Di fronte ad un numero spropositato di cause arretrate occorrono misure immediate e straordinarie

Dopo che questa Associazione con un intervento dato alle agenzie di stampa il 04/06/2008 aveva sostenuto la necessità di un reclutamento straordinario di Magistrati Onorari per lo smaltimento dell’enorme arretrato del contenzioso civile, su “La Stampa” del 4 u.s. a margine del caso evidenziato dalle cronache della particolare efficienza di due uffici Giudiziari come il Tribunale di Torino e la Procura di Bolzano, è apparso un articolo del Prof. Federico Grosso, del quale certamente non è difficile condividere l’assunto di fondo, e cioè che le riforme camminano sulle gambe degli uomini e che quindi molte delle disfunzioni della giustizia dipendono in buona misura da una cattiva gestione del lavoro quotidiano.

Ma riconosciuta la validità di tale considerazione non ci pare che il caso di un Tribunale, su circa 170 Tribunali italiani, portato alla ribalta come esempio di Ufficio ben organizzato, possa essere indicativo, in mancanza tra l’altro di una serie di elementi (ad esempio il Piemonte ha 17 Tribunali contro i 9 del Lazio che pure ha una popolazione maggiore).

D’altra parte il caso positivo di un solo Tribunale indurrebbe ad amare riflessioni sulle capacità lavorative dell’intero corpo giudiziario e, francamente, addebitare alla quasi totalità dei Magistrati e del personale ausiliario, la responsabilità del dissesto del sistema giudiziario ci sembrerebbe un giudizio troppo severo oltre che ingiusto.

Del resto se vogliamo prendere per buoni i numeri del Tribunale di Torino che ha smaltito in 7 anni 12 mila cause, per smaltire 5 milioni di arretrato complessivo, dividendo tale cifra per il numero dei Tribunali, ci vogliono 14 anni.

Vogliamo aspettare tanto?

A parte quindi le giuste e scontate considerazioni su le umane carenze, anche dei Magistrati, perché no?, dal Prof. Grosso, ex Vice Presidente del CSM, ci saremmo aspettati qualcosa di più, qualche suggerimento, qualche proposta, un contributo più diretto alla soluzione di un problema che merita uno sforzo particolare da parte di tutti.



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In Italia oltre all’emergenza rifiuti a Napoli che sta portando discredito a tutta l’Italia, vi è anche un’emergenza giustizia che porta non solo discredito, ma anche condanne dell’Italia a livello europeo e che è una delle cause della mancata crescita del nostro Paese, e se prima non si elimina l’arretrato le ennesime riforme del processo civile che vengono preannunciate si risolveranno in un altro insuccesso.

Circa 14 anni fa su “La Repubblica” del 06/11/1994 il dr. Michele Leoni, all’epoca Magistrato a Forlì, a chi sullo stesso giornale diceva che “in Italia c’erano già troppi giudici” rispondeva che “in Italia i processi civili hanno durata media 7-8 anni in primo grato, che l’organico dei magistrati è di poco superiore a quello dello inizio del secolo [che nel frattempo (in questi ultimi 90 anni) il contenzioso si è a dir poco centuplicato per i motivi noti a tutti (aumento della popolazione, dei rapporti giudiziari, industrializzazione)] e non basterebbero forse trentamila giudici in più a far marciare la giustizia civile in maniera accettabile”.

Sono passati altri 15 anni circa e questi dati andrebbero aggiornati al rialzo: abbiamo un arretrato di oltre 5 milioni di cause, il contenzioso si è più che centuplicato, il numero degli Avvocati è più che decuplicato, mentre il numero dei Giudici, e questa è l’anomalia che non viene mai rilevata dalle associazioni della Magistratura, è rimasto pressoché invariato da oltre un secolo, è anche sotto organico ed è composto da circa 8 mila unità, lo stesso numero di 100 anni fa. E’ come se i Vigili Urbani di Roma, invece degli attuali 6 mila, fossero rimasti quel centinaio che erano all’inizio del secolo quando la Capitale aveva meno di 1 milione di abitanti e non i 4 milioni di oggi e circolavano solo alcune decine di auto.

Basterebbero questi dati per avere una visione esauriente e inconfutabile del problema.

In un Paese nel quale la malavita organizzata ha le sue radici dappertutto e controlla almeno 4 Regioni, la microcriminalità dilaga nei centri urbani, lo spaccio di droghe e lo sfruttamento della prostituzione in mano a organizzazioni feroci e multinazionali invadono le nostre strade, l’abusivismo edilizio devasta i nostri centri storici e le nostre coste, la durata dei processi ha tempi incredibili, subiamo ripetute condanne da parte della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per la lungaggine dei processi, sostenere che il numero dei Giudici, circa 8 mila, che c’era 100 anni fa va bene anche adesso che il contenzioso si è centuplicato e si è formato un patologico arretrato significa non voler affrontare il problema e soprattutto che a qualcuno le cose stanno bene così.

Perché se nessuna della varie Associazioni di Magistrati, diversamente dal succitato Magistrato di Forlì, lamenta la grave insufficienza del numero dei Giudici significa che lo ritiene adeguato e allora, tertium non datur, sono fondati i sacrosanti giudizi negativi sulla laboriosità dei Giudici che in questi giorni vengono espressi da più parti.





Non vogliamo produrci in sterili discettazioni, che poi lasciano le cose come stanno, purtroppo il contenzioso arretrato è un fatto e non una opinione, come direbbe il Ministro di Giustizia, On. Angelo Alfano, e come tale va affrontato con rimedi realistici, efficaci e soprattutto rapidi e allo stato l’unico rimedio urgente è il ricorso al reclutamento straordinario di Magistrati Onorari e di personale ausiliario.

Se poi vogliamo perseverare nell’atteggiamento seguito per oltre 50 anni e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, allora continuiamo ad attribuire la responsabilità dell’enorme contenzioso arretrato alla scarsa laboriosità degli operatori del settore giustizia, alla cattiva gestione del lavoro quotidiano, agli Avvocati che disturbano, tutte cose che sono certamente una parte importante delle disfunzioni della giustizia, ma se non si interviene drasticamente per sgombrare il campo dall’enorme arretrato, non solo non sarà possibile eliminare quei difetti di comportamento che giustamente vengono lamentati, ma non si renderà possibile neanche il decollo delle annunziate riforme del processo civile.

Si paralizzerà così del tutto anche quel residuo di funzioni giudiziarie che attualmente con una serie di vari adattamenti si riesce a portare avanti e si arriverà a quella “chiusura dei Tribunali” che veniva evocata nel drammatico rapporto al Ministro di Giustizia da parte del Responsabile del Dipartimento dell’Organizzazione.



Il Presidente

Avv. Franco Gugliucci

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