L'energia nucleare viene spacciata come la soluzione a tutti i nostri problemi energetici ma non lo è. Ecco perchè - Abbiamo di fronte un difficile e durissimo lavoro di informazione e contro-informazione sulla questione nucleare, nell'impatto con l'offensiva mediatica preannunciata dal nostro premier e che presto vedremo scatenarsi.
Nel riflettere su come impostarlo e portarlo avanti - questo lavoro-, sono giunto ad una conclusione opposta a quella che, secondo me con troppa faciloneria, comincia a circolare nei nostri movimenti: il modello non può essere la la tattica comunicativa adottata dal movimento per l'acqua, anche se è ovvio che molto gli anti-nucleari hanno da apprendere da questa positiva esperienza di lotta, tuttora in corso di fervoroso svolgimento
Dobbiamo infatti tenere conto della situazione conoscitiva ed emotiva dell'opinione pubblica oggi in rapporto alla problematica specifica che si va ad affrontare, esattamente quella del nucleare, e non altra, per quanto individuabile come affine.

Questa situazione collettiva possiamo così caratterizzarla, in modo forse troppo schematico ma credo efficace:
1- l'avversario non è "semplicemente", come per l'acqua che si vuole mantenere pubblica, la politica corruttibile, la burocrazia incompetente, l'affarismo imprenditoriale, di cui facilmente il pubblico diffida: qui ci si confronta innanzitutto con la Scienza con la S maiuscola (dietro cui comunque si coprono i soggetti citati, con l'aggiunta dell'aggravante dei militari), vale a dire con l'ideologia più potente sulla piazza, rappresentata dai suoi esponenti più noti, riconosciuti ed accreditati, quindi "credibili".
Basti pensare ai firmatari di sinistra dell'appello pro nucleare rivolto al PD, con in testa l'oncologo Umberto Veronesi, ma anche Giorgio Salvini, Margherita Hack, Carlo Bernardini, Enrico Bellone, Edoardo Boncinelli, Gilberto Corbellini, Marco Ricotti, Ernesto Pedrocchi, tutti nomi di prestigio e di rispetto.
Né è casuale che venga scelto proprio Veronesi, il primo firmatario del citato appello, a capo della Agenzia per la Sicurezza Nucleare: l'oncologo, agli occhi del grande pubblico, gode oggi dell'aura morale di un premio Nobel, è un benefattore dell'umanità ...
Solo in ambiti ristretti e minoritari può essere liquidato come "Cancronesi" (secondo la pessima abitudine travagliesca di storpiare i cognomi, nella logica di un giornalismo che vorrebbe fare concorrenza al cabaret).
Il problema dell'energia appare ed è tecnicamente di gran lunga più complesso di quello delle risorse idriche ed è veramente ingenuo pensare che si possano dirimere le questioni controverse "sparando" studi, statistiche, dati che assumano la funzione di punti fermi ed irrefutabili, "definitivi".
Citare come fonte di studi la AIEA è poi un po' darsi la zappa sui piedi se non si precisa - e qui la dimostrazione non è per niente "liscia" e di attingibilità immediata - che l'organismo non è affatto neutrale ma è stato appositamente, istituzionalmente, messo su per promuovere il nucleare "civile" e che, ad esempio su Chernobyl, ha svolto un grave ruolo di occultamento e di manipolazione sui dati riguardanti i morti ed i danni dell'inquinamento radioattivo.

2- l'atmosfera emotiva non è quella del 1987, con l'incidente di Chernobyl appena dietro le spalle, a cementare il retroterra "fumante" di una paura diffusa: l'enormità dell'evento in sè era allora sufficiente a smentire l'illusione di una sicurezza tecnologica garantita al 100% ed a tacitare l'arroganza dei tecnocrati oggi invece baldanzosamente risorta anche perchè la memoria collettiva non registra da tempo contaminazioni radioattive così clamorose e palesemente letali.
L'inquinamento radioattivo resta sempre un incubo potenziale, la rivolta di Scanzano ce lo ricorda, ma non è più un mostro che bussa alle porte di tutti, e la credibilità della casta degli scienziati ed ingegneri nucleari non è facilmente smontabile quando costoro rassicurano sull'averlo messo completamente sotto controllo con gli sviluppi tecnologici odierni (ed ancor più con quelli che presto starebbero per arrivare grazie alla Quarta Generazione di reattori).

Oggi per contestare il nucleare non se ne può parlare in modo generico (il nucleare: è economico, ecologico, inesauribile, pacifico: FALSO!), perchè la lobby contro cui andiamo a cozzare ha ampiamente preso le distanze dall'entità nucleare specifica, "datata", che fa ancora paura alla memoria collettiva. Sostiene questa lobby, ed è in parte vero, essendo passato - non è banale menzionarlo - un quarto di secolo, che la tecnologia odierna dei reattori non è quella dei tempi di Chernobyl (oltretutto particolarmente arretrata perchè di marca sovietica), ma è una tecnologia moderna, avanzata, di gran lunga più sicura, con possibilità di incidenti - lo scrive proprio Veronesi - praticamente nulla.
L'operazione retorica - la "narrazione" direbbe Vendola - messa oggi in campo è quella di "aggettivare" il nucleare attribuendogli una "generazione" come attributo essenziale: il nucleare di cui parliamo oggi è quello di terza generazione "avanzata": un nucleare, questo ad esempio degli EPR, proiettato verso la quarta generazione, un nucleare che fa da ponte alla soluzione auspicabile del problema energetico in tutti i suoi aspetti, di potenza energetica, economici, di scorie, di sicurezza, di implicazioni proliferanti dal punto di vista militare.

Se si parla genericamente di nucleare non toccando la centralità odierna della declinazione delle sue "generazioni" (per "decostruirla" dal nostro punto di vista critico) si finisce liquidati con l'accusa, che va facilmente a segno, di incompetenza assoluta.
La Quarta Generazione - questo è un punto che occorre assolutamente chiarire - è una ipotesi di ricerca su sei possibili filiere (delle quali una sviluppata al Politecnico di Milano, da Marco Ricotti che abbiamo visto orientato a sinistra) che attende conferme sperimentali.
E' un controsenso dal punto di vista della razionalità scientifica dare per certo quello che, appunto, deve essere ancora provato.
I reattori di Quarta generazione potrebbero arrivare tra 20-30-40 anni o non arrivare MAI, soprattutto nel senso di una applicazione industriale su grande ed ampia scala.
Un errore assolutamente da evitare è l'adesione alla "narrazione" inconsistente di certo ambientalismo superficiale, una impostazione che dobbiamo mollare perchè la propaganda facile ha le gambe corte che finiscono presto per inciampare sui "fatti", comunque intesi, in qualsiasi "contesto di credibilità".
Il nucleare non è affatto uno zombie ormai defunto (anche se non sa di esserlo) che aspetta soltanto la sua definitiva sepoltura: il suo "rinascimento" è un dato reale e ciò è spiegabile se si comprende una buona volta che esso serve alla potenza statuale impegnata nella competizione geopolitica.
Non è perciò sostanzialmente vera l'affermazione che sentiamo ripetere sino alla noia da Legambiente: "sono ben poche le centrali attualmente in costruzione nel mondo" se la si pone in relazione al numero sempre più elevato di reattori progettati.
Queste sono, al momento, le cifre, ed il trend nuclearista è in crescita:
Ben 439 reattori sono operativi nel mondo (fonte IAEA), così ripartiti: Stati Uniti (104 centrali), Francia (59 centrali), Giappone (55 centrali) e Russia (31 centrali). Tra i paesi europei da segnalare i 17 impianti in esercizio della Gran Bretagna, i 17 della Germania, i 10 della Svezia, gli 8 della Spagna, i 7 del Belgio e i 5 della Svizzera.
Nel mondo vediamo che Obama, dopo aver rinunciato al disarmo atomico, rilancia il nucleare civile e finanzia le nuove centrali (7 licenze già concesse, 45 sotto esame) con prestiti agevolati e garantiti (oltre 55 miliardi di dollari) . Non si tratta di semplice mantenimento dello status quo, come scrive qualche ambientalista "storico"sul Manifesto.
Il nucleare si espande fortemente in tutti i Paesi BRIC e già questo basterebbe per parlare di funerale prematuro.

Queste sono le centrali in costruzione previste in:
Russia: l'attuale parco viene sostituito con la costruzione di 26 nuove centrali
Cina: sono previsti 100 nuovi reattori entro il 2030
India: almeno 24 nuove centrali
Brasile: 4 nuove centrali da aggiungere alle due già in funzione ed a quella al momento già in costruzione
Dietro al programma nucleare brasiliano c'è una collaborazione tecnologica con la Germania.
Poi ci sono i Paesi del Medio Oriente Allargato: ha fatto notizia il Dubai che ha acquistato i reattori coreani e non quelli francesi di Areva.
Su un numero recente dell'Internazionale c'è un articolo che riguarda l'Africa nera: 10 nuove centrali a partire dal Senegal.
In conclusione, comunicare con il pubblico, nel contesto odierno della credibilità, sulla questione specifica del nucleare in modo particolare, ritengo che comporti il dismettere la tecnica del narratore onnisciente, che attribuisce patenti di verità e di falsità dall'alto della terza persona assunta al cielo della competenza inoppugnabile.

Gli "esperti" (e soprattutto i veri "esperti") in questo caso non sono dalla nostra parte, quindi non possiamo adottare il modello comunicativo di chi ha dalla sua la massima competenza scientifica, scegliendo in partenza un terreno su cui perdiamo di sicuro.
Abbiamo voglia di portare in giro nei nostri incontri di base gli "espertini" che riscuotono la fiducia del movimento, essi saranno sempre subissati dal Grande Esperto mandato a pontificare in TV.
Mi sovviene un appello indirizzato un paio di anni fa al presidente USA (si trattava di Bush) contro i tagli alla ricerca nucleare: non dico ci fossero le firme di tutti i premi Nobel per la fisica, ma poco ci mancava...
(Io personalmente mi faccio spesso forte delle posizioni espresse dal nostro Nobel Carlo Rubbia, ma devo sempre precisare che la critica dell'ex direttore del CERN di Ginevra si appunta solo sul nucleare da fissione ed anche rispetto a questo fa una eccezione sulla tecnologia del torio...)
Dobbiamo invece, con un approccio del tutto diverso, usare il "noi" ammiccante di chi, parlando con le donne e gli uomini della strada, si pone al loro stesso livello anche se con un po' più di conoscenza dovuta semplicemente alla frequentazione del problema: seminiamo dubbi, non certezze, ed in particolare proponiamo il dubbio della ragionevolezza corrente rispetto alla certezze granitiche con la quale la tecnocrazia imperante spaccia le sue allettanti promesse, confezionate in un'aura di incantamento ipnotico sulle magnifiche e progressive sorti della tecnologia della potenza.
Non fidiamoci del tutto, non deleghiamo, manteniamo il nostro senso critico: tutti sappiamo come vanno le cose in questo mondo, con le sue imperfezioni ed i suoi limiti, ed ancor più in questo Paese, con il suo alto tasso di corruzione e di cialtroneria.

Il nucleare, di qualsiasi generazione, di qualsiasi filiera, in questa logica retorica, in questa "narrazione", non è una tecnologia immune dalle problematiche richiamate, non è un pezzo di fantascienza tecnologica calato nel presente, non è un prodotto del sopramondo trascendente della Scienza, ma è una realtà della tecnologia sociale che conosciamo, appartenente al qui ed ora della nostra storia, quella ad esempio dei petrolieri affaristi della BP che ti hanno rovinato il Golfo del Messico dopo aver giurato e spergiurato che mai un incidente simile avrebbe potuto verificarsi.
Noi - tutti i cittadini - siamo la sostanza del problema dell'energia, con i nostri comportamenti di consumo, e noi stessi dobbiamo por mano alla sua soluzione, senza deleghe ad "esperti" che potrebbero essere anche interessati economicamente.
Visto che è possibile - possiamo e dobbiamo preferire quelle soluzioni, le rinnovabili appunto, alla portata del nostro controllo diretto, che in partenza minimizzano ogni probabilità di rischio presentando oltretutto vantaggi manifesti e riconosciuti.


Alfonso Navarra

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