In Terza Commissione Consiliare, questa mattina, si è svolta la discussione sulla proposta di istituzione del Parco dell’Arcionello, ovvero della Riserva Naturale Regionale Valle dell’Arcionello. Una  riunione a tratti convulsa e con momenti di confusione e approssimazione tali da far ritenere urgente una nuova convocazione della Commissione alla prossima settimana. La decisione è stata presa -  dopo l’uscita delle minoranze - in alternativa alla pressante richiesta di alcuni esponenti della maggioranza (il consigliere Rotelli) di giungere invece seduta stante alla votazione di una perimetrazione alternativa a quella approvata in Giunta Regionale: perimetrazione che, per inciso e tra le altre cose, vorrebbe ridimensionare l’area protetta escludendo Pian di Cecciole. Questo al fine di presentare il documento già domani in Consiglio Comunale. Tra proposte paradossali (“approviamo noi una perimetrazione poi chiediamo alla Regione di discuterne una ulteriore”) e altre plausibili (“approfondiamo le conseguenze sulla variante al semianello”) la discussione è stata comunque caratterizzata da una riprovevole e grave ignoranza della stragrande maggioranza dei presenti sugli aspetti più importanti della questione. A cosa ed a chi serve l’area protetta dell’Arcionello? Che differenza vi è tra Riserva Regionale e Parco comunale? Quali sono le prerogative comunali sulla gestione di una Riserva Regionale? Ma soprattutto è mancata la domanda principale: in questi 4 anni quali atti ha prodotto l’amministrazione comunale sul Parco? La risposta sarebbe stata: nulla. L’unico atto formale è stato il passaggio in Consiglio comunale (il 13 ottobre 2006) di una indicazione di perimetro come allegato al Piano Integrato. Poi niente più. L’amministrazione comunale, pur intervenendo in modo intermittente ed elusivo ai tavoli convocati dalla Regione con alcuni tecnici (tavoli ai quali è stata sistematicamente invitata a presentare elaborati e proposte integrative al pari di Provincia e Comunità Montana) non ha prodotto nessuno studio o proposta.

Volontà politica o incapacità? Difficile affermare delle verità in questa caso. Tuttavia le norme prevedevano che l’iter terminasse in Giunta Regionale con la discussione degli emendamenti e delle integrazioni già esaurita. Ora vari esponenti della maggioranza, al comune di Viterbo, vorrebbero addossare alla Regione responsabilità proprie e, giocando strumentalmente sul piano politico, interrompere l’iter di approvazione della Riserva in Consiglio Regionale. Con motivazioni peraltro estremamente gravi, se non fossero in alcuni casi inverosimili. Come quel consigliere che ha affermato “chiedo che il parco inizi a partire dalla cava Anselmi: non capisco a cosa serve un’area verde vicina al centro storico?”. Un altro consigliere affermava “il vero parco è quello di 14 ettari che produrrebbe il Piano Integrato: il resto sono sterpaglie”. E le rilevanze storiche ed archeologiche eccezionali? E le presenze naturalistiche? Le antiche cave, gli orti, le canalizzazioni, i molini, il vecchio acquedotto, gli antichi casali e le ville storiche, i sentieri? Di tutto questo non si è fatto cenno. Era più pressante la richiesta del consigliere che, avendo proprietà e beni immobili nell’area, chiedeva una urgente riduzione del perimetro della Riserva perché “…i cittadini non possono tollerare un simile abuso!”. Ma ben altri abusi intanto vengono commessi sulla Palanzana, senza che quel consigliere o la stessa Commissione se ne occupi. Una discussione – quella in III Commissione - a tratti triste ed inverosimile. L’impressione è di una città sempre più spesso in balia di barbari e speculatori. Urgente quindi la rapida istituzione della Riserva Regionale: forse proprio ora che sembra più vicina potrebbe essere strappata ai viterbesi la loro più grande vittoria civile.

 

 

Umberto Cinalli – Portavoce Verdi per la Pace di Viterbo

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