IL PATRIMONIO TROPPO NASCOSTO DI BAGNAIA, GIOIELLO DELL’ITALIA MINORE
Bagnaia è uno dei centri dell’Italia Minore più ricchi di storia e di luoghi di attrazione per il turismo nazionale e internazionale, eppure è ingiustamente e incredibilmente trascurata dai maggiori flussi di visitatori. La splendida rinascimentale Villa Lante, i suoi giardini e i suoi giochi d’acqua - citati anche da Ippolito Pindemonte nelle “Prose campestri” d’inizio ’800 -, il prezioso, intatto e caratteristico centro storico, la millenaria tradizione etrusca e le squisite specialità della gastronomia locale, meritano l’apprezzamento di un più vasto numero di turisti. Da qualche tempo questo già notevole patrimonio si è arricchito di un’altra “emergenza” locale, a dir poco inusuale ma degna di interesse: la presenza delle streghe, da secoli, sul vicino colle di Montecchio, l’ultimo o il primo della catena dei Monti Cimini. Questo affermano le tradizioni e alcuni documenti rinvenuti a Bagnaia.
Già di per sé i Monti Cimini sono monti magici: un complesso di rilievi che occupa il cuore della terra degli Etruschi dell’alto Lazio. Monti magici e misteriosi un tempo completamente ricoperti da una selva fitta e intricata di castagni, querce e faggi, che per secoli protesse quel popolo dalle incursioni dei Romani. Scrive Tito Livio: “Era in quel tempo [300 a.C.] la selva Cimina più impraticabile e spaventosa [invia atque horrenda] di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né ardiva qualcuno entrarvi”.
Forse anche per questa funzione di bastione naturale, ai Monti Cimini sono da sempre attribuiti un ruolo e una “personalità” sacra. Scrive l’archeologo Livio Gasperini: “Quella che compare è un’immensa area sacra, una res divini iuris, un territorio appartenente a nessuno dei centri circumvicini, raramente impiantati al di sopra della quota-tabù dei 300 m. circa s.l.m. donde pare che iniziasse l’area degli antichi religiosa loca”. E ancora l’archeologa Maria Anna De Lucia Brolli: “Il Mons Ciminius con le sue foreste e le sue sorgenti appare come un luogo consacrato a varie divinità protettrici dei boschi e delle acque”.
L’ultima propaggine dei Monti Cimini, all’estremo nord, ricade nel territorio di Bagnaia ed è esattamente il Colle di Montecchio.

LE ORIGINI STORICHE E I DOCUMENTI: LA CONFRATERNITA DELLE DISCIPLINATRICI
(DI LUCA DELLA ROCCA:LA SOCIETÀ DELLE DISCIPLINATRICI NEL TARDO MEDIOEVO- DAVIDE GHALEB EDITORE)
Nei primi anni del 1300 a Bagnaia operava attivamente una Societas Disciplinatorum. Era una confraternita di Disciplinati o Flagellanti, uomini che portavano appesa al cordone del saio la “disciplina” o flagello, una sferza di cordicelle piene di nodi con la quale si fustigavano a mortificazione del corpo e per penitenza dei peccati del mondo.
Lo spoglio della documentazione concernente la confraternita dei Disciplinati di Bagnaia ha fatto emergere un dato importante rimasto finora in secondo piano: la costituzione di una sezione femminile di “Disciplinatrici”, una novità assoluta nel panorama confraternale all’interno della Chiesa Cattolica.
Un documento notarile del febbraio 1446 riguardante Bagnaia testimonia per la prima volta la sua esistenza. Si tratta di un atto di donazione di un apprezzamento di terreno. In questo documento risulta un’istituzione femminile ben definita, dotata di una propria struttura gerarchica evidenziata dall’ufficio della gubernatrix e dotata del potere di accogliere, ricevere, gestire beni per la chiesa di Santo Stefano, posta sotto la sua protezione.
Come è confermato da altri documenti, in questa chiesa era localizzata la sede della sezione femminile dei Disciplinati. Nella consuetudine dell’epoca, l’erezione di un sodalizio in una chiesa o in un oratorio pubblico non era concessa alle confraternite femminili. L’Ordinario, o rappresentante della Chiesa, normalmente non lo permetteva.
Per la fabbrica della loro cappella, invece, le Disciplinatrici potevano persino agire in prima persona per finanziare i lavori e i restauri. Inoltre le Disciplinatrici erano nominate procuratrici in modo che non vi fossero ostacoli giuridici in futuro per gestire in prima persona l’eventuale vendita del bene. Le governatrici donne ai vertici dell’associazione, operanti come procuratrici, potevano secondo il loro giudizio agere (condurre, trattare), petere (richiedere), replicare (svolgere, replicare), excipere (raccogliere, ricevere), oltre a tenere, possedere, alienare e vendere tutti i singoli beni.
L’assetto istituzionale delle Disciplinatrici è definito anche da un altro documento datato 20 dicembre 1462 in cui esse rivendicano un orto tenuto indebitamente da tal Faustino Iohannis Fustinaglie. E’ interessante notare come le attrici della protesta operino in prima persona, senza nessuna mediazione da parte di un interlocutore maschile. Sono loro che impongono a Faustino di sgombrare entro tre giorni l’orto e non entrarvi più, pena una denuncia penale e criminale.
A completare il quadro d’autonomia è la notizia dell’esistenza di un luogo esclusivo di sepoltura per le Disciplinatrici nella chiesa di Santa Maria. Il 4 settembre 1464 ne venne redatto l’atto di acquisto. Il possesso di una zona cimiteriale, così come quella di una propria cappella, sono finora raramente segnalati dalla storiografia.

LE TRADIZIONI E LE LEGGENDE DI OGGI: LE FIGLIE DELLA LUNA
La “scoperta” delle Streghe di Montecchio e dei documenti di cui sopra che alla loro tradizione si collegano, si deve a Pier Isa della Rupe e al marito Franco Pierini, cittadini di Bagnaia, che per decenni hanno ricostruito un mosaico fatto di documenti, ricordi, leggende e tradizioni locali, testimonianze orali e scritte. Una lunga ricerca che ha dignità di recupero antropologico e culturale.
Negli anni ottanta, si imbatterono ripetutamente nei vecchi del paese che raccontavano sempre la stessa storia: le protagoniste erano streghe bellissime, dette Figlie della Luna, che avevano abitato e forse ancora abitavano proprio il colle del Montecchio. Queste creature, secondo i racconti tramandati da secoli attorno al camino acceso, avevano una regina che dettava le leggi seduta sopra un grande trono di pietra, trono che peraltro nessuno aveva mai visto.
La cosa più sorprendente di tutto ciò è che, anni dopo, i Pierini scoprono la “piana sacra” delle streghe. E qui rinvengono, con difficoltà e con l’aiuto del caso, sepolti dal tempo, quello che le leggende locali definivano “trono della regina Isotta”, poi i muraglioni che circondavano la proprietà di quelle creature, le tombe, le grotte ed altri enormi massi megalitici (costruzioni e incastri) chiaramente lavorati da umani, che era facile mettere in relazione con altre “storie”.
E’ possibile - si domandarono i coniugi Pierini - che l’antichissima leggenda delle Figlie della Luna e delle “streghe” del Montecchio sia una delle ragioni per cui le Disciplinatrici acquisissero quel ruolo e potere inusuali e entrassero in possesso proprio  del Montecchio?
Oppure, all’inverso, è stata la presenza delle Disciplinatrici sui quei territori a far nascere le leggende delle streghe Figlie della Luna?

LA PRODUZIONE LIBRARIA LEGATA AL COLLE E ALLE STREGHE DEL MONTECCHIO
Nel 2007 Pier Isa della Rupe ha pubblicato la prima raccolta di racconti che i luoghi le hanno ispirato: “Le streghe di Montecchio” (Fefè Editore di Roma) con prefazione del giornalista RAI Piero Badaloni Alla prima edizione ne sono seguite altre tre, illustrate con foto dei luoghi di cui i racconti trattano.

Nel 2018 una produzione più completa di racconti dal titolo
“ STREGHE” è stata pubblicata dalla CASA EDITRICE “PUBBLISFERA” di San Giovanni in fiore.
Negli anni molti sono stati gli esperti di esoterismo saliti in visita di studio sul Montecchio. Tra di essi Caterina Luisa de Caro, attratta da una delle sue principali emergenze storico-esoteriche - il Masso della Fertilità, poco sotto la Piana Sacra - che considerato una delle più potenti “Yoni” del Mediterraneo; il braciere dei filtri d'amore,,un osservatorio astronomico neolitico; gli Occhi della Dea, e il Trono delle Streghe.
Pier Isa della Rupe e la de Caro  hanno quindi dato alle stampe un altro volume - “Il Masso della Fertilità” - interamente dedicato alla decodifica esoterica del Montecchio e del territorio circostante, e alla interpretazione letteraria degli stessi luoghi. Tutto torna, il cerchio si chiude: il Colle di Montecchio (che supera la “quota-tabù” dei 300 metri di altitudine) secondo la de Caro sarebbe effettivamente un altro di quei religiosa loca di cui scriveva l’archeologo Gasperini. E il Masso della Fertilità è un “dettaglio” di questa sacralità: l’altare da cui innalzare preghiere a chi più può perché tutto il genere umano sia fertile e felice.

LE PASSEGGIATE ESOTERICO-LETTERARIE
Tutto ciò ha creato fin da subito, in un vasto pubblico di appassionati, un interesse spontaneo al luogo fisico del Montecchio e una richiesta tuttora crescente di informazioni e di visite. Per rispondere alle innumerevoli istanze provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, ma anche per evitare che il luogo - a suo modo “sacro” - venisse usurato, deturpato, manomesso, abusato da un flusso incontrollato di persone, i coniugi Pierini nel 2008 hanno iniziato ad organizzare - in modo informale - itinerari esoterico-letterari sul Montecchio. A tutt’oggi una stima approssimativa dice che sul Montecchio sono salite più di 5.000 persone.
Il percorso, guidato da Pier Isa della Rupe e da Franco Pierini, si apre nella piazza di Bagnaia sotto la medievale Torre della Pucciarella con un’introduzione storica sui legami documentali e obiettivi che rendono molto concrete le tradizioni popolari bagnaiole. Ci si sposta poi ai piedi del Montecchio da dove inizia il vero e proprio percorso esoterico-letterario. Lungo il sentiero che sale nello splendido sottobosco cimino, ci si ferma di tanto in tanto in alcune tappe fondamentali, tra cui la capanna di Bianca e Andrea, il masso di Rita Angelutii (la prima “strega” condannata e bruciata in Italia, nel Viterbese, nel 1347), e il Masso della Fertilità (da cui parte l’interpretazione esoterica fatta da Caterina de Caro e contenuta nell’omonimo libro). Pier Isa della Rupe narra della storia e delle storie legate ai singoli luoghi, e si leggono brani dal suo primo libro.
Il colle di Montecchio termina con una non-vetta smussata e qui si giunge al termine dell’itinerario. E’ la Piana Sacra su cui è adagiato il trono della Regina delle Figlie della Luna, da alcuni considerato una sorta di “portale” esoterico. E’ una sorta di torre irregolare e dalla cima concava, scavata in enormi massi sovrapposti che alcuni presumono cavi al loro interno. Chi vuole si adagia in posizione di parto (o di accoppiamento) in quella che è ritenuta la sedia da parto (o appunto da accoppiamento) della regina delle Figlie della Luna. In attesa di sensazioni uniche che spesso arrivano.


 Pier Isa della Rupe

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