Reggio Calabria, ultime notizie
- Ieri, 4 novembre, festa dell’unità nazionale del nostro Paese, è divenuto per la Calabria il giorno della Speranza.

Dopo decenni nei quali non avevamo avuto il coraggio di guardare la paura dritto negli occhi, dopo decenni nei quali i calabresi sembravano rassegnati all’ineluttabilità della disfatta, dopo decenni nei quali ogni famiglia aveva cresciuto una figlia di nome Rassegnazione, il 4 novembre 2005 i calabresi hanno fatto la loro piccola rivoluzione.

Senza armi, senza i missili terra-aria e le autobomba che i nemici della vita non avevano esitato a far esplodere a Reggio Calabria in pieno centro, anche vicino ad ospedali ed asili, negli anni della seconda guerra di mafia.

Senza soldi, mezzi, senza organizzazione.

Forti delle nostre identità, delle nostre radici, abbiamo affidato alle nostre gambe il passo della Speranza, tenuti per mano dai nostri genitori e dai nostri nonni, e anche di quelli che per paura ci spiavano dietro le tende delle finestre, ma che in cuor loro facevano il tifo per noi.


Molti ci davano per vinti prima ancora di cominciare, poi, sono arrivati i ragazzi e le ragazze di tutta Italia.

Ognuno, dietro quello striscione, ci ha dato una parte del suo coraggio, per guardare dritto in faccia il male, per fagli capire che ci eravamo finalmente svegliati, e che non avevamo più intenzione di chiudere gli occhi, o di voltarci dall’altra parte: “E adesso ammazzateci tutti“.


Quel giorno, il 4 novembre del 2005, la ‘ndrangheta ha capito che era l’inizio della sua fine.

Eravamo riusciti a portare per le strade di Locri più di ventimila persone, rompendo a mani nude un muro di omertà e paura.


Era la nostra piccola rivoluzione della normalità.

Sì, perché al Sud anche la normalità ha qualcosa di rivoluzionario.

 
(dedicato a tutte quelle persone che in cinque anni hanno accompagnato e fatto crescere “Ammazzateci Tutti“)
 
Aldo Pecora
Presidente “Ammazzateci tutti”
www.ammazzatecitutti.org

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