Un legame d'inutile danno ambientale unisce l'autostrada devasta-Maremma e l'idea di un porto turistico per grandi barche alla foce del fiume Marta a Tarquinia. Iniziamo con l'autostrada: la SAT, (Società Autostrada Tirrenica) concessionaria della A12 e presieduta dal dalemiano Bargone, non riusciva a trovare i "piccioli" per costruirla. I pochi pedaggi previsti non bastavano alle banche a garanzia del prestito di 4 miliardi di euro che aveva stimato per realizzarla e lo Stato soldi non ne aveva. Così, la SAT ha sferrato il colpo da maestro e ha chiesto in regalo l'Aurelia a un sistema politico assetato di danari, prevedendo di spendere poco più di 2 miliardi per un risultato simile alla messa in sicurezza dell'Aurelia, che l'ANAS avrebbe potuto realizzare con meno di un miliardo.

Le banche a questo punto ci stanno, perché i pedaggi di almeno 20.000 veicoli al giorno, necessari per ripagare il debito ci sono. Quei 20.000 veicoli compongono un traffico che non ha alternative, perché all'80% percorre tratte brevi e quindi è ovvio che quel traffico siamo noi utenti locali. Le statistiche in proposito sono chiare.

Così, il Ministro Matteoli e compagni riusciranno a farci finanziare gli appalti, che la SAT gestirà a suo comodo per far arricchire le imprese che vorrà e anche le banche potranno partecipare al succoso affare. Noi invece dovremo pagare pegno per usare la "nostra" Aurelia un po' risistemata perché, nonostante gli annunci truffaldini di chi dice che noi di Tarquinia non pagheremo il pedaggio, è bene che si sappia: gli utilizzatori dell'attuale Aurelia percorrono tratte inferiori ai 100 km e quegli utilizzatori siamo noi e quindi saremo noi a finanziare tutti i destinatari finali dei 2 miliardi di euro.

All'autostrada vi è un' unica vera alternativa: la messa in sicurezza dell'Aurelia, strada pubblica già strapagata dalle tasse dei cittadini. Mancano 25 km colpevolmente a due corsie a Tarquinia e a Capalbio. Tratti pericolosissimi che vengono usati dal cinismo di personaggi come Matteoli per promuovere la A12. Gli orbetellani si sono accorti del comportamento del ministro Matteoli e lo hanno mazziato alle ultime votazioni rimuovendolo dalla carica di sindaco (era sindaco di Orbetello). Evidentemente oggi il bene comune è l'ultima delle preoccupazioni del potere.

Guardate la tabella qui sotto, che dimostra cosa tocca respirare agli inermi abitanti che vivono in prossimità del nastro autostradale.



Tabella-incremento-inquinanti

Cambiamo ora argomento e scopriamo l'analogia, a Tarquinia, con il porto turistico che qualcuno vorrebbe realizzare alla foce del fiume Marta, sito reso pericolosissimo dai nuovi argini che l'hanno chiuso in una buca; il Marta è un fiume maldestro, con un bacino imbrifero di 1100 kmq, capace di generare esondazioni devastanti. Nessun tecnico regionale potrebbe avallare un porto destinato a soccombere sotto il fango perché senza interventi che modifichino l'attuale assetto idraulico del corso d'acqua, il porto turistico non potrebbe resistere ad un evento eccezionale qualora il mare impedisse il deflusso della piena, a meno che la proprietà del porto, i progettisti e i politici non abbiano scelto di scaricare il pericolo sugli abitanti del Voltone e del Lido di Tarquinia, prevedendo argini attorno al porto più alti di quelli della foce.

Avete capito di cosa stiamo parlando? Ma sconvolgente non è il tentativo del proprietario di aumentare il valore dei propri terreni di almeno 20 volte, quanto l'intensa e fervida attività amministrativa di maggioranze e opposizioni, che perdono tempo ad occuparsi di opere inutili destinate a naufragare miseramente perché profondamente sbagliate. Poi non hanno il tempo di occuparsi dei veri problemi del territorio, dell'agricoltura e del turismo.

Quasi tutti i consiglieri comunali si dichiarano sviluppisti ma in effetti sono facilitatori d'affari, che ogni volta che devono crearsi un alibi, per aver alzato la mano e detto si alla distruzione di un altro prezioso fondo agricolo, ripetono stancamente che porterà lavoro e occupazione ma sanno che non è vero. Tornando al porto giova ricordare che la regione, una decina d'anni fa, valutò in autonomia quale tipo di struttura fosse adatta per Tarquinia e si pronunciò per un approdo.

La differenza fondamentale è che un porto è profondo 4 metri ed è pensato per grandi barche mentre un approdo è profondo 2 metri ed è quello che servirebbe per le barche che riempiono i rimessaggi di Tarquinia ma a nessuno stanno a cuore i diportisti di Tarquinia, a cui queste cose non vengono spiegate.

Autostrada e porto due stronzate? No, due schifezze.


Ernesto Cesarini

Commenti

non ho parole è veramente uno schifo si deve creare lavoro per i giovani non fare di questye schifate come discariche in siti alcheologici o altro stiamo veramente passan do ogni limite per tutto.
commento inviato il 15/12/2011 alle 4:49 da ttracchi nadia  
add
add

Altre News Ambiente

Il libro di Antonello Durante ci spiega il Green New Deal

Il Gruppo Albatros il Filo ha pubblicato per la collana Nuove Voci I Saggi, un agile volume di 110...

TUSCIA, FARNESE / la Riserva del Lamone, dove flora e fauna vivono incontaminate

La Riserva del Lamone è situata in provincia di Viterbo, nel Comune di Farnese, nel cuore della...

REPORT, RAI3, Lunedì alle 21:20. Noccioleti, fitofarmaci e aumento dei tumori

Nella zona del viterbese tra Nepi e il lago di Vico il 90 per cento del patrimonio arboreo è...

Italia Nostra Castelli Romani: continuano speculazioni urbanistiche

  E’ il consumo di suolo l’emergenza costante contro la quale Italia Nostra...

Italia Nostra Latina difende la costa da Torre Astura al Circeo

Tutela della costa e dei corsi d’acqua e la lotta per il contrasto al consumo di suolo, ma...

Italia Nostra Etruria: Mega impianti e polo energetico minaccie a territorio ricco di biodiversità e archeologia

Etruria, un paesaggio unico, in costante allerta per le minacce che provengono da grandi impianti...

Italia Nostra Aniene e Monti Lucretili: territori in forte pericolo

Luci ed ombre del territorio della Valle dell’Aniene emergono da un colloquio con il professor...

Italia Nostra, la Torre di Palidoro nella Giornata Virtuale Beni in Pericolo

La Torre di Palidoro, teatro del sacrificio di Salvo D’Acquisto entra a pieno titolo nei...