DEFORESTAZIONE INDONESIANA, nessun legame tra PEFC e la multinazionale APP.
Ultime notizie Perugia -   Il 25 Luglio scorso GreenPeace diffondeva sul web il tremendo video shock (http://www.youtube.com/watch?v=8PxDPeiENSM) che mostrava l’uccisione delle tigri di Sumatra, una specie in via d’estinsione, causata dall’opera di deforestazione messa in atto dalla multinazionale APP (Asia Pulp and Paper) in Indonesia. Contestualmente alla diffusione della notizia, l’associazione ambientalista ha auspicato anche che la PEFC Internazionale – l’organismo che ha definito i criteri per la certificazione della gestione forestale sostenibile – voglia interrompere qualsiasi tipo di legame con la multinazionale APP che produce carta usa e getta, tra l’altro anche per le confezioni di grandi case produttrici di giocattoli come Mattel, Disney e Hasbro.

A seguito del comunicato diffuso da GreenPeace (http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/Video-shock-La-deforestazione-che-uccide-le-tigri-indonesiane/) è arrivata altrettanto immediata la replica di Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia. “Siamo ovviamente sconvolti dalle immagini diffuse da Greenpeace che mostrano un animale in via di estinzione ucciso a causa della deforestazione. Ma ancora una volta l’associazione ambientalista ha voluto creare un accostamento incomprensibile e assolutamente improprio tra ciò che avviene nelle foreste indonesiane gestite dalla multinazionale APP e le attività del PEFC, rendendosi responsabile di una serie di scorrettezze e falsità estremamente gravi, al limite della diffamazione”.

Come spiega Brunori, è infondata l’affermazione secondo cui la carta certificata PEFC potrebbe contenere fibre di cellulosa proveniente dall’Indonesia poiché le foreste indonesiane non sono mai state certificate secondo lo standard PEFC. Va inoltre sottolineato che la PEFC non è un organismo di certificazione ma un organismo di normazione, similmente alla ISO (International Organization for Standardization ossia Organizzazione Internazionale per la definizione di norme tecniche dei vari settori produttivi). La PEFC definisce quindi, uno standard che deve essere rispettato dalle aziende che voglio ottenere la certificazione. Quest’ultima viene poi rilasciata da Organismi terzi, del tutto indipendenti dal PEFC, che svolgono attività di verifica rispetto all’effettivo rispetto dello standard.

L’unico collegamento che può essere constatato tra APP e PEFC non è relativo all’Indonesia ma al fatto che la APP ha ottenuto un certificato di tracciabilità per la carta contenente fibre che provengono da piantagioni, certificate PEFC, situate in Cile. Rimane quindi scorretto associare il marchio PEFC alle attività della multinazionale a Sumatra e – spiega Brunori – questa dichiarazione dell’associazione ambientalista si configura come “l’ennesimo attacco falso e tendenzioso (…) contro la nostra organizzazione. Nel comunicato di Greenpeace si legge che l’operato del PEFC è stato criticato da varie organizzazioni ambientaliste: è vero, ma solo da quelle che, come Greenpeace, hanno creato e appoggiano il sistema di certificazione forestale antagonista, cioè FSC”.

Per il segretario generale di PEFC Italia tutta la strategia comunicativa appare del tutto slegata dall’obiettivo della protezione delle foreste e sembra celare motivazioni più adatte ad alimentare una rivalità tra differenti sistemi di certificazione della gestione sostenibile del patrimonio forestale. Piuttosto che sprecare energie in inutili lotte intestine, meglio sarebbe concentrarsi sull’obiettivo comune di innalzare la quota delle foreste certificate (solo il 10% a livello mondiale, di cui 2/3 secondo standard PEFC e 1/3 secondo standard FSC) e, con essa, il numero delle aziende virtuose che scelgono tra i propri fornitori, quelli con fibra proveniente da boschi certificati.

Simone Casavecchia

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