TUSCIA-VITERBO (Uno Notizie.it)

Mario Monicelli è nato in Toscana, a Viareggio, il 15 maggio del 1915. Figura storica del cinema nostrano, mai come nel suo caso si dimostra più adatto l’appellativo di “mostro sacro” .

Il regista ha creato titoli straordinari, in quel vasto catalogo che va sotto il nome di commedia all'italiana,e la sua ricchissima filmografia annovera grandi successi di pubblico e critica, ormai entrati di diritto a far parte della storia della cinematografia. Nel 1966 ha realizzato L'armata Brancaleone, assoluto capolavoro del cinema popolare del dopo guerra, con un cast eccezionale che ha visto interpreti, tra gli altri, Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volontè, Enrico Maria Salerno.

Gran parte delle scene del film sono state girate nell'alto Lazio, nelle zone a ridosso dei laghi vulcanici di Bracciano e Bolsena, e a Viterbo, dove il portone della vedova appestata è quello di Palazzo Chigi, nell’omonima via.

E’ stato proprio Monicelli qualche tempo fa a soprannominare Viterbo “una piccola Cinecittà”. Infatti escludendo Roma, centro dell’industria cinematografica in Italia, la provincia di Viterbo è quella del Lazio che ha ospitato il maggior numero di set, non solo per la vicinanza con la capitale, ma soprattutto per la qualità e la varietà del suo affascinante territori la Maremma, il mare di Tarquinia e Civitavecchia, le zone a ridosso dell’Umbria, Orte e la valle del Tevere, l’area pre-Toscana e, a sud, la campagna romana. Mari, monti, fiumi e laghi: tutti paesaggi estremamente definiti e sostanzialmente intatti, pronti a trasformarsi in attraenti sfondi per il cinema.

Il film è ambientato in un Medioevo in cui si snodano le improbabili avventure di una sgangherata banda guidata da un memorabile Vittorio Gassman, lo spiantato cavaliere Brancaleone da Norcia, che si mette alla testa di un gruppo di scalcinati senza famiglia e parte alla conquista del feudo di Aurocastro, in Puglia.

Il film è un poema eroicomico ma, pur rientrando nei classici esempi di commedia all'italiana, dilata i suoi confini in una più ampia sfera culturale incorporando modelli alticome Kurosawa e Calvino.

La pellicola offre al pubblico parecchi spunti di riflessione grazie all'arguta ed intelligente sceneggiatura del fantastico terzetto Monicelli, Age e Scarpelli che, attraverso una rilettura storica in chiave nazional-popolare, trasforma la parlata dei personaggi in un gergo postlatino-viterbese assolutamente irresistibile.

Il ritratto del Medioevo italico che scaturisce dall'ambientazione de L'armata Brancaleone risulta, per la prima volta nel cinema italiano, verosimile e realistico, rivisitando pesantemente le gesta cavalleresche tipiche di tanta letteratura romantica. Monicelli infatti ritrae un’Italia miserabile, popolata di disperati, straccioni, cialtroni ed appestati, perennemente divisa tra vizio e virtù, fede e peccato, spirito e carne, eros e morte.

Grazie a divertenti annotazioni satiriche ed umoristiche le scene vengono condite di abbondante ironia e comicità ma, nello stesso tempo, non lasciano indifferenti nelle loro rappresentazioni più crude e violente.

Brancaleone, nella straordinaria caratterizzazione che ne fa Gassman, va peregrinando sullo sfondo di una Tuscia storica presentata in tutta la sua selvaggia bellezza. Sono riconoscibili molti luoghi della provincia di Viterbo Canino, nell'immediato entroterra rispetto alla costa tirrenica e alla Maremma laziale, con il Castello e il Convento di San Francesco, Nepi e il suo acquedotto, il Monte Soratte, la cripta della chiesa di San Pietro a Tuscania, la Selva Cimina, la Torre di Chia, i calanchi della Teverina, il borgo di Vitorchiano, il paese di Valentano, il lago di Bolsena e il piano, fino a scorgere il mar Tirreno.

L'armata Brancaleone resterà sempre un film unico nel suo genere per la capacità di Monicelli di aver riscritto un pezzo di storia italiana in un emozionante viaggio tra le bellezze storiche e naturalistiche dell’Etruria che di quel passato conserva, nei luoghi, nei nomi, nei linguaggi, la grande inciviltà e la grande poesia.

Elisa Ignazzi  

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