Ultime news - Unonotizie.it - Sta registrando un certo successo una petizione online in cui una mamma ha lanciato l'idea della scuola elementare aperta fino alla fine di giugno, si e' sviluppato un certo confronto. C'e' da dire che a livello sperimentale gia' qualcosa e' previsto da parte del ministero e che comunque, ci sono i centri estivi anche nella scuola pubblica… anche se “a botta” di una media di 4-500 euro al mese, centri estivi della scuola pubblica che talvolta costano piu' di quelli privati fatti da associazioni sportive, ricreative, etc.
Nel dibattito, ovviamente, si fa il paragone con altri Paesi europei e non ci si dimentica della funzione socio-economica svolta da nonni e zii nel contesto. E poi -centrale anche se non per tutti- c'e' l'aspetto economico della vicenda, valutato -almeno per quello che si riesce a sapere attraverso i media- in modo tradizionale da parte delle generica disponibilita' del ministero: cioe' come se l'apertura estiva debba essere considerata solo come un prolungamento del metodo non-estivo.
Se si vuole uscire dall'ambito di un dibattito puramente didattico e tendenzialmente indirizzato verso la ricerca di parcheggi a basso costo per i bambini, quello a cui si deve pensare e' una rivoluzione (che si puo' fare anche in breve tempo….), rivoluzione che parta da tre presupposti:
1 – i soggetti principali che devono trarne vantaggi sono gli alunni
2 – la didattica deve subire un miglioramento/cambiamento
3 – le strutture devono essere all'altezza della situazione (che visto lo stato medio degli immobili scolastici… non e un'impresa da poco).
Quindi, ci sono progetti in merito? Se no, lasciamo perdere, e' meglio dedicare il proprio tempo a giocare coi propri figli, li facciamo piu' contenti. Se si', e' bene continuare a parlarne, proporre, sognare e ipotizzare da parte di tutti i soggetti, tra cui noi come associazione per i diritti degli utenti di un servizio pubblico, genitori (tra cui c'e' anche lo scrivente), insegnanti e personale vario. Il metodo sarebbe quello di una consultazione pubblica con precisi tempi e scadenze (come spesso accade sia nel nostro Parlamento che in sede comunitaria).
Vediamo per punti:
1 e 2 – gli alunni, mediamente, non vedono l'ora che la scuola finisca, perche' la stessa e' quasi sempre estranea ai loro interessi che maturano in ambito societario, culturale, comportamentale. Bisogna quindi che si parli di una scuola in cui gli alunni si divertano ad andarci: dove, per esempio,
* si apprenda la matematica anche con i videogiochi;
* la ginnastica non sia un'opzione saltuaria e la prima cosa a saltare in caso in cui gli antri che vengono chiamate palestre servono a qualcosa che e' sempre giudicata piu' importante dello sport;
* la musica non sia materia praticamente inesistente (e noiosa) se non per degli istituti a specifico indirizzo, e parta dalla musica che i ragazzi sentono tutti i giorni coi vari strumenti elettronici che tutti hanno a casa o nello zaino;
* l'alimentazione non sia solo mangiare ad una mensa piu' o meno decente (la mia esperienza di genitore e' totalmente negativa, nonostante le strombazzate sul biologico e il Km-zero), ma un vera e propria materia di studio basata sulla vita e sui gusti quotidiani di tutti i ragazzi;
* gli strumenti di apprendimento da privilegiare siano quelli della tecnologia e della curiosita': per esempio, gli insegnanti, invece di stare un'ora a parlare di come mangiavano e ruttavano e vestivano e abitavano i romani (e quelli prima e quelli dopo di loro) dovrebbero essere supportati da veri e propri film o serial per ragazzi di quella eta' con storie ambientate nell'epoca di riferimento. Si apprende di piu' in mezz'ora di un telefilm che in cinque ore di un palloso insegnante che ripete le sue nozioni a paperotto. Altrettanto e soprattutto per la geografia, dove all'apprendimento mnemonico astratto dei fiumi e dei monti e dei confini, si sostituiscano storie di vita vissuta di ragazzi in questo o quell'altro posto (mia figlia ha piu' imparato sulla Polinesia e sulla composizione del Globo terrestre dai film sui romanzi di Giulio Verne che non da ore di insegnanti che al massimo mettevano un ditino su un mappamondo o facevano vedere dei disegni sulla composizione dell
a
crostra terrestre). E cosi' anche per altre materie (informazione sessuale e civica -europea e mondiale, non solo italiana- inclusa), ognuno ovviamente nel proprio specifico. Se -ulteriore esempio- invece di andare ad affollare le multisale cinematografiche,- gli ultimi film i ragazzi li potessero vedere nelle scuole, magari ragionandoci dopo su come sono stati realizzati… si' che ci andrebbero volentieri a scuola…
3 – Punto dolente, le strutture. Investire, investire e investire per adeguarle ai punti precedenti deve essere una priorita', non solo in occasione di campagne elettorali, ma con progetti, approvazioni e stanziamenti. Strutture che, per esempio, non facciano stare tutto il giorno i ragazzi nella medesima aula con gli insegnanti che cambiano, ma facciano muovere questi ragazzi da un'aula ad una altra, ognuna specificamente attrezzata alla bisogna, rendendo anche i luoghi comuni di passaggio come vivi (per le pause tra una lezione e l'altra) e non solo corridoi di trasferimento da cui essere costantemente richiamati perche' ci si attarda. Questo significa strutture alla bisogna per palestre, storia, geografia, matematica, musica, etc, dove ognuno trovi li' quello che gli serve a farlo diventare protagonista della materia e non acciughina passiva di insegnanti che ripetono come le solite paperotte. L'importanza di questi investimenti e' sempre sottovalutata, dando invece, per
esempio, priorita' a vere e proprie bombe distruttive come i bonus bebe' per far fronte ai cali di natalita' italica (1).
Tutto questo non significa che gli alunni devono stare piu' tempo a scuola, ma che quest'ultima deve avere tempi non stressanti di presenza, con periodi di riposo piu' frequenti (vacanze d'autunno, d'inverno e di primavera, per esempio, oltre alle tradizioni di fine anno: l'esempio francese, per esempio, con scuola dal 1 settembre a fine giugno e varie pause durante l'anno scolastico, e' interessante).
Ma i soldi dove si prendono? Se c'e' qualcuno che non creda che tutto questo possa essere anche business (e notevole), vuol dire che e' tra coloro che preferiscono che i figlioli continuino a formarsi al di fuori della scuola, sappiano del sesso vedendo i filmini porno in Internet, giochino a pallone in improvvisati e improbabili campetti, odino gli insegnanti e le materie, socializzino solo nei vari Mc Donalds (nulla contro il gigante della ristorazione popolare, ma solo un esempio) e sulle panchine di giardini affogati nello smog urbano, dissanguino economicamente le famiglie per corsi supplementari e parcheggi di vario tipo. Il concetto e' questo: vogliamo e crediamo che il mercato che interessa i ragazzi possa entrare nella scuola, rendendoli protagonisti senza far loro costantemente agognare di uscire dalle mura/prigione in cui o oggi li abbiamo rinchiusi? Se questo e' il concetto di partenza, se -come dicono- siamo tanto bravi ad organizzare cose tipo Expo e stadi per il
calcio, perche' non dovremmo mettere altrettanto ingegno su una tangibilita' come gli alunni e la scuola? O forse questo non accade perche' i ragazzi ancora non votano?


Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Commenti

Insegnanti che ripetono come le solite paperotte Io sono un docente e mi ritengo OFFESO da quest´esempio, ma dove va a finire l´istruzione I ragazzi sono sempre più ignoranti, ogni anno che passa sempre di più e nn mi dica che la colpa è di noi docenti, lo è proprio dei metodi sempre più dispersivi per il sapere. Alunni protagonisti della materia e non passivi Ma così sicuramente non impareranno NULLA e quello che impareranno sarà dispersivo, caotico, per me è tutto assolutamente sbagliato, la direzione in cui sta andando la scuola è errata.I ragazzi sanno sempre meno e la verità è che si vuole restino ignoranti per creare masse manipolabili, per fare in modo che la scuola dia solo una finta istruzione. E poi il fatto che questi studenti non vedano l´ora di uscire dalla scuola non significa niente, perché non è il piacere che si prova nel fare qualcosa che indica la sua utilità, lo studio non è mai piaciuto alla maggior parte dei ragazzi eppure è utile, molto più u
commento inviato il 21/05/2016 alle 1:37 da Alessio  
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