Ambiente e inquinamento petrolio, ultime notizie -
"Migliaia di relitti di navi militari della Seconda guerra mondiale, molti dei quali ancora pieni di petrolio e di carichi ancor più pericolosi costituiti da sostanze chimiche, giacciono dimenticati sui fondali marini di tutto il mondo, con un rischio serio di inquinamento che investe anche l’Italia".

L’allarme per il nostro Paese viene lanciato dal mensile 'Focus', dopo che di recente era stato il 'New Scientist' a sollevare la questione attraverso l’intervento di due esperti internazionali di sicurezza marina, Trevor Gilbert e Dagmar Etkin, i quali hanno calcolato che "in tutti i mari del mondo i relitti potenzialmente inquinanti sono 8.569" mentre "nel Mediterraneo se ne contano 361" e, "a causa dei processi corrosivi, potrebbero preso rilasciare in mare una quantità di carburante 20 volte superiore a quella uscita dalla piattaforma della Bp nel Golfo del Messico".

Come scrive il mensile, "non esistono accordi internazionali per far fronte all’emergenza: la responsabilità delle navi è dei loro armatori, ma in molti casi i proprietari originari sono morti, e ripulire i serbatoi sommersi costa tra i 2.300 e i 17 mila dollari a tonnellata di petrolio".

Ma per l’Italia, denuncia Focus, non è il greggio la minaccia più grave. Le conseguenze peggiori sull’ecosistema e sulla nostra salute "giungono da un arsenale di armi chimiche che giace in fondo al mare". Tra queste "vi è l’iprite, una sostanza chimica pericolosissima, proibita da tutti gli accordi umanitari internazionali, che gli eserciti avevano comunque in dotazione, per rispondere a eventuali attacchi chimici nemici".

Fonte: Agenzia Dire
www.dire.it

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