Continua il blocco di Greenpeace della Stena Carron, gigantesca nave attrezzata per effettuare, per conto della multinazionale petrolifera americana Chevron, perforazioni nel Mare del Nord. I due attivisti Victor Rask e Anais Schneider, che da ieri stanno bloccando le operazioni  della nave, ancorata al largo Isole Shetlands nel Regno Unito, hanno fissato oggi un modulo di sopravvivenza alla catena dell’ancora impedendo alla nave di salpare per l’area dove dovrebbe scavare un pozzo, a ben 500 m di profondità.
 
Il modulo di salvataggio permetterà ai due nuovi attivisti che oggi hanno sostituito Victor e Anais, di resistere un mese agganciati alla catena dell’ancora in qualsiasi condizione atmosferica e bloccare così a lungo le operazioni della Stena Carron.

L’operazione si è svolta a un giorno dall’inizio dei lavori della conferenza che si terrà a Bergen,  in Norvegia  e che vedrà la presenza dei ministri dell’Ambiente dei Paesi che si affacciano sul Mare del Nord. Nell’ambito della convenzione OSPAR, discuteranno la proposta tedesca di una moratoria per le perforazioni off-shore in acque profonde.

“Un disastro petrolifero sul fronte atlantico potrebbe essere ancora più difficile da fermare rispetto a quello della BP nel Golfo del Messico – dichiara dalla navicella Leila Deen attivista inglese di Greenpeace  – e nonostante questo, il governo britannico si rifiuta di affrontare la questione e di mettere un veto a nuove perforazioni nel Mare del Nord. Greenpeace continuerà a bloccare la nave fino a quando i governi non sottoscriveranno una moratoria per fermare le perforazioni off-shore”.

A un giorno dalla Conferenza di Bergen, Greenpeace chiede ai Paesi direttamente coinvolti una moratoria per le perforazioni offshore sul fronte Atlantico.

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