VITERBO (UnoNotizie.it)

 

Anpi – Comitato provinciale di Viterbo

Libreria Malatesta – ex Ceramiche Tedeschi - Viterbo

Venerdì 24 Aprile – ore 21,00 

 

 

Personaggio scomodo, perennemente fuori dal coro, Fulvio Grimaldi è stato una delle firme più autorevoli del Tg3, ai tempi di “Telekabul”. In questi giorni fa uscire, quasi contemporaneamente, un documentario – Araba Fenice, il tuo nome è Gaza – e un libro – Di Resistenza si vince – entrambi incentrati sulla crisi del Medio Oriente e, soprattutto, sul tragico conflitto israelo-palestinese, con i suoi riflessi nel mondo. Di Resistenza si vince – malatempora editrice-  verrà presentato dall’ANPI a Viterbo il 24 Aprile, alle ore 21,00, presso la Libreria Malatesta.

 

Sei scomparso dalla Rai, chi ha imposto la tua marginalità?

 

“Nessuno ha imposto niente. Me ne sono andato io, sia perchè, con la normalizzazione di D'Alema, l'ambiente era sparito dal telegiornale, o, quanto meno, il suo trattamento critico, per me indispensabile, sia, soprattutto, perché dopo la prima notte di bombardamenti su Belgrado, 24 marzo 1999, la direzione ci disse che dovevamo interpretare quell'aggressione, tesa a squartare la Jugoslavia, come "intervento umanitario". Preferii prendere una telecamera e andarmene a Belgrado per realizzare un documentario che disintegrasse tutte le balle inventate per giustificare l'aggressione Nato.”

 

Il mondo dei libri, come quello dell’ informazione, è in mano a tre signorotti milanesi. Le cricche dei critici sono controllate dalle cugine dei

signorotti di sopra. Tipografi, promotori, distributori, grossisti, magastore e librai…anche. Come si sopravvive?

 

“Bè, un esempio sei tu. Altro esempio sono le tantissime, validissime piccole case editrici, portatrici di contenuti alternativi, insoliti, anche sanamente eversivi. Mi pare che guadagnino sempre più popolarità di fronte all'oligopolio dei baroni. Certo, che la fatica è grande. Poi c'è la pubblicazione online... In ogni caso: "one solution, revolution".”

 

 

Il nuovo imperialismo gioca molte sue carte per avere un diffuso consenso. In pratica: i palestinesi stanno una chiavica, ma non se ne riesce nemmeno a parlare. Perché? Basta, per spiegare il tutto, il nostro un senso di colpa fassbinderiano?

 

“Beh, quel senso di colpa è stato coltivato meglio degli organismi geneticamente modificati. E' stato capace di paralizzare perfino il buonsenso e, peggio, gode della complicità di un'architettura immensa e poderosa di regimi e concentrazioni mediatiche succubi o sodali della lobby ebraica internazionale e che ha privato di autonomia perfino le voci libere. In più il modello israeliano di repressione sociale e di colonialismo è invidiato e in futuro copiato dai poteri imperialisti che stanno per affrontare sollevazioni interne e conflitti esterni determinati dall'acutizzarsi della crisi. Sulla Palestina, come anche sull'Iraq, questo coacervo di cinica ferocia è riuscito meglio che in qualsiasi momento della storia a rovesciare la verità nel suo contrario.”

 

La crisi è forte, è di sistema: come si esce?

 

“Ripeto, "one solution, revolution". Non sono cattolico, anzi, ma in Brasile ho incontrato alcuni missionari della teologia della liberazione che erano autentiche avanguardie rivoluzionarie. Ribadivano che un'uscita dalla crisi e dal sistema non può non determinarla che una rottura totale con tutto l'esistente. E se lo  dicono loro! La ricchezza che c'è nel mondo è sufficiente a farstar bene tutti e di più. La crisi è determinata dagli eccessi della voracità capitalista e ora dovrebbe essere utilizzata come pretesto (come l'11/9 per la guerra infinita) per un'ulteriore concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi terminator. Per questa esperienza è passata l'America Latina durante gli anni '70, '80, '90 e ne sta uscendo con una serie di insurrezioni di massa (Bolivia, Ecuador, Paraguay, Argentina) o con uno spostamento a sinistra dell'elettorato (Venezuela, Brasile, Uruguay), anche se i risultati sono stati alterni. E' un bell'insegnamento.”

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