Cerveteri - Roma - Motivare con ragioni culturali il no all’ipotizzato Centro Commerciale  nel  territorio di Cerveteri è un’impresa che rischia di passare in secondo piano o  essere ignorata  del tutto come se fosse ininfluente.
Invece la cultura fa vivere tanta gente: con la musica, col cinema, con l’arte, con l’informatica….fino al turismo e alla ricerca.

Nel valutare a favore o contro  un Centro Commerciale bisogna soppesare argomenti che non siano solo economici,  occupazionali, urbanistici ecc.  ma anche quelli socio/culturali.


Inizio con un paradosso cercando, con la retorica dell’esagerazione, di spiegarmi subito e bene: propongo che a Cerveteri si chiuda al più presto il Mattei!

Un Istituto Superiore: che spreco! In primis il Turistico ( in un centro commerciale a cosa servono i suoi diplomati?) e poi il Linguistico ( sai i clienti stranieri!) e infine lo Scientifico ( tutta preparazione inutile).  Tutt’al più  si può lasciare l’indirizzo Amministrativo e per il resto tante aule libere da affidare alla Scuola Media che ne ha gran bisogno.

I  bandi di concorso e di offerte di lavoro che a fine Novembre sventolavano davanti alle edicole titolavano: ”Mille e venti posti in vari Centri Commerciali, per giovani con sola licenza media e senza alcuna esperienza !”. Ottima occupazione, sicuramente non precaria, specializzata e a tempo indeterminato!


Questo per la cultura scolastica. Sappiamo però che cultura è altro, altro ancora.


Poniamoci quindi una domanda: “Perché molti romani, e non solo, lasciano le metropoli e vengono a vivere in posti come Valcanneto, Ladispoli, Cerenova, Cerveteri e limitrofe campagne ?”


Oltre l’offerta abitativa economicamente più vantaggiosa (e non sempre) cos’è che li porta a trasferirsi? Sicuramente quella che spesso definiamo “qualità della vita” di cui ha parlato pure il Presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno.


Per definirla i parametri utilizzati sono molti e tra questi sicuramente rientrano i seguenti: minor traffico, minore stress, minore inquinamento e  buone possibilità di vita sociale e relazionale. Se poi aggiungiamo la vicinanza di mare, colline e campagna con annessa agricoltura tipica, ecco un buon elenco di motivi per il trasferimento.


Ciò è cultura: tentare di vivere il più possibile in equilibrio con sé, con gli altri e con il territorio.

Gradualmente riuscire ad amare il luogo prescelto, radicarsi in esso, sentirsene parte e partecipi.


Qualcuno, magari di origine marchigiana o siciliana, arriva quasi –è cosa constatata- a sentirsi etrusco culturalmente: per studi fatti, per  partecipazione ad eventi e  attività associative .


Si sviluppa così una identità che è una delle basi della sicurezza e del senso civico di ogni persona ….anche questo, che non si mangia, è cultura.


Oppure siamo venuti qui in tanti in previsione di un futuro Centro Commerciale?


Legittimo proporlo, ma è questo il sogno?


Cerveteri è diventata  in questi anni sede UNESCO, patrimonio dell’Umanità.


Facciamola allora venire questa umanità,  accogliamola in tante e belle strutture ricettive , parliamo a lei  nelle sue lingue, affianchiamole guide e operatori turistici, infine facciamole apprezzare i monti Ceriti, il mare, il lago e i prodotti della nostra terra e della nostra ristorazione.


I turisti non verranno di certo per visitare un megacentrocommerciale,  che magari hanno a casa loro, mentre sono alla ricerca delle autenticità e unicità italiane!


Mi trovavo giorni or sono in Val D’Orcia, nel senese: turisti di ogni parte del mondo ad abitare o sostare in casolari e paesini in un paesaggio privo di industrie e Centri Commerciali, ma struggente nella sua bellezza e “valorizzato” nei secoli dall’equilibrio tra attività umane e natura.


Parlando quindi di paesaggio veniamo alla posizione prevista per il Centro: si estenderebbe tra Via di Zambra , l’Aurelia e il depuratore. Per chi è poco pratico: dopo la rivendita di materiali edili Alfani,  alla fine di Cerenova , andando verso  Civitavecchia.

Cosa c’è oggi? 

Un’ estensione di campi di un’azienda agricola,  un tempo fiorente, con qualche casale o casa colonica.


Di nuovo sorge una domanda: è un bene agricolo/paesaggistico o è una risorsa sprecata da “valorizzare”?


Diceva (cito a memoria, riportandone il senso) Soru, l’ex  governatore della Sardegna nonché fondatore di Tiscali: “Costruiscono senza limiti con il pretesto di valorizzare.

Ma cosa? Le coste e il mare sardo sono valorizzate da sé, da madre natura per la loro bellezza, nitidezza, selvatichezza.
Questo è ciò che la gente cerca, arrivando da tutto il mondo. Costruiamo a debita distanza dal mare e poniamo dei limiti all’espansione incontrollata; costruire in riva al mare è tutt’altra cosa dal valorizzare: è urbanizzare o fare speculazione edilizia”.


Legittima sia l’una che l’altra cosa, ma diamo il giusto nome alle cose! Del resto se tutta la costa sarda  fosse “valorizzata” come Ostia o Ladispoli: case, strade, parcheggi, supermercati, case…..chi penserebbe di fare lì vacanze da sogno?


Qualcuno potrebbe osservare che Soru è stato sconfitto alle ultime elezioni. Vero, sconfitto politicamente ma ha combattuto una valida battaglia e diffuso o confermato un certo modo di sentire, di amare la propria terra.


Le battaglie culturali si vincono o si perdono sul breve periodo (come quella sul clima, perdente per 30 anni  e ora riconosciuta maledettamente necessaria) ma non ci si deve né arrendere né svendere al miglior offerente! Anche il senso etico è cultura.
Sto vaneggiando forse, principi e non principi, proprietari delle dolci  campagne che costeggiano l’Aurelia?

Bestemmiamo forse contro il Dio Profitto, potenti gruppi finanziari e banche se  osiamo ancora in tanti fare altri sogni, avere altri interessi che non siano solo quelli economici? 

Si può oggi affermare che anche il paesaggio è un bene e che va tutelato?


E' addirittura un valore proclamato dalla Costituzione che all’Articolo N° 9 dichiara:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura…Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”

Anche la Regione Lazio, nel suo recentissimo Piano Paesaggistico, dichiara la zona interessata tra l’Aurelia  e l’autostrada zona agricola e fascia di rispetto tra Cerenova e Cerveteri centro. Il Piano Provinciale è meno netto, parla di possibilità di installarvi servizi “vocati” e non ci sembra che la vocazione di Cerveteri siano i centri commerciali.  


Ci sarebbe poi da esaminare l’aspetto socializzante e aggregativo, sia rispetto alle famiglie che ai giovani: possono favorirlo i centri commerciali ? Pur non essendo sociologi possiamo sostenere sia il sì che il no.
Sì perché ci sono bar, pizzerie e a volte ristoranti e piazzette. No perché ci si arriva in macchina, si cerca, si acquista e si riparte; se ci si siede è soprattutto con amici o familiari, senza desiderio di incontrar altra gente. 

E' comunque questo il messaggio che vogliamo inviare ai  giovani e alle famiglie? La cultura dello shopping?


Certo che alcuni Centri  sono belli e comodi …ma somigliano un po’ alle Sirene: “Vieni bello, compra bella, passate da me giornate intere!”
Dove sei cultura di Destra, legata all’identità, ai valori tradizionali, al senso di responsabilità personale?
(Alcuni che in essa si identificano hanno già espresso la loro contrarietà con volantini. Bene!)
Dove sei cultura  di Sinistra legata alla socialità, ai valori della condivisione, al senso di collettività? (I tre partiti che ad essa si riferiscono hanno per fortuna già espresso la loro contrarietà).

Dove siete moderati, voi che avete il  gusto per la giusta misura e il senso del limite?

Non è stato già urbanizzato (vedete che non dico saccheggiato) abbastanza questo territorio; non abbondano forse supermercati; non sono già stati fatti grossi affari? Non necessitiamo di ben altri servizi? (magari per i giovani!)

L’ultima considerazione è un cenno ad un fattore costitutivo della nostra identità italiana.


Veniamo dalla cultura greca con le sue agorà; dalla cultura latina con i suoi fori; da quella medievale-rinascimentale-barocca con le sue piazze di ogni forma e dimensione (delle erbe, del popolo, dei mercanti, dei duomi e così via).

Cuore o polmoni di ogni città e paese, in esse si svolgevano tutte le attività civili, economiche e religiose. Non per niente la cultura italiana  ha privilegiato la piazza luogo in cui si affacciavano i palazzi delle istituzioni e dei privati.


Nelle periferie del dopoguerra non è stato più così e gli effetti li abbiamo sotto gli occhi:  mancanza di estetica, di luoghi di incontro con conseguente sensazione di anonimato. Gli architetti e urbanisti hanno cominciato a riconoscere l’errore, a dichiarare il fallimento di un modello che ha reciso solide radici senza creare valide alternative. 

Si assiste così alla riscoperta e valorizzazione delle piazze, siano esse storiche come Pza Risorgimento a Cerveteri o più recenti come P.za Marescotti a Ladispoli.
La Regione Lazio si sta muovendo su questa linea favorendo i cosiddetti Centri naturali che valorizzano i produttori e commercianti locali.


O pensiamo che un centro commerciale così decentrato come quello proposto realizzi  edifici pubblici e diventi il centro, poi, di nuovi insediamenti urbanistici?
Se è così lo si dica apertamente e ciascuno valuti di conseguenza.


Ho ragionato di cultura, ma essa per essere feconda (e non conformistico adeguamento alle mode o agli appetiti del momento) ha bisogno di confronto, di dibattito.

Termino perciò invitando altri ad esprimersi su quanto esposto approvando, confutando o proponendo altre considerazioni. Culturali però, dato che in altra sede (in altri articoli) si  stanno già trattando  gli aspetti economici, occupazionali, normativi, urbanistici ecc.


Riccardo Bartolucci

- Uno Notizie Lazio - Cerveteri - ( Roma )


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