Le fontane di Viterbo: storia e architettura della fontana del cortile del Palazzo dei Priori, ultime notizie cultura – UnoNotizie.it - Il Palazzo dei Priori di Viterbo si trova in piazza del Plebiscito, centro politico della città fin dal XIII secolo. Esternamente l’edificio è caratterizzato da un portico a nove archi e da un’imponente facciata rinascimentale con due ordini di finestre: a croce guelfa al primo piano, ad arco al secondo, mentre al centro campeggia lo stemma del Papa Sisto V Della Rovere (1481).

Il bel cortile interno presenta un portico databile al 1541, mentre il sovrastante loggiato è del 1632. Da qui, uno scalone conduce al piano nobile dove si trovano stupende sale affrescate con temi riguardanti la storia e i miti legati all’origine di Viterbo. Il cortile è inoltre delimitato da una balaustra in peperino, da cui si gode una bellissimo panorama su Valle Faul, ed è ornato da un’elegante fontana, costruita nel 1624 su progetto del viterbese Filippo Caparozzi.

Nel corso del XIX secolo, l’intera struttura ha subito diversi interventi di consolidamento che ne hanno alterato l’aspetto.  La fontana è posta su tre ampi gradini, contornati da un profondo incasso per lo scolo dell’acqua. Sulla vasca inferiore compare lo stemma del genovese Girolamo Grimaldi, governatore di Viterbo dal 1625 al 1628. Le due coppie di delfini, poste a raccordo delle due vasche, sostengono la coppa di forma ovale che lascia uscire l’acqua dalla bocca di quattro leoni. Sopra, sostenuta da una colonna sagomata, è l’ultima coppa, anch’essa di forma ovale. Sulla sommità si trova un gruppo bronzeo, allegoria dello stemma cittadino, ovvero la palma di Ferento, città distrutta dai viterbesi nel 1172, affiancata da due leoni rampanti, scolpiti nel 1898.

Quella del cortile del Palazzo dei Priori è soltanto una delle numerose e bellissime fontane che si trovano nel centro storico di Viterbo. La maggior parte di esse risalgono al periodo medievale, come attestano le carte topografiche dell’epoca. Le fontane più semplici, a vasca rettangolare, venivano usate come lavatoi o abbeveratoi e poste lungo le vie o in prossimità delle porte di accesso della città. Quelle monumentali, dette “a fuso” o a “coppe sovrapposte”, erano invece installate in uno spazio intermedio fra l’area di pertinenza della parrocchia e la strada, in modo da non ostruire il passaggio. La costruzione delle fontane era finanziata dalle singole contrade, mentre la loro manutenzione era affidata alla magistratura dei Balivi Viarum, preposta a verificare la regolarità dell’afflusso dell’acqua e a far eseguire la pulitura delle vasche.


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