Tuscia, Viterbo, la leggenda della bella Galiana, ultime notizie cultura – UnoNotizie.it - La chiesa di Sant’Angelo in Spatha, in Piazza del Plebiscito a Viterbo, è legata alla figura di Galiana, protagonista di una delle leggende più famose della città.

Si racconta che nel XII secolo vivesse a Viterbo una bellissima ragazza di nome Galiana, così avvenente che molti giovani arrivavano anche da paesi lontani per poterla ammirare e chiederla in sposa. Galiana però, essendo già fidanzata con un giovane contadino, respingeva ogni proposta. Un giorno, Giovanni di Vico, discendente di una potente famiglia prefettizia di Roma, si recò a Viterbo appositamente per incontrare la stupenda ventenne. Il nobile vide la fanciulla uscire dalla chiesa di San Silvestro, le fece un inchino, ma Galiana non lo degnò neppure di uno sguardo.

Nei giorni successivi, egli compì ogni tentativo per avvicinare Galiana e dichiararle il proprio amore, ma senza risultato. Decise allora di rapire la ragazza. Una notte, mentre Giovanni si arrampicava con una fune alla finestra della camera dove lei dormiva, un fulmine colpì la campana di una vicina torre. I viterbesi spaventati accorsero, impedendo al nobile romano di portare a termine il suo piano.

I priori bandirono Giovanni di Vico da Viterbo, proibendogli il ritorno in città, pena la morte. Ma lui non si dette per vinto e, pur di avere in sposa Galiana, decise di radunare un esercito e mettere sotto assedio la città. Il popolo viterbese si mobilitò subito in difesa della fanciulla, seppe respingere ogni assalto e combatté ferocemente fino ad indurre Giovanni a desistere.

L’uomo fece sapere ai viterbesi che se ne sarebbe andato solo a patto che gli mostrassero un’ultima volta Galiana. Il giorno successivo proprio quando la giovane si affacciò dalla torre di Porta di Valle, una freccia scoccata da un soldato prefettizio la colpì alla gola, uccidendola. È incerto se il soldato scagliò la freccia per sua iniziativa o per ordine dello stesso Giovanni.

Il corpo di Galiana fu tumulato in un sarcofago in marmo bianco, collocato sulla destra del portale della chiesa di S. Angelo in Spatha. Il sarcofago, decorato con un prezioso bassorilievo raffigurante una scena di caccia la cinghiale, è in realtà la copia di uno romano il cui originale è conservato presso il Museo Civico di Viterbo.

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