ottobre 2011, il convegno della SAT -Società Autostrada Tirrenica- nella sala del Consiglio del Comune di Tarquinia, sottobraccio con Altero Matteoli che era ministro di Silvio Berlusconi. Bravo Mazzola! Ma a Roma c´è un detto antico: Er Santaro se frega una volta..." ed un altro che dice: " Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino..."
commento inviato il 14/01/2014 alle 2:49 da GIORGIA   
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