CIVITAVECCHIA SOS CEMENTO. Ultime notizie: fermate il cemento che ci ruba il paesaggio e il mare
- “Fermate il cemento che ci ruba la terra e il paesaggio” è   il titolo di un  articolo scritto da Carlo Petrini e pubblicato su Repubblica e che  lancia un grido di dolore e di allarme sulla situazione paesaggistica italiana.

            Il giornalista paragona lo scempio del paesaggio italiano al quale stiamo assistendo in questi ultimi anni ad un vero e proprio crimine, con tanto di  scena del delitto , il nostro paese, armi , il cemento dei capannoni e  delle speculazioni edilizie, il movente, la stupidità e  l’avidità,  gli assassini, coloro i quali hanno la responsabilità nel dire si e dare le autorizzazioni  ma anche i complici, coloro che non dicono no, e infine le vittime, i cittadini,  non solo quelli di oggi ma anche quelli di domani.

            Su  questo articolo  è naturale paragonare la situazione italiana a quella di Civitavecchia perché quelle parole sembrano essere state scritte per raccontare la difficile situazione della nostra città dove il paesaggio naturale e quello entrato ormai a far parte della quotidianità e della familiarità dei civitavecchiesi è continuamente mortificato, violentato e vessato da novelli vandali che distruggono ciò che non si tocca materialmente ma si vede bene, come, tra gli altri,  il paesaggio della Marina di Civitavecchia, in questi giorni al centro di un acceso dibattito politico e  tecnico.  Ecco perché al titolo di quel pezzo aggiungerei che il cemento ruba ai civitavecchiesi non solo la terra e il paesaggio  ma anche il mare.

            Paesaggio che è un diritto costituzionale sancito dall’articolo 9 della Costituzione Italiana che sostiene l’impegno da parte dello Stato Italiano a tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

            Come non chiedersi allora perché mentre in tutta Europa e  in parte anche in Italia si cerca di proteggere e difendere i territori dalle aggressioni, ancora Civitavecchia, dopo le devastazione della seconda guerra mondiale e l’ulteriore  danno che la scellerata e allegra ricostruzione del tessuto urbano e la speculazione edilizia hanno inflitto alla nostra città, deve ancora subire ferite violentissime come quella  che sono al centro delle cronache locali di questi giorni?

            Perché in questa situazione di difficile gestione della cosa pubblica, tirata da una parte  dalla pressione della cementificazione e dall’altra dalla difesa di quel poco di bellezza che ancora resta da poter fruire da parte della cittadinanza,  sanare a tutti i costi opere costruite senza le necessarie autorizzazioni solo perché ormai ci sono e sarebbe un peccato abbatterle senza pensare  ai cittadini che invece con quell’opera perdono  la gratuita fruizione della bellezza del mare?

            Perché  il signor Rossi che costruisce una veranda nel retro di casa sua  e, trovato senza le dovute autorizzazioni, è obbligato dalle autorità competenti ad abbattere  quasi pure la casa,  per le mancanze della Pubblica Amministrazione si chiede  invece di  chiudere un occhio, se non tutti e due e pure le orecchie e la bocca?

E sulla questione dei Dehors come la mettiamo?

I commercianti devono abbattere queste strutture e il Comune passarla liscia con la Marina?


Ma la legge non è uguale per tutti?

E  chi amministra non deve dare il buon esempio?


C’è qualcosa che non va, e sul tema della legalità in questa città, non altri ovvi argomenti visto che la Marina è chiaramente  un'opera da anni al centro dell'agenda politica delle amministrazione di tutti i colori,  si dovrebbe aprire una riflessione pubblica.


Roberta Galletta
Direttivo Circolo Partito Democratico di Civitavecchia

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