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LONDRA / 27-01-2010

FAIR PLAY E FOOTBALL INGLESE: CHI PERDE PAGA / incredibile in Inghilterra: calciatori rimborsano di tasca propria i tifosi

22 novembre 09, stadio White Harte Lane, gioiello architettonico incastrato tra le case proletarie del nord londinese: al termine di Tottenham Hotspurs - Wigan Athletic, finita 9-1 per i padroni di casa, i calciatori dei Latics (*)  decidono di rimborsare di propria tasca i tifosi che li avevano seguiti nella trasferta londinese. Biglietto stadio e viaggio, all inclusive.

Ora, faccio una piccola premessa: il calcio inglese mi piace. E anche parecchio.
I motivi di questa passione nascono da piacevoli folgorazioni vecchie ormai più di 10 anni, quando Cantona dribblava e scalciava, Mc Manaman era l’ala moderna degli anni novanta e persino Di Canio era un calciatore sopportabile, che faceva cose egregie col pallone tra i piedi. Detto questo, ho sempre guardato al calcio d’oltremanica come a un modello irriproducibile, per cultura e tradizione, dal mero concetto di Fair Play applicato fino ai complessi confronti tra Firm e semplici tifoserie.

Dunque, ecco l’ennesimo spunto di riflessione, proveniente da quel mondo lontano e vicino. Inarrivabile. Perché se è vero che il pallone britannico offre sempre storie singolari, questa della compagine proveniente dalla contea di Greater Manchester fa parecchio rumore.
Sia ben chiaro, i Latics hanno sbagliato tutto, in campo: ma non come squadra.
Il Tottenham vinceva uno a zero al termine del primo tempo, un vantaggio di dimensioni ridotte, rispetto al punteggio finale: rivedendo la partita, credevo di esser caduto in qualche tipo di allucinazione videoludica. Nel secondo tempo gli Spurs hanno costruito 8 palle goal nitide con un altissimo coefficiente di difficoltà.

Otto su otto, non una di più, non ce n’era il tempo. Il Wigan, salvo un paio di svarioni, e un autogol  (tanto per non farsi mancare niente), non ha “concesso”, ma è rimasto a bocca aperta, e forse per questo asciutta.
Ora, chi conosce il tifo sa che non esiste moneta in grado di restituire dignità a una sconfitta di siffatte dimensioni, ma un calciatore professionista (nel nostro caso un’intera squadra) che si mette le mani in tasca fa sempre notizia.
Il simbolo racconta più della pecunia, e il sentimento sfida (vincendo)  la ragione. Di questi tempi il tuffo al cuore, e nel cuore di chi ama il calcio, è lecito. Esprit de finesse.

Andrea Salvi

- Uno Notizie Italia - Roma -

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