L’Università di Palermo chiamata a collaborare sui beni sequestrati e confiscati alla mafia con le due strutture che operano in prima linea nel Paese per sottrarre i beni ai patrimoni dei boss e per amministrarli e destinarli con efficacia: la Direzione nazionale antimafia e la neo istituita Agenzia nazionale.

Palermo è l’unico Ateneo in Italia che svolgerà questo compito. Il rettore Roberto Lagalla ha firmato mercoledì l’accordo a Reggio Calabria (sede dell’Agenzia nazionale) insieme con il direttore dell’ Agenzia, il prefetto Mario Morcone; il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il direttore del dipartimento di Studi europei e dell’integrazione internazionale Giovanni Fiandaca, il direttore del master su “Legalità e sviluppo” Salvatore Costantino. “Un importante traguardo – dice Lagalla – che dimostra ancora una volta la qualità raggiunta da numerose aree scientifiche del nostro Ateneo e la nostra volontà di mettere le competenze a servizio della società, e in questo caso della legalità, in modo operativo e concreto”.


L’intesa, scaturita dal congresso nazionale che si è tenuto un mese fa a Palermo alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano, prevede che l’Università collabori con l’Agenzia nazionale per dare un contributo tecnico-scientifico alla soluzione dei problemi sul campo, a partire proprio dalla formulazione delle linee guida previste dalla legge che ha istituito l’Agenzia (la 50 del 2010). D’altro canto, l’Agenzia e la Procura si impegnano a partecipare allo svolgimento delle attività didattico-formative previste dell’Ateneo, anche attraverso l’intervento di propri esponenti in qualità di docenti, previa autorizzazione del Csm per i magistrati della Direzione nazionale antimafia.

L’Agenzia nazionale e la Procura, inoltre, accoglieranno nelle proprie strutture tirocinanti provenienti dai corsi di alta formazione. L’Università di Palermo ha appena varato, per il prossimo autunno, il corso di alta formazione post-laurea in “Amministrazione e gestione dei beni confiscati alla mafia”, il primo in Italia. A promuoverlo, il dipartimento di Studi europei e delle relazioni internazionali in collaborazione con la Fondazione Bianchini e la Fondazione Legalità.

L’obiettivo è formare esperti che abbiamo competenze trasversali, di tipo giuridico, amministrativo, manageriale, che sappiano seguire tutte le fasi della gestione di un bene strappato alla mafia: dal sequestro alla confisca, dall’assegnazione alla sua riutilizzazione virtuosa. Un recente decreto legislativo ha istituito l'albo degli amministratori giudiziari, prevedendo anche all’articolo 3 l'organizzazione di corsi post-universitari, la disciplina dei quali è demandata a un regolamento ministeriale ancora non emanato.


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