LA TUSCIA NON DIVENTI UNA DISCARICA RADIOATTIVA. Ultime notizie Viterbo - Nell’agenda del Governo c’è la realizzazione di centrali nucleari di terza generazione, dare dei benefici economici alle province in cui verrà ubicato l’impianto per i comuni, per tutti quei paesi limitrofi fino a venti chilometri di distanza.

Anche per il territorio che ospiterà il deposito dei rifiuti radioattivi, il governo promette benefici. Dovrebbero essere 52 le aree in Italia interessate a questi depositi.

Ma quali benefici? Quale futuro per questa terra?
Il mio vuol essere un netto NO alla realizzazione di qualsiasi tipo di impianto nucleare nella Tuscia e altrove, è bene che la gente sappia per farsi una opinione, “opinione per altro già espressa 22 anni fa per mezzo di un referendum, ma che il Governo ignora”.

E’ per questo che desidero informare i cittadini.
Il costo di una centrale nucleare da 1000 MWe è di circa 2000 miliardi di euro, gli attuali reattori così detti di terza generazione hanno un tempo di costruzione di circa 5/6 anni, poi ci sono i tempi  necessari per acquisire tutte le autorizzazioni utili per la costruzione, diciamo che si sta nell’ordine di 10 anni prima di vedere tale opera in funzione, “se tutto procede come dovrebbe”. Permettetemi la domanda: quante cose utili si potrebbero realizzare sul territorio con tale cifra?
E’ bene che la gente sappia che da quando sono in esercizio centrali nucleari, “da quasi 60 anni”, NEANCHE UN CHILO DI SCORIE è stato posto in un LUOGO DEFINITIVO.

Considerando che la durata di alcuni elementi, tra i più pericolosi, è di circa molte migliaia di anni, confermo il mio NO a queste politiche energetiche.
Se in 60 anni non si è riusciti a risolvere il problema delle scorie radioattive, non vedo la ragione perchè dovremmo trasferirlo alle generazioni future. Quale è il luogo definitivo per tutte quelle scorie radioattive, “circa 8 mila mq”, prodotte dal primo nucleare in Italia? Perché non si dice alla popolazione che le sostanze che restano dopo lo sfruttamento industriale i cosìddetti “isotopi” che formano scorie radioattive come il (cesio137), lo (stronzio 90), hanno dei tempi di dimezzamento di circa 30 anni e che quindi restando pericolosi per secoli?

Molte di queste scorie dopo l’estrazione dai reattori conservano ancora materiale fertile potenzialmente utilizzabile, infatti si possono riprocessare e in questi ulteriori processi si può estrarre anche il (plutonio 239), il plutonio 239 ha una radioattività praticamente ETERNA ed è altissimamente tossico. Perché non si informa la gente che basta un solo grammo di questo plutonio per produrre il cancro al polmone ad oltre 1 MILIONE di persone?


Nel frattempo si studiano alternative per trovare sistemazioni definitive a queste pericolose scorie in depositi geologici.
Pochi sanno che attualmente i 4 principali centri di stoccaggio di scorie nucleari in Europa, (Lettague Francia, Sellafield Gran Bretagna, Oskarshamn Svezia, Olkiluoto Finlandia), non sono siti geologici.

La Tuscia è ben lontana da tutto questo, la sua vocazione non è produrre energia elettrica, non può accettare queste assurde e obsolete centrali nucleari per fare arricchire le solite lobby, la gente vuole risposte concrete e subito per affrontare una crisi di ineguale misura, il territorio ha bisogno di uno sviluppo sostenibile, di un piano energetico compatibile e condiviso, senza minimamente mettere a rischio e per sempre, un paesaggio integro e unico nella sua natura.

Credo in questo e faccio appello alle istituzioni, a tutte le persone lungimiranti e di buon senso, al  fine di evitare che questa nostra terra diventi una delle più grandi discariche radioattive d’Italia.

Consigliere provinciale IdV

Giovanni Francola


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