Tuscia, ultime notizie turismo - A dir la verità il dato non ci sorprende affatto.

Nel capoluogo della Tuscia e gran parte delle sue estensioni in collina, nei luoghi di richiamo culturale e storico, ma più in generale in tutto il distretto, le presenze di visitatori  scendono sensibilmente, in doppia cifra. Un calo che si potrebbe genericamente far ricadere sulla crisi economica galoppante. Ma in realtà così non è. Innanzitutto perché “non c’è crisi” e dobbiamo essere “ottimisti” (come dice il premier e, di conseguenza, sosterranno fino alla morte i suoi proseliti nostrani), ma poi, meno sarcasticamente, perché è un elemento oggettivo che l’italiano a tutto rinuncia tranne che alla vacanza. E il discorso cambia poco se ampliato oltre confine: l’essere umano moderno, schiacciato da problemi e difficoltà, è disposto a fare la spesa nel Discount più a buon mercato per un anno intero pur di ritagliarsi 7-10 giorni di relax.

Insomma, è Viterbo che, ancora una vota, perde l’occasione. La perde da tanto, troppo tempo, per la verità. Soprattutto quando si rende protagonista di un vuoto progettuale che è nei risultati. Si potranno discutere i perché, ma non il “se”. Manca un progetto. Manca una condivisione. Mancano i risultati. Ad aggravare formalmente il tutto, la presa in giro di ministri ad hoc, che arrivano a sirene spiegate, danno vita a monologhi demagogici e sommari per poi fuggire via come rock star, tra le facce perplesse di cittadini e giornalisti. Se queste persone devono portare soluzioni, stiamo freschi!

Il turismo a Viterbo è un animale selvatico, lasciato libero di aggirarsi senza alcuno spiraglio di progresso. Tutto va avanti per proprio conto, per inerzia. E male, quindi. Qualche straniero si aggira per il centro storico, senza alcun riferimento, spesso minacciato dalle macchine che impediscono di godere delle bellezze medievali, pena il rischio di schiacciamento dei piedi. E musei chiusi (e poco valorizzati), chiese sprangate, negozi (ed operatori) lasciati a loro stessi.

Un calendario di eventi estremamente concentrato e che, per quanto in parte apprezzabile, non coinvolge nessuno che non sia già nei dintorni. Sarebbe bene che chi di dovere o studiasse la materia (il Turismo è una scienza economica, non una prassi qualunque) o si affidasse ad esperti in grado di stendere dei piani di espansione pluriennali. Una buona kermesse di 10-15 giorni darà sollievo ma non curerà il malato. Il richiamo sarà per i viterbesi accaldati, per qualche entusiasta che vive in provincia, ma non cambierà lo stato dei fatti. E non è una singola manifestazione a doversi “accollare” la responsabilità del turismo viterbese. Ci mancherebbe!


In città, la sensazione è del tutto evidente: non esiste alcuna programmazione. Sui laghi, in collina, al mare, il turismo vive di riflesso rispetto ad una azione che non ha nulla di combinato. Siamo a dover sperare (ancora una volta) che le istituzioni comincino a parlarsi: comune di Viterbo, Provincia ed i singoli paesi che a decine mantengono acceso il lumicino della speranza che le cose cambino per davvero. Se ci fosse maggiore duttilità, meno campanilismo, una mentalità veramente volta a portare benessere diffuso a prescindere da meriti, bandiere e competenze, il giovamento sarebbe capace di ricadere a pioggia su tutta la Tuscia. Basterebbe, poi, che nessuno volesse mettere il cappello, di questo o quel colore...

L’Italia dei Valori invita perciò il Comune, la Provincia e i sindaci di tutti i sessanta comuni del viterbese a far sì che questa area cominci ad essere veramente valorizzata, tutelata e “spesa” a beneficio di operatori e cittadini. Un turismo sostenibile, virtuoso ed in grado di attecchire con radici profonde ha bisogno di uno sforzo da parte di tutti. Uno sforzo che spesso risponde alla voce “umiltà”. Le cose non si cambiano dall’oggi al domani, ma già fare una sana autocritica e gettare le basi per un Piano Turistico della Tuscia sarebbe un passo in avanti importante.

Il primo punto: censimento del potenziale storico-artistico. Secondo punto: monitoraggio e salvaguardia dell’ambiente circostante. Terzo punto: messa a sistema di tutte le bellezze provinciali, attraverso pacchetti tematici (laghi, mare, eno-gastronomia, piccoli borghi, ecc.) suddivisi per spazio (zone) e tempo (flussi di 7-10 giorni). Quindi, la presentazione di un progetto condiviso tra Comuni ed un Tour Operator nazionale, con il quale portare la Tuscia a risultati positivi nel giro di almeno 3-5 anni.

Quando si comincia?

Giuseppe Anelli
Direttivo Provinciale - Coordinatore IDV Viterbo


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