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VITERBO / 27-11-2008

VITERBO: UNA PROVINCIA POVERA CON MOLTI RICCHI. IL SUO AEROPORTO: UN VOLANO SENZA MOTORE. LA SUA CLASSE DIRIGENTE: IL MOTORE VECCHIO ED INCAPACE

 

Egregio Direttore,

Alcuni sostenitori del progetto di un grande aeroporto “ad alto potenziale” a Viterbo, ritengono che si debba accettarne le conseguenze negative, di cui si dichiarano consci, (non saprei fino a che punto!), perché abbiamo già perso troppi “treni” nel passato, (autostrada, ferrovia, ecc.) e questo potrebbe essere l’ultimo che ci viene offerto, per rilanciare la nostra economia e provvedere ad un futuro per i nostri giovani.

Si ritiene, a ragione, che le grandi opere di collegamento siano dei volani formidabili per lo sviluppo di un territorio. Ma, a mio parere, non bastano, se in quel territorio non ci sono le condizioni essenziali che consentono poi ai volani di avviare i meccanismi economici!

I volani si esauriscono, in tempi più o meno brevi, nel frattempo i “motori” produttivi locali devono avere raggiunto la capacità di autoalimentarsi, rendendosi autonomi dagli strumenti originari che li hanno stimolati. Ma nessun volano può stimolare un “motore” che non c’è!

Forse la lontananza dalle grandi vie di comunicazione, autostrada e ferrovia, hanno penalizzato Viterbo ma, nello stesso tempo, ha avuto qualcosa d’altro in cambio, che avrebbe potuto costituire un importante volano per il suo sviluppo.

Mi riferisco alla grande concentrazione di caserme militari che, a quei tempi, era, forse, pari solo ad alcune località del Friuli, (ma nel Nord-Est passava la cortina di ferro!).

L’indotto di migliaia di militari, sia di leva che professionisti, in misura di circa un militare ogni dieci abitanti, avrebbe dovuto costituire un volano formidabile per l’economia viterbese, anche considerando il turn-over dei militari, particolarmente quelli di leva, che si avvicendavano nel capoluogo e che rappresentavano una pubblicità gratuita e capillare, in tutto il territorio nazionale.

Si può ben dire che annualmente e per decenni, decine di migliaia di "turisti” hanno sostato nelle nostre contrade; forse di più dei passeggeri che sbarcherebbero dall’aeroporto cittadino diretti a Roma, per i quali Viterbo è solo uno scalo di transito.

Ma il nostro sistema economico non ha tratto l’opportunità per svilupparsi e rendersi autonomo dal “volano” che l’aveva stimolato ed, appena quest’ultimo ha ridotto il suo potenziale, dovuto a riduzioni degli effettivi, a causa del passaggio da un esercito di leva ad uno di professionisti, ci si è accorti che la cinghia di trasmissione, che univa il volano con l’economia autoctona, era ancora intatta e che il potenziale del primo non si era trasferito alla seconda.

L’energia del volano, cioè la sua ricchezza prodotta, non ha fatto sistema, ma si è fermata ai singoli individui, o al massimo a singole categorie.

Il benessere individuale, nella nostra Città, è sempre stato visibile, all’osservatore esterno, attraverso gli indicatori tipici, (negozi di vestiario, case ,automobili, ecc.), mentre quello sociale,(servizi pubblici, strade, imprese economiche, ecc.),è sempre stato visibilmente ridotto; una provincia povera, con molti ricchi!

Ci sono alcune provincie del Nord Italia, che hanno buoni indici economici e di sviluppo, pur non godendo di rapidi collegamenti con le grandi direttrici stradali e ferroviarie e non possedendo, ad un paio di km dai loro centri abitati, aeroporti internazionali, come quello che “dovrebbe” sorgere a Viterbo.

Penso alla città di Belluno, che è collegata via terra alla direttrice Milano –Trieste, da un’autostrada, quindi a pagamento, sempre intasata, i cui tempi per raggiungere l’area di Mestre sono spesso lunghissimi, con interminabili code.

Eppure è una delle città medie più sviluppate e vivibili d’Italia e non ha nessun grosso scalo aeroportuale nelle sue vicinanze!

Viterbo, invece, da circa venti anni, è collegata attraverso una superstrada, con percorrenza gratis, con una grande arteria stradale, l’Autostrada del Sole; ma, da allora, quale vantaggio ne ha tratto il Capoluogo?

Anzi, con il venire meno dei famosi volani,di cui si è accennato sopra, la sua economia è venuta scemando sempre più.

C’è da ipotizzare che lo stesso avvenga anche con la costruzione di un grosso aeroporto; con lo svantaggio finale che, questa opera, comprometterebbe per sempre altre attività produttive, specie in campo turistico-termale-culturale-ambientale, che non si sono sviluppate, finora, esclusivamente per incapacità, o mancanza di volontà dei viterbesi!

A mio parere, il dramma che si consuma in questa provincia, è quello così magistralmente espresso nella commedia di Samuel Beckett, “Aspettando Godot”!

I viterbesi, come Didi e Gogo, si lamentano del freddo, della fame e del loro stato esistenziale, in attesa di un signor Godot, che dovrebbe arrivare per riscattare la loro sorte.

Unica differenza, con i due personaggi vestiti come barboni, è che i viterbesi, per fortuna, sono sempre vestiti bene!

Se si smettesse ad aspettare Godot, che non arriva mai e ci interrogassimo, invece, quali ruoli dovrebbero avere chi, invece, c’è da sempre: la classe dirigente viterbese! Politici, amministratori, presidenti di associazioni, ecc., quasi sempre gli stessi da anni, anzi, da decenni!

Possibile che il ricambio sia così lento; sono i giovani e con loro le nuove idee, i nuovi stimoli, che mancano, oppure è la vecchia guardia che ne impedisce la sostituzione? E quelle poche volte che vengono inseriti nell’establishment, vengono poi condizionati, o filo-guidati!

Se non siamo in grado di rinnovare una classe dirigente vecchia ed incapace, priva di idee ed iniziative sostenibili, ma aspettiamo sempre un Godot che non arriva mai, saremo sempre destinati ad un sottosviluppo ed in balia del primo ammaliatore che sale sulla scena!

Se i nostri amministratori non sono stati nemmeno capaci di creare una appena decente industria termale integrata,utilizzando le potenzialità esistenti, anzi, lasciando perfino che le vecchie strutture Inps cadano a pezzi, come possiamo fidarci di loro quando dicono che ci vogliono portare sullo spazio e si mostrano in compagnia con un astronauta?

Ma a noi basterebbe qualche fanghina e qualche sciur Brambilla con le sue fabbrichette!

Giuliano Massaro


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