ultime NEWS - unonotizie.it - Entra in vigore, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il decretone che introduce reddito di cittadinanza e quota 100 per la pensione. Il reddito andrà a 1,3 mln di famiglie, il 20% straniere: da 40 a 780 euro al mese, 1.330 alle famiglie numerose. Per quota 100, dovrebbe riguardare 290mila persone nel 2019 e altre 680mila nei due anni successivi per circa 20 miliardi al lordo degli effetti fiscali. Secondo i calcoli del Governo tra il 2019 e il 2028 ci saranno oneri aggiuntivi per 46 miliardi e 2,3 milioni di assegni dati in anticipo rispetto alle regole precedenti il decreto.

Ecco nel dettaglio del misure del decretone.

Reddito di cittadinanza.  I requisiti di reddito e di patrimonio per l’accesso al reddito di cittadinanza contemplano un Isee complessivo annuo del nucleo familiare entro i 9.360 euro e un reddito familiare che non superi i 6mila euro (per un single proprietario di casa, elevati a 9.360 in caso di locazione), fino a un massimo di 12.600 euro, in base alla composizione del nucleo familiare (20mila euro se nella famiglia c’è un disabile). Un altro paletto riguarda il patrimonio immobiliare, che non potrà superare i 30mila euro (oltre alla prima casa), sempre ai fini Isee, e mobiliare non oltre i 6mila euro, elevati fino a 10mila euro per un nucleo di tre persone, e di ulteriori 1.000 euro per ogni figlio successivo al secondo. A richiederlo potrà essere anche chi percepisce il Rei, che potrà scegliere se passare al nuovo sistema.

Importi ed obblighi. Gli assegni per gli aventi diritto saranno erogati a partire dal mese di aprile direttamente su una carta emessa da Poste Italiane e arriveranno fino a un massimo di 780 euro. L’importo mensile è infatti di 500 euro per un single con l’aggiunta di 280 euro per l’affitto. Se la casa è di proprietà ma si paga un mutuo, il contributo abitativo mensile scende a 150 euro. Per la pensione di cittadinanza (solo per over 67): massimo 630 euro più 150 per l’affitto. Al crescere del nucleo familiare, cresce l’ammontare del sussidio. Per le pensioni di cittadinanza serviranno 67 anni di età.  Il reddito di cittadinanza potrà essere chiesto via web, agli uffici postali o attraverso i Caf, mentre l’Inps verificherà se si è in possesso dei requisiti. Dopo l’accettazione, il beneficiario verrà contattato dai Centri per l’impiego per individuare il percorso di formazione o di reinserimento lavorativo. Si potrà beneficiare del sussidio “per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi”, rinnovabile “previa sospensione dell’erogazione per un mese prima di ciascun rinnovo”. Il reddito sarà erogato attraverso una card unica emessa da Poste italiane: si potranno prelevare contanti per un massimo di 100 euro al mese se si è single. Chi non spenderà entro il mese i soldi assegnati li perderà. È vietato spendere soldi del Rdc per il gioco d’azzardo pena la revoca del beneficio. I beneficiari del reddito sono obbligati ad accettare «almeno una di tre offerte congrue» di lavoro. Dopo 12 mesi di fruizione del beneficio non si potrà più rifiutare alcuna offerta congrua, pena la decadenza del beneficio.

Le agevolazioni per le imprese. Alle aziende che assumono un beneficiario del reddito viene indirizzato l’importo percepito dal neo-assunto per i mesi rimanenti fino alla fine del ciclo di 18 mesi (o per un minimo di cinque mesi). Per donne e disoccupati da lungo tempo all’impresa viene corrisposta una mensilità extra. Le aziende percepiscono metà dell’importo del reddito (sempre fino a fine ciclo) nel caso in cui il beneficiario usufruisca di un corso di formazione per l’impiego o dell’ausilio delle agenzie per il lavoro (a cui andrà il restante 50%). Agevolazioni concesse a patto che l’impresa aumenti il numero di dipendenti.

Quota 100 parte in via sperimentale per il triennio 2019-2021 e riguarderà un milione di lavoratori. Il decreto approvato dal Consiglio contiene tutti i dettagli della misura, che avrà una copertura di 4 miliardi di euro. Si può andare in pensione con almeno 62 anni di età e un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere esercitato anche successivamente. Il requisito di età anagrafica è successivamente adeguato agli incrementi della speranza di vita. Prevedibilmente, si continuerà a discutere di ulteriori agevolazioni. Ad esempio di aumento della pensione di invalidità a 780 euro al mese. Le eventuali modifiche saranno discusse nel corso del normale iter di approvazione del decreto, che nel frattempo sarà comunque in vigore, con le attuali misure.

Divieto di cumulo. La pensione con quota 100 non è cumulabile, fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Finestre. Chi ha maturato i diritti a quota 100 entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione dal primo aprile 2019; chi li matura dal primo gennaio 2019 avrà diritto alla pensione tre mesi dopo. I dipendenti pubblici potranno andare in pensione dal primo agosto 2019; quanti maturano i requisiti dal 1 gennaio, dovranno aspettare sei mesi. La domanda di collocamento a riposo va presentata con un preavviso di sei mesi.

Opzione donna. Pensioni anticipate secondo le regole di calcolo del sistema contributivo per le lavoratrici con un’età pari o superiore a 58 anni di età e le lavoratrici autonome con almeno 59 anni, che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Il requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi della speranza di vita.

Lavoratori precoci. Abrogati gli incrementi di età pensionabile per l’effetto dell’aumento della speranza di vita per i lavoratori precoci, che potranno andare in pensione a 41 anni trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti

Fondi bilaterali. I fondi di solidarietà bilaterale potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito ai lavoratori che raggiungono i requisiti di quota 100 nei successivi tre anni. L’assegno può essere erogato solo in presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale con i sindacati, in cui si stabilisce il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di chi lascia.

Pace contributiva. In via sperimentale (triennio 2019-2021) i lavoratori che non hanno maturato contributi al 31 dicembre 1995 potranno riscattare in tutto o in parte i periodi compresi tra il primo e l’ultimo contributo; i periodi possono essere riscattati per massimo 5 anni anche non continuativi. Il costo sarà detraibile al 50% in cinque quote annuali. L’onere per il riscatto può essere sostenuto dal datore di lavoro destinando i premi di produzione spettanti al lavoratore. Il versamento si potrà effettuare il 60 rate mensili, senza interessi per la rateizzazione.


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