Vivere sopra una potenziale bomba atomica, non ci farà dormire tranquilli: è anche per questo che Tuscia Vola ribadisce il proprio secco no alla realizzazione di un impianto nucleare a Montalto di Castro (in provincia di Viterbo).

Ad affermarlo è l’assessore Bartoletti, che proprio in questi momenti si trova nelle Filippine con la sua famiglia, e sta vivendo ore di preoccupazione per possibili rischi di contaminazione che potrebbero interessare buona parte dell’Asia. Qui - afferma Bartoletti - si vive impotenti in uno scenario spettrale; le notizie si susseguono freneticamente e tutti vivono questo momento con grande apprensione. Da tempo stiamo promovendo il ‘Modello Tuscia’ – sottolinea  Bartoletti – alla ricerca di uno sviluppo del territorio che coniughi la qualità dell'ambiente e della vita dei cittadini con la crescita economica, nel rispetto dell'identità e dei valori delle popolazioni. Da tutto questo è ovviamente escluso il ritorno al nucleare, come più volte ribadito anche dal nostro Comitato tecnico-scientifico.

Tuscia Vola – prosegue Bartoletti - desidera nuovamente esprimere la propria contrarietà ad una forma di energia che la stessa Comunità Europea ha recentemente ribadito come non inseribile tra le energie pulite rinnovabili. Una posizione già più volte espressa dalla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ci vede schierati al suo fianco.


Ma il problema non è solo il luogo dove potrebbe sorgere il nuovo impianto. La vera motivazione che ha spinto Tuscia Vola su posizioni contrarie al nucleare nascono da motivazioni rigorosamente analizzate dal proprio Comitato Tecnico-Scientifico, presieduto da un grande esperto di energia nucleare: il Prof. Claudio Margottini, assessore all’ambiente del comune di Orvieto. In particolare -  afferma Margottini -  la produzione di energia nucleare è sostanzialmente ferma a valori costanti dagli inizi degli anni '90; la frazione di energia elettrica mondiale proveniente da fonte nucleare è passata dal 18% del 1993 al 14% del 2008, a causa della mancata costruzione di nuovi impianti e la crescita dei consumi; la quantità di energia prodotta da fonte nucleare è diminuita del 2% dal 2005 ad oggi, con una previsione di riduzione dell’1% annuo sino al 2015 a causa dell’invecchiamento degli impianti e della ridotta disponibilità di uranio.

Il funzionamento delle attuali centrali sembrerebbe richiedere già oggi 65.000 tonn/anno, di circa il 30% superiore a quello proveniente dalle estrazioni minerarie (40.000 tonn/anno), generando un forte ricorso ai depositi civili; l’irrisolto problema dei rifiuti radioattivi; il primo reattore non potrà che essere pronto nel 2020 (sappiamo oggi quanto i proclami sulle fattibilità si scontrino con la tempistica reale); il costo del singolo impianto che supera oramai 3 miliardi di Euro per 1.600 MWe (Mod. Franco-Tedesco AREVA), anche se l'unico impianto in corso di realizzazione in Finlandia ha già richiesto quasi 4 miliardi ed è completato al 70 % secondo i fornitori francesi e, infine, senza considerare i costi per l’eventuale smantellamento dopo l’esercizio. Inoltre, nessuno dichiara che, grazie ad una legge che incentiva la realizzazione di impianti solari fotovoltaici in Italia, abbiamo già realizzato e messo in rete, un piccolo impianto nucleare. Infatti, dal febbraio 2007, sono stati realizzati in Italia circa 60.000 impianti solari fotovoltaici per quasi 1.000 Megawatt, un impianto nucleare tradizionale (www.gse.it). Ovviamente la produzione energetica avviene solo nelle ore di insolazione, mentre l'impianto nucleare opera sulle 24 ore ma, in ogni caso, possiamo tranquillamente affermare di aver già realizzato in Italia un mini impianto nucleare. Che non ha impattato sull'ambiente, ha creato migliaia di posti di lavoro, ha consentito a numerose aziende italiane di riconvertirsi verso una green economy dove il resto del mondo è già avviato.

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