...La spina dorsale della carretera sur americana doveva passare per tratturi andini capaci di condurci da una valle all'altra, a paesetti in valli dimentiche e abbandonate dal mondo parlante. Piccoli centri contadini a metà fra l'oasi desertica e le colture intensive delle genti montanare. Fazzoletti di lavoro agricolo persi alle pendici di vulcani rossi di ossidi ferrosi, gialli di zolfo e azzurri di rame a cielo aperto.
Così è San Pedro, alle pendici del Volcan Lincacabur e al confine con il deserto alto di Atacama!

Ci ha ospitato una favolosa pensione dal nome  La Florida e il cui numero telefonico corrispondeva al semplice 6. Altri contatti telefonici erano la Posta, la stazione viaria dove si attende a lungo la "rara" corriera trans andina e la Missione religiosa d'origine quasi certamente gesuita. Mi sono innamorato di San Pedro.
Ho fatto chilometri a piedi nei dintorni per scoprire fattorie, resti di insediamenti incaici, ho toccato con mano quanto avevo letto da Isabel Allende nella Casa degli Spiriti riguardo alla tenuta agricola delle Tres Marias.

Correndo poi dal Cile verso il confine con la Bolivia ho attraversato paesaggi di montagne friabili e deserti d'alta quota così variopinti da far invidia alla tavolozza d'un pittore esuberante! Finalmente s'apriva a me il cuore delle Ande: i segni della civiltà Incas sparsi un po' ovunque e avvolti da un silenzio degno del più vero museo sulla storia della civiltà; strette valli in sequenza,    sorprendenti deserti sabbiosi  capaci di rendere timida anche un'indomita  immaginazione; altipiani a 5000m. con lagunas incantate dai colori figli di alghe capaci d'assorbire lunghezze d'onda insospettabili.
Era un tripudio di colori commovente e capace d'un silenzio vociante all'anima, al cui confronto, avrei scoperto in seguito, il frastuono dell'acquazzone amazzonico del meriggio non sembra aver voce alcuna. Fra fumi di vulcani attivi, salares dall'aspetto quasi di banchisa artica, rotte migratorie per flamencos rosadas, gruppi isolati di vicunas, sono arrivato alla capitale dell'impero Incas.    
     

         A 4000m. slm, oltre La Paz, ci sono le rovine di Tiahuanaco presenziate dall'intramontabile guardiano della Luce e alle quali si accede attraverso la porta del Sole. La forza della leggenda, una voce antica, il rispetto per le origini, la firma della storia e l'intreccio delle piccole storie: compresa la mia che narra come sono giunto lì un cassone di un camion che trasportava mattoni... C'erano delle ragazze che giocavano al calcio davanti alle rovine della propria civiltà, quasi l'indifferenza a tanto significato. E' l'abitudine al luogo, l'appartenervi fino all'anima senza coscienza. Più che originalità è originarietà! Come me Etrusco...

          Un treno vertiginoso, un bus improbabile: ancora per altipiani alla volta del Perù fiancheggiati dalla nevosa Cordillera Real fino al tuffo nelle acque del lago Titicaca. Uros, los Islas flottantes, cenni filosofici ai concetti di deriva sociale. La tremenda esperienza del passaggio pedonale del confine fra Bolivia e Perù rimarrà per sempre con me per l'attenzione a tutto e la paura della precarietà.
Finalmente Cuzco, un albergo per alcuni giorni di riposo e l'ubriacante avventura del Machu Pichu.

Gli Incas e la vita delle pietre dal taglio preciso quasi di diamante. Montagne modellate a paesi arroccati: sono la trasformazione della materia rocciosa in situ con la cava che diventa centro urbano: ecco il miracolo dell'architettura Incas! La spina dorsale della carretera sur americana doveva ricalcare la catena andina... e invece no! Dopo 25 giorni di viaggio scendendo dalle alte quote, la carretera si è persa nella foresta amazzonica, ha abbandonato i tratturi polverosi per disegnarsi su  corsi fluviali disordinatamente padri e figli del Rio Amazonas.

Simone Chiusaroli

FOTO:
1 - Trans veloz del oeste
2 - Tres Marias, deserto Atacama
3 - Aree vulcaniche andine
4 - Tihuanaco, guardiano della luce
5 - Tihuanaco, partita di calcio femminile




- Uno Notizie turismo di frontiera -

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