ROMA (UnoNotizie.it)

 

Convegno ACLI presso la Sala Baldini, Chiesa di S.Maria in Campitelli, a Roma

 

Ho letto da qualche parte:

 

BEATA LA FAMIGLIA CHE  RISCOPRE L’IMPORTANZA DELLE PICCOLE COSE E DELLE GIOIE SEMPLICI; ESSA SAPRA’ VIVERE LO STRAORDINARIO NELL’ORDINARIO.

 

Per fissare il concetto della Famiglia mi piace ricordare quanto tratto da “Una Storia Vera”di David Lynch:

 

Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro.

Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo.

Non era certo un’impresa difficile.

Poi dicevo loro di legare insieme i rametti, gli davo il mazzetto e gli dicevo di

Provare con quello.

Ovviamente non ci riuscivano

"Quel mazzetto – gli dicevo – quello è la Famiglia".

 

Alla luce di quanto sopra mi chiedo: su quali modelli, oggi, è possibile costruire insieme la felicità, l’educazione ed il benessere nella famiglia superando i disagi e le sofferenze che in alcuni momenti  accompagnano la nostra vita.?

 

La risposta non è certo facile alla luce della profonda sfiducia nelle prospettive future delle famiglie.

E non bastano, come detto da più parti, le rassicurazioni del Governo a rendere tranquilli i  nuclei familiari  italiani,  esposti alle conseguenze della grave crisi finanziaria che attraversa l’Italia e l’Europa.

 

Questo è quanto sottolineato dalle Associazioni Cristiane dei lavoratori italiani. E le ACLI  si pongono da intermediari al Governo per  chiedere di individuare soluzioni che siano capaci di ridare fiducia nel sistema.

 

 Produrre, dunque, un piano di agevolazioni per le famiglie che si dimenano tra serie difficoltà nel quotidiano, quali l’emergenza casa, la diminuzione del potere d’acquisto, l’instabilità occupazionale.

 

In tale ottica, le ACLI, intendono ricostituire il “mazzetto“ di cui sopra, privilegiando la centralità della persona e della FAMIGLIA, in tema con la  Dottrina Sociale della Chiesa, promuovendo politiche integrate al disopra della mera logica di ogni assistenzialismo deteriore.

 

Famiglia, bene comune della Società di cui  affermare il ruolo di soggetto sociale e politico.

 

Ecco l’esigenza di  valorizzare il protagonismo sociale e la solidarietà: risposte alla disgregazione del tessuto sociale. Mediare perché attraverso la rete di circoli, servizi, imprese, progetti ed associazioni specifiche,si tessano i legami con la società e si favoriscano forme di partecipazione e di democrazia.

 

Viviamo tempi segnati da una crisi economica e finanziaria che, solo apparentemente, tende a ricomporsi. Gli effetti destabilizzanti dello scenario odierno impongono concreto senso di riflessione e responsabilizzazione da chi ha il compito di affrontare le problematiche legate alla crisi in atto.

Riflessione sui perché di questa crisi di portata mondiale, sulla carenza di etica e crisi, dunque, di Valori che hanno intaccato la fiducia nelle relazioni economiche.

 

Crisi che, nel suo divenire, anno dopo anno, ha modificato il comportamento delle persone, dei Governi, delle Istituzioni. E’ BENE RIFLETTERE sul tema che investe il Bene Comune,  nuovo volto della “questione sociale“. Necessaria, perciò, una penetrante azione educativa.

 

Intervenire sull’etica in tutti i campi dell’interagire umano,sulla necessità di avere stili di vita basati sui valori da tutelare e promuovere il sostegno alle Famiglie: occupazione per tutti e solidarietà con i più deboli.

 

A tutto ciò sono chiamati i Giovani, al di là di stereotipi comuni da sensibilizzare con azioni mirate ad allargare le loro conoscenze  e le  relazioni interpersonali per  gestirle secondo i canoni della logica di reciprocità.

 

Educarli al mondo del volontariato sociale, a valori culturali che interagiscano in gruppi di solidarietà e capaci di realizzarsi in contesti in cui si articolano anche le diversità.

 

Da qui l’investimento delle ACLI, sulla creazione dei Punti Famiglia, strategia che coincide con lo sviluppo dell’Associazione, come apertura e confronto per la rigenerazione politica, culturale ed organizzativa sul territorio.

 

Il Punto Famiglia si propone ad un’attitudine ad operare non solo per le famiglie, ma con le famiglie, con tutti i suoi membri: bambini, giovani, anziani, immigrati, disabili o persone sole,  favorendo una democrazia partecipativa, attraverso cui attivare percorsi di condivisione e processi decisionali allargati.

Sana ed altrettanto auspicabile la strategia di promozione degli oratori di ispirazione Cristiana, fucine attive per promuovere la formazione integrale dei bambini prima e dei giovani a seguire, nella prospettiva di creare soggetti liberi, responsabili ed attivamente partecipi alla vita delle comunità locali, nazionali ed internazionali, dove si apprenda ad essere “ BUON CRISTIANO ED ONESTO CITTADINO”, per potere essere un rametto del mazzetto che è la FAMIGLIA, e si riscopra l’importanza delle piccole cose e delle gioie semplici.

 

 

In tema con gli argomenti su esposti, ma con chiave di lettura anche critica, si colloca l’intervento del Presidente delle ACLI provinciali di Viterbo, Renzo Salvatori, che riporto integralmente:  

 

Dopo tanti qualificati interventi, diventa difficile dire qualcosa di nuovo e di originale sulle tematiche inerenti le famiglie. Tutti da anni si cimentano in analisi, studi, approfondimenti, proposte, programmi elettorali…. Ma poi? Poi purtroppo, e non se ne capisce la ragione,  i problemi non vengono affrontati con la dovuta determinatezza e le decisioni che vengono assunte, difficilmente sono risolutive.

 

Fatto questo preambolo, credo sia importante come cittadino e come cattolico militante nelle ACLI, testimoniare la più incondizionata e convinta adesione all’istituto famigliare.

La Famiglia non è solo il luogo ove farsi compagnia, ove sostenersi vicendevolmente, ove esercitare la solidarietà ,ove scambiarsi effusioni d’affetto, ( anche se a volte diventa il luogo di esercizio di variegate violenze… ma questa è una distorsione)..

 

La famiglia è anzitutto la culla dell’Amore. E’ la testimonianza vissuta della donazione gratuita dell’uno all’altra. E’ il completamento vicendevole della personalità di ognuno. E se ciò viene vissuto illuminati dal Vangelo, sappiamo che ricade sulla famiglia una grazia speciale, dovuta al Sacramento , ma anche alla manifestazione dell’Amore di Gesù  che ha detto “dove due o più sono uniti nel mio nome lì sono io in mezzo a loro”

.

Fortificati da questa presenza i coniugi riescono a mettersi in gioco quotidianamente ed a vedersi sempre nuovi, pur nell’abitudine di anni vissuti insieme. E trovano la forza di accettarsi per quello che sono e perdonarsi a vicenda.

 

Se nella famiglia si crea questo clima di pace e serenità, tutti i componenti, a cominciare dai genitori porteranno all’esterno questo clima di unità interna che diventa un arricchimento ed un fattore di stabilità per le persone con le quali si viene in contatto sul luogo del lavoro, nel sociale e nel tempo libero. Tutti traggono beneficio dalla pace e dalla serenità della persona con la quale ci si rapporta e quindi  la pace in casa e la serenità tra i coniugi sono fattori di stabilità per la società intera.

 

Ecco perchè è interesse diretto della Società e di conseguenza dello Stato fare in modo che la cellula famiglia funzioni, sia salvaguardata, tutelata ed aiutata.

Nella gioia , ma ancor più nel dolore, tutti sperimentiamo quanto la famiglia riesca a sostenere ed aiutare a superare anche le prove più ardue.

 

Per questo dobbiamo batterci perché le Istituzioni compiano scelte  che aiutino le famiglie.

 

Sull’argomento ci sono trattati e studi importanti e certamente io non sarei in grado di cimentarmi in questo campo.

Ho riflettuto invece sulla condizione che sto vivendo con i Miei e che è simile a tante famiglie di mia conoscenza , per cui ho scelto di offrire la mia testimonianza.

 

Con Nicoletta siamo sposati da 41 anni, sono pensionato, due figli sposati e quattro nipotini, un figlio celibe, laureato in attesa di sistemazione  e fino a poco tempo fa avevo anche i genitori di 94 e 93 anni.

 

Comincio con l’anziano, mio padre, deceduto qualche mese fa…Per oltre un anno è stato allettato. Abbiamo scelto di tenerlo a casa perché questo era anche il suo desiderio.

Mio padre aveva una pensione da artigiano poco superiore al trattamento minimo e percepiva l’assegno di accompagnamento.

Aveva necessità di assistenza continua, somministrazione di alimenti via flebo, a volte ossigeno, sostituzione di catetere. Abbiamo assunto due badanti per assisterlo nelle 24 ore. Per certi servizi occorreva però l’infermiere professionale o il medico. L’assistenza sanitaria domiciliare prestata dal Servizio Sanitario è stata assolutamente carente ed insufficiente e spesso, nel panico, siamo dovuti ricorrere a prestazioni private, notevolmente costose.

Con la sua pensione papà non è riuscito a pagarsi ciò che gli necessitava !

 

Mia Moglie: Abbiamo scelto che facesse la madre e la moglie e per questo dopo il matrimonio, ha lasciato il lavoro ed è stata a casa a disposizione della famiglia… figli, marito, genitori. E’ una scelta che rifaremmo anche se con un solo stipendio (ero dipendente dell’INPS) abbiamo dovuto fare delle rinunce. I nostri figli non sono andati all’asilo nido e quindi questa spesa non è gravata sulle Istituzioni. Ma non abbiamo avuto alcun riconoscimento di ciò, anzi ci furono tolti gli assegni famigliari (governo Andreotti). Anche oggi non mi si riconosce la detrazione per moglie a carico, perché con il reddito della casa che abitiamo, e che è intestata   ad ambedue, mia moglie supera il limite stabilito dalla legge. Se invece la casa fosse stata intestata soltanto a me, avrei avuto diritto alla detrazione di circa 400 euro sui redditi. Questa è un’altra scelta contro la famiglia.

 

Mio figlio: laureato in giurisprudenza da tre anni, sta svolgendo praticantato in uno studio legale di Roma. Ha trenta anni. Non percepisce compenso,non è assicurato. Frequentando gli studi professionali ed il tribunale, ha maggiori esigenze di quando studiava, specie per il vestire, e deve comunque seguire corsi di preparazione per gli esami di Stato… Costa più di quando era studente universitario. E’ a completo carico dei genitori e lo Stato non lo riconosce né come disoccupato, né come inoccupato. Ma lui vive ed è una realtà sociale insieme a tanti altri giovani assolutamente.”

 

Michelangelo Mantovano

Promotore Sociale ACLI

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