Presentazione del volume “Allora ero giovane pure io” di Alfio Pannega

Mostra fotografica a cura di Valentino Costa - foto di Massimo Vollaro, Carlo Mascioli, Valentino Costa, Francesco Galli e Mario Onofri

Letture dal libro a cura di Alfonso Prota, Antonello Ricci, Sara Grimaldi e Olindo Cicchetti Promuovono l’evento Associazione culturale Art up Società Cooperativa S.T.A.F. a rl Davide Ghaleb Editore e CSA Valle Faul

SARA' PRESENTE L'AUTORE Il libro sarà disponibile durante la presentazione

(Successivamente presso: CSA Valle Faul, strada Castel D’Asso snc e Soc. coop. S.T.A.F. via Cairoli, 2 Viterbo - 0761347625 info.coop@staf-vt.it)

Tutti coloro che hanno sottoscritto per la stampa del libro potranno ritirare la loro copia. Tutti gli altri potranno finalmente acquistarlo.

Tutti i proventi dell'iniziativa editoriale andranno a favore dell'autore Alfio Pannega

Così Antonello Ricci nell'Introduzione al libro:

Chiede scusa per la bocca impastata, non ha più denti. Ma intanto sciorina come acqua fresca i versi di Ugolino che rode il
cranio all'arcivescovo Ruggieri.

Reclama la perduta gioventù. Quando si sentiva addosso la forza di un leone. Ma sta narrando l'occupazione del Centro Sociale Autogestito... era il Novantatré... a quasi settant'anni!

Poi ti ammonisce: certo che morire si muore tutti... però... però... e leva alto il suo “però campamo!”, l'inno più dolce e indifeso alla bellezza della vita.

Si sente l'ultimo dei Mohicani, Alfio Pannega, mentre racconta di quando si sveglia...ogni mattina... accende la luce da capo al letto... guarda l'ora... “le quattro”... e tu pensi che ora salta su, da un momento all'altro, col vigore di Chingachgook... e invece no... sistema il cuscino, si volta di là... dorme fino alle otto...

Perle di saggezza popolare. Motti di spirito mordace. Disincanto. Umanità sincera.

L'abbiamo sorpreso intanto che versava nei barattoli il finocchio raccolto a Castel d'Asso. Non ha saputo dirci no. É un sogno che culla dentro da troppo tempo: “Se famo un libro io so' contento, porca miseriaccia cane!”

Siede. Poggia il mento sul bastone. Socchiude gli occhi. A tratti sembra da un'altra parte. E invece. Quel suo sorriso affilato, sornione, trabocca di carisma. Ti chiama per nome. Racconta.

Uno scrigno. Tesori incalcolabili. Sotto i tuoi occhi sfilano storie, mestieri, cose, luoghi, saperi, parole di una Viterbo (di un mondo) che non c'è più.

Lunghi quanto il secolo appena trascorso: il secolo breve. E travagliato.

Così come travagliata è stata la sua vita.

L'adorata mamma Giovanna, innanzitutto. La proverbiale Caterinaccia, icona condivisa e indiscussa, per narrazioni e nostalgie, della Viterbo d'anteguerra. Una città paesana, dialettale, popolare.

Vivere in una grotte etrusca. La fame. I mille mestieri. Quel carretto del cartone che tutti riconoscevamo al volo, nella Viterbo anni Settanta: Alfiere dignitoso di una povertà ancestrale nei giorni della nuova Recessione (Pier Paolo Pasolini,
ricordi?).

E poi, l'ardente sua passion predominante: i libri, tutto ciò che è cultura, dalla botanica all'astronomia alla storia alla mitologia. I versi, soprattutto: da quelli, altissimi, di padre Dante agli umili e incantati versicoli delle sue poesie. L'incontro con i poeti a braccio tolfetani, all'osteria, nei giorni di
fiera. La tentazione del canto improvvisato. Eccetera.

É veramente l'ultimo, Alfio. Isola sopravvissuta al cataclisma di un continente sprofondato.

Giammai macchietta, però. Testimone piuttosto, nel senso che voleva Primo Levi. Perché nelle sue storie c'è anche il senso di una rivendicazione: la tempra antifascista, la curiosità e l'entusiasmo dei giorni dell'occupazione di Valle Faul, l'amicizia fraterna con Peppe Sini, la tenerezza di padre per Luciano Bernabei. La sua improbabile candidatura a sindaco, invocata dai giovani amici del CSOA che lo condussero trionfalmente (in carriola, gioiosa giovanile gojjerìa) per le vie della città... qualche Santa Rosa fa...

Alfio Pannega primo cittadino di una Viterbo che non c'è ancora.

Della città più bella e umana, che tutti, insieme con lui, ci ostiniamo a desiderare.

- Uno Notizie Viterbo -

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