L’IRSN (Istituto di radioprotezione e di Sicurezza Nucleare), ente francese il cui folgorante motto è “l’unica ambizione dell’IRSN è portare avanti la causa della sicurezza nucleare”, fornisce dati sulla contaminazione radioattiva in generale, e in particolare sui rilievi radiologici aerei (la quantità di polveri radioattive presenti nell’aria). Fornisce dati, dicevo, ma non tutti i dati. La scrematura tra ciò che l’Istituto conosce e ciò che pubblica è ampia. Soprattutto, l’ente non è obbligato a pubblicare tutti i dati, nemmeno su richiesta dei cittadini.


Come fare allora ad accedere ai dati rilevati (soprattutto dopo che i recenti incendi in Russia hanno risollevato le polveri radioattive del disastro di Chernobyl e dei test atomici riportandole nell’aria anche in Europa)? Non resta che appellarsi al tribunale, per ottenere che il giudice - magari sulla base del diritto del cittadino ad essere informato - costringa l’IRSN a pubblicare i dati. Ovvero: ci si appella al tribunale per ottenere che il giudice nomini un esperto che abbia accesso ai dati dell’IRSN.

È quello che ha tentato di fare l’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti), nella persona del Presidente, Paolo Scampa, tramite l’avvocato Emmanuel Ludot, presso il Tribunale Amministrativo di Parigi. Il quale - giudice Sylvia Mille - ha respinto la richiesta (pare che ciò avvenga sistematicamente, senza eccezioni), per il seguente motivo: non vi sono in atto controversie legali nell’ambito delle quali tali informazioni potrebbero giovare al procedimento (sentenza del 16 agosto 2010, n° 1015026/11-7, allegata - in lingua francese). Cioè: non perché sia vietato dalla legge; non perché non sia opportuno; e nemmeno per difetto di competenza. Ma poiché non c’è nessuna causa in corso sull’argomento, i dati “non servono”. Tuttavia, è ovvio che - prima di decidere se sporgere una eventuale denuncia e preparare un’azione legale - bisognerebbe conoscere i dati. Se no cosa si contesta? La reticenza dell’IRSN, a quanto pare, secondo il Tribunale di Parigi, non è una azione legalmente perseguibile. La conclusione è che in Francia i cittadini non hanno nessuna possibilità di conoscere i dati di cui l’ente pubblico IRSN è a conoscenza (e raccoglie con i loro soldi).

Ricapitolando: i dati esistono e sono noti all’IRSN; l’IRSN non vuole pubblicarli e nessuno lo costringe a farlo. Non mettiamo in discussione né la prassi dell’Istituto né quella del giudice. Semplicemente ci domandiamo: perché si preferisce nascondere questi dati? Perché l’IRSN non li pubblica spontaneamente? Perché il giudice (almeno su richiesta) non costringe l’Istituto alla diffusione delle informazioni?

Cioè, infine: che cos’è che i cittadini francesi non devono sapere?


Non è che uno voglia pensare sempre male.

Però certe volte sembra non esserci proprio alternativa.


Paolo Calabrò

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