TUSCIA -MARTA- (UnoNotizie.it)

La Tuscia, terra degli Etruschi, è ricca di molte tradizioni, provenienti da antichi riti pagani, e di manifestazioni culturali che da secoli scandiscono il passare delle stagioni, esaltando i prodotti del territorio. Dal lontano 1500 il paese di Marta, in provincia di Viterbo, sulla sponda meridionale del lago di Bolsena, ospita il 14 maggio di ogni anno la Festa della Barabbata, chiamata preferibilmente dalla gente del posto Festa delle Passate o Festa della Madonna del Monte. Il caratteristico appuntamento nasce da una forte tradizione religiosa e riserva sempre un intenso coinvolgimento sia per chi vi partecipa sia per i numerosi turisti che da tutta Italia vengono ad assistervi. Dal lungo lago, salendo fino al Santuario della Madonna del Monte, sfilano in una processione itinerante una quindicina di carri allegorici, detti “fontane”.

I carri illustrano le attività lavorative, i prodotti tipici locali e sono splendidamente addobbati con fiori, frutta e vari tipi di pesci (coregoni, lucci, persici, trote, anguille, tinche) di dimensioni eccezionali. Il corteo è formato da quattro corporazioni:i Casenghi (gli odierni butteri), i Bifolchi (i boari), i Villani (i contadini), e i Pescatori. Una giuria preposta assegnerà successivamente un punteggio ad ogni carro con relativo premio. Punto nodale dell’evento è l’arrivo al Santuario, dove avviene l'offerta propiziatoria dei prodotti della terra alla Madonna.

Il lavoro dell’uomo e i frutti della natura trionfano in una giornata solenne, conservando tutta la genuinità e l’integrità del mondo contadino di una volta, sullo sfondo di una religiosità popolare che affonda le proprie radici in una cultura agreste densa di significati e di valori mai dimenticati. Nella Barabbata è possibile rintracciare una mescolanza di elementi sacri e profani, una struttura arcaica che riconduce ad antiche pratiche rituali di offerta delle primizie primaverili, legate alla fecondità e al ciclo delle stagioni. Da una parte c’è la liturgia cristiana della Madonna del Monte, dall'altra antichissime celebrazioni, come quelle in onore della dea Cerere, alla quale venivano consacrate le primizie della terra in segno di devozione. Presso i Romani Cerere, l’equivalente di Demetra per i Greci, era una divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dell’agricoltura e delle messi, ma anche dea della nascita poiché tutti i fiori, la frutta e gli esseri viventi erano ritenuti suoi doni.

Per i requisiti che la contraddistinguono, Cerere può essere facilmente accostata alla figura della Madonna, essendo entrambe sinonimo di fecondità. Del resto, con il passaggio dal paganesimo alla religione cristiana, la sostituzione di figure divine era molto frequente e così,nella Madre di Dio, si sono condensate funzioni e prerogative che in precedenza erano state appannaggio di diverse divinità pagane. Fin dagli albori della storia, l’uomo ha sempre avuto bisogno di personificare i fenomeni naturali, come prodotto di entità sovrannaturali. Nelle religioni naturalistiche e arcaiche un ruolo fondamentale veniva attribuito alla terra, dal quale fecondo grembo si generava ogni essere vivente. Durante l’inverno la natura ritemprava le sue energie che poi in primavera tornavano a riaffiorare, in una sorta di catarsi rigenerativa, come rinascita ad una nuova vita. Per gli antichi, quindi, lo scorrere del tempo e il volgere delle stagioni venivano ritenute opere compiute da divinità legate alla terra e celebrate con riti propiziatori intensi e spesso sfrenati.

La Barabbata di Marta, rievocando remote mitologie, si configura come una delle feste primaverili più complesse e controverse del panorama italiano. E’una straordinaria manifestazione di fede e, al tempo stesso, contiene caratteristiche che si discostano dagli orientamenti ufficiali della Chiesa, costituendo fertile banco di prova per studi etnografici e antropologici. E’evidente come, nonostante il passare dei millenni, i rituali, le credenze e i costumi locali non sono cambiati ma anzi continuano a persistere tenacemente nel folclore e nel sentimento popolare.

Elisa Ignazzi

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