Italia, economia: l'economista Paolo Leon (foto a fianco) boccia la manovra Tremonti: atteggiamenti troppo tiepidi. Ultime notizie Roma -
Non usa mezzi termini, l'economista Paolo Leon per bocciare la manovra-Tremonti e criticare certi atteggiamenti "tiepidi" che finiscono per esser "correi" di un Governo che non si è mai posto la crescità del Paese, delle opposizioni. "Mi preme una precisazione - attacca - la coesione nazionale presuppone che tutti partecipino alle decisioni e alla loro approvazione: dov'è la partecipazione alle decisioni delle opposizioni e dei soggetti sociali? Chi ha deciso, da solo, come sempre, è il ministro dell'Economia, quindi l'appello è diretto al ministro e al Governo, responsabili di una manovra a crescita zero, dal pareggio di bilancio non realistica e dal debito pubblico sempre piu' caro: gli speculatori lo sanno e giocano, ovviamente, contro".

Il riferimento di Leon è all'accordo triangolare del 1992-93 quando il Governo Amato insieme alle parti sociali varò una manovra pesantissima ma condivisa per il Paese. "Quando sento dire (Enrico Letta del Pd, ndr) che dovrebbero esser messe sul mercato aziende come Eni, Enel e Poste, che assicurano servizi pubblici importantissimi, resto basito: non si è compreso ancora che il mercato della finanza è irresponsabile, è altra cosa dal mercato reale? Che nella sua logica il mercato finanziario impedisce la crescita? Che quel che stiamo vivendo, la speculazione in atto, è dentro la logica fredda e calcolatrice del mercato finanziario dove non c'è posto per le persone, la loro dignità e le loro aspettative?", si domanda con un po' di irritazione il docente di Economia Politica all'Università di RomaTre.

"Si venda, invece dei gioielli di famiglia, l'oro che c'è in Banca d'Italia - aggiunge - Il momento è davvero ottimo e propizio per farlo! Al limite si può pensare di privatizzare le Poste ma non Eni e Enel! Il Pd non sa che pesci prendere. E non è solo". Serve all'economista questa premessa politica per esporre le sue idee contro l'ondata di  speculazione che sta trascinando l'Italia nel gorgo di una crisi simil-Grecia. 'Le misure della Consob di contrasto alle vendite al ribasso non bastano, occorrono misure d'urto forti ' chiarisce ' Intanto la proibizione della speculazione al ribasso in tutta l'Europa e non solo dell'area dell'euro; poi ferree misure anti-trust contro le agenzie di rating (Standard & Poor's, Moody's e Fitch sono private ma svolgono un ruolo istituzionale: certificano se uno Stato fa default) che vanno messe sotto torchio con tanto di sanzioni in caso di comportamenti che generano speculazioni; infine modifiche sostanziali alla manovra rendendola almeno piu' equa e togliendo l'imposta di bollo per l'acquisto dei titoli di Stato.

I titoli di Stato sono uno dei modi con cui il Paese si finanzia e i loro tassi risentono dell'economia nazionale e a sua volta la influenzano. In altri termini, tra gli  investitori è cresciuto il timore che il Paese possa avere maggiori difficoltà nel rispettare i propri impegni di rientro dal debito e dunque l'interesse richiesto è più alto.
Sui mercati hanno pesato la situazione politica ed economica?
"La credibilità del Governo ha indubbiamente il suo peso nel movimentare acquisti e vendite - risponde - come anche le tristi vicende di moralità pubblica: però deve esser chiaro che non c'è, al momento, nessun elemento che garantisce la stabilità dei mercati e che gli speculatori sono lasciati liberi di fare il loro lavoro".

Leon da tempo pone la questione di regole certe: l'Europa, dove permane una linea sostanzialmente thatcheriana che è quella che ha innescato la crisi, ha armi spuntate e non è cosciente che senza un apparato adeguato e un progetto sarà impossibile fronteggiare il mondo finanziario. "Va ripensato lo statuto della Banca centrale europea che si preoccupa esclusivamente della stabilità monetaria, mettendo in secondo piano altri obiettivi come occupazione e stabilità". Un'altra innovazione? La politica fiscale, che è definita a livello nazionale: manca, per Leon, "il coordinamento a livello europeo: è sostanzialmente di carattere negativo, lo si esercita imponendo limitazioni e divieti, attraverso la verifica del rispetto della regola relativa al rapporto massimo fra deficit pubblico e Pil".

La crisi della Grecia poi qualcosa dovrebbe insegnare: ben prima la vastità del suo debito pubblico era nota tanto da spingere il ministro dell'economia Papacostantinou a dire: "se ci fossimo rivolti al Fmi, saremmo ora obbligati a rispettare le identiche misure che ci chiede l'Ue, ma avremmo già in cassa 30 miliardi di euro".
Per l'economista non si esce dalla crisi con una Banca europea che ha come unico compito quello di gridare contro i pericoli dell'inflazione. E rilancia di nuovo le sue proposte: tornare alla regolamentazione delle banche degli anni trenta; una rivoluzione ecologica e un diretto intervento pubblico in tale direzione che può mobilitare ampie forze di lavoro; uno slancio verso una reale unione europea lavorando perchè l'Europa diventi uno Stato; tornare a marcare la differenza tra Pubblica amministrazione e politica al fine di rendere possibile una selezione della spesa pubblica.

E cosa riserva il futuro ai risparmiatori? Bot, Btp e Cct sono lo strumento di risparmio piu' diffuso tra gli italiani: si possono acquistare al momento dell'emissione, partecipando all'asta se si è una grossa banca o dopo che sono già stati emessi andando a comprarli sul mercato, sempre attraverso un intermediario come una banca. "Intanto sapere che quest'ondata di forte speculazione in atto non si arresterà  a breve e medio periodo e che anche i manager che gestiscono i loro risparmi stanno nell'orbita degli speculatori', puntualizza. Si ferma, soppesa le parole e riprende: "Mi aspetto che la speculazione continui anche dopo l'approvazione della manovra. Perché? La speculazione sa bene che questa manovra a crescita zero non è credibile nell'immediato e neanche dopo: del resto è con noi da tempo l'assenza di crescita".

Ora c'è questa manovra da approvare nell'interesse generale del Paese, bisogna farlo per spirito di unità nazionale. "Purtroppo è cosi': almeno si lavori per renderla molto meno iniqua con una diversa ripartizione dei sacrifici: piu' marcata verso ricchezze, rendite finanziarie e grandi patrimoni da una parte e meno per stipendi, salari e pensioni dall'altra e soprattutto si mettano al riparo i servizi pubblici essenziali, come sanità e assistenza, scuola e università e - conclude Leon - aziende come Eni e Enel che erogano beni insostituibili".







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