Ambiente, Protocollo di Kyoto - Un nuovo rapporto della European environment agency (Eea), l'Agenzia ambientale europea, mostra come "il forte calo delle emissioni visto nel 2008 e nel 2009 da' all'Europa a 15 un vantaggio per raggiungere ed addirittura superare l'obiettivo di riduzione dell'8% fissato dal Protocollo di Kyoto". Ciononostante, "Austria, Danimarca ed Italia, comunque, devono intensificare i loro attuali sforzi fino al 2012 per assicurare che il loro contributo all'obiettivo comune dell'Ue a 15 sia raggiunto". Il rapporto Eea, pero', "mostra anche che l'Ue a 27 e' sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo di riduzione del 20% (delle emissioni, ndr) per il 2020".

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Eea sottolinea che "non possiamo permetterci di aspettare la fine del periodo di Kyoto per implementare politiche di riuduzione dirette a settori non coperti dall'Eu Ets (lo schema di scambio delle quote di emissione in ambito europe, ndr), come i trasporti e il riscaldamento domestico". Questi settori, sottolinea McGlade, "sono cruciali per gli obiettivi europei fissati al 2020".

Il rapporto 'Tracking progress towards Kyoto and 2020 targets' raccoglie un panoramica dei progressi dei paesi europei verso il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto nel 2008 e- dove i dati erano disponibili- nel 2009, ed anche una stima dei progressi stimati verso l'obiettivo del -20% delle emissioni per il 2020. Guardando al 2008 ed al 2009, i primi due anni del periodo di impegno nell'ambito di Kyoto, "l'Ue a 15 appare sulla buona strada" per raggiungere i propri obiettivi di riduzione delle emissioni dell'8% rispetto all'anno base 1990. Nel loro insieme, "in questi due anni si stima che abbiano ridotto le loro emissioni medie annue di oltre 250 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti in più rispetto ai tagli richiesti per raggiungere il comune obiettivo di Kyoto". Ciò pone l'Ue a 15 nel suo insieme "il 5,9% sotto l'obiettivo di riduzione dell'8% di Kyoto".

Questi dati tengono in conto l'uso dei meccanismi flessibili da parte dei governi (il 2,7% delle emissioni nell'anno-base) ed il previsto assorbimento dell'anidride carbonica atmosferica legata alle attività forestali (1% delle emissioni nell'anno-base). Ad ogni modo, sottolinea l'Eea, "il fallimento di anche uno solo degli stati membri dell'Ue a 15 potrebbe compromettere la possibilità di raggiungere l'obiettivo comune".

L'Eea, nel suo rapporto 'Tracking progress towards Kyoto and 2020 targets', riporta come l'ttuale livello di emissioni e le relative proiezioni "mostrano come l'Unione europea sia sulla buona strada per raggiungere il proprio obiettivo di riduzione del 20% nel 2020", attuando il 'pacchetto Clima ed Energia' del 2009 (il famoso 20-20-20). Le stime più recenti dell'Eea indicano "una tendenza decrescente, con le emissioni del'Ue a 27 che nel 2009 erano del 17,3% sotto il livello del 1990".

Tra i paesi che devono impegnarsi di più prima del 2012, oltre all'Italia ci sono l'Austria e la Danimarca, ma anche due paesi membri della Eea, cioè Liechtenstein e Svizzera, ed un paese candidato, la Croazia.

Visto che l'allocazione dei permessi di emissione nell'Eu Ets è già decisa per tutto il periodo 2008-2012, ridurre le emissioni nel settori non coperti dallo schema, come trasporti, riscaldamento domestico, agricoltura e ciclo dei rifiuti "è necessario per raggiungere gli obiettivi di Kyoto".

La crisi economica "ha largamente contribuito alla riduzione totale delle emissioni di gas ad effetto serra nel 2009 rispetto al 2008", segnala l'Eea, "ma l'impatto è stato meno significativo nei settori non inclusi nell'Eu Ets (-3,3%) che nei settori inclusi (-11,7%)". Il ritorno alla crescita economica "potrebbe temporaneamente stabilizzare o addirittura invertire il declino delle emissioni, ma la tendenza al ribasso dovrebbe proseguire".


Fonte Agenzia Dire
www.dire.it

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